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Il commento

Tiraboschi: "Referendum del 12 giugno sulla giustizia, riportiamo il tema al centro del dibattito politico"

Maria Virginia Tiraboschi, senatrice torinese di Forza Italia, spiega la sua posizione rispetto ai quesiti referendari su cui siamo chiamati ad esprimerci e come gli altri partiti li stiano boicottando.

Tiraboschi: "Referendum del 12 giugno sulla giustizia, riportiamo il tema al centro del dibattito politico"
Glocal news 01 Giugno 2022 ore 14:39

Referendum sulla giustizia boicottati ma importanti per il nostro Paese. Questo il pensiero di Maria Virginia Tiraboschi, senatrice torinese di Forza Italia, che spiega la sua posizione rispetto ai quesiti referendari su cui tutti gli Italiani sono chiamati ad esprimersi domenica 12 giugno.

Tiraboschi: "Boicottati i referendum del 12 giugno sulla giustizia"

"L’operazione di boicottaggio dei referendum sulla giustizia è in pieno svolgimento, complici prima la Consulta, che ha cassato quelli più popolari sulla responsabilità civile dei magistrati, sulla cannabis e sull’eutanasia e poi l’attuale ministro Lamorgese che, sostenuta dal ministro Speranza, ha ristretto l’election day alla sola giornata del 12 giugno, impedendo lo svolgimento nel giorno di lunedì 13, che sarebbe tornato utile agli Italiani di ritorno dal mare.
Inoltre, durante le trasmissioni televisive di approfondimento se ne è parlato pochissimo: un vulnus al quale si sarebbe dovuto porre rimedio.
La prudenza avrebbe dovuto far valutare attentamente la riuscita di questi referendum sui quali soprattutto il leader della Lega, Salvini, ci ha messo con coraggio la faccia. Un’affluenza attorno al 30% verrebbe addebitata a Salvini come una sconfitta personale per indebolirlo, sia come leader del partito dell’attuale maggioranza di governo, sia in prospettiva nella corsa per la futura guida del centrodestra".

"La politica non riesce proprio ad andare oltre il consenso elettorale"

"E che dire della sinistra che non assegna alla giustizia l’importanza della più grande questione democratica che l’Italia ha in sospeso da troppi anni?
La sinistra più garantista dovrebbe prendere le distanze dalla deriva giustizialista dei grillini e, invece, sembra davvero troppo tiepida su questi temi che, ancora una volta, rientrano nello scontro politico piuttosto che in un’ampia valutazione sul cattivo funzionamento della magistratura che causa la lesione dei diritti, infragilisce le istituzioni, crea incertezza a chi vuole investire, deprimendo la crescita e lo sviluppo e altresì costi eccessivi che lo stato non può più permettersi.
La politica, che non riesce proprio ad andare oltre il consenso elettorale, non ragiona su numeri che dovrebbero immediatamente stimolare le riforme: circa 6 milioni di processi arretrati con tempi di definizione che sono pari a più del doppio rispetto a quelli delle altre democrazie occidentali e ingiuste carcerazioni, più di mille all’anno, per le quali lo Stato paga quasi 30 milioni".

Tiraboschi: "Riportiamo il tema della giustizia al centro del dibattito pubblico"

"Insomma credo che molti non faticheranno a votare 'no' alla legge Severino e alla custodia cautelare perché si potranno riaffermare due sacrosanti principi liberali troppo spesso calpestati.
La legge Severino, peraltro, utilizzata surrettiziamente in modo retroattivo per cacciare Berlusconi dal Senato sancendo l’incandidabilità o la sospensione di amministratori locali e regionali condannati in primo grado anche per reati minori come l’abuso d’ufficio, rappresenta una violazione palese dell’innocenza prevista all’articolo 27 della Costituzione.
L’uso sproporzionato della custodia cautelare, utilizzata in maniera troppo disinvolta da tangentopoli in poi a fini confessori, è anch’esso un vulnus da sanare, considerato che il referendum non cancella la parte della legge che la prescrive quando sussiste il pericolo 'concreto e attuale' che l’indagato commetta delitti di grave pericolosità sociale.
I referendum del 12 giugno saranno certamente un’utile occasione per riaprire un confronto e riportare il tema della giustizia al centro del dibattito pubblico e dell’agenda politica della prossima legislatura".

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