Emergenza coronavirus

Scongiurata la serrata dei distributori di benzina annunciata nei giorni scorsi

Le sigle di categoria due giorni fa: "Non siamo più nelle condizioni di assicurare né il necessario livello di sicurezza sanitaria, né la sostenibilità economica del servizio".

Scongiurata la serrata dei distributori di benzina annunciata nei giorni scorsi
26 Marzo 2020 ore 09:32

Il comunicato stampa di martedì 24 marzo 2020, era stato firmato a sei mani da Faib (Federazione Autonoma Italiana Benzinai), Fegica (Federazione Italiana Gestori Carburanti e Affini), Figisc (Federazione italiana gestori impianti stradali carburanti)/Anisa.

Le sigle di categoria da mercoledì notte minacciavano di chiudere i distributori di benzina lungo le autostrade e, a seguire, tutti gli altri.

L’accordo col Governo è stato raggiunto sul filo di lana ieri pomeriggio, mercoledì 25 marzo 2020: le aree di servizio sulle autostrade resteranno aperte, l’Esecutivo si è impegnato a intervenire sul compenso dovuto alle concessionarie autostradale e sui pagamenti alle compagnie petrolifere, che potrebbero essere dilazionati: con il crollo dell’85% degli affari, i benzinai non riuscivano più a pagare il carburante.

“Non siamo eroi, ma nemmeno schiavi”

Questa la nota integrale diramata martedì:

In un Paese che – malgrado i limiti strutturali e l’assoluta drammaticità della situazione – cerca e spesso trova il modo per far scattare meccanismi di solidarietà, c’è una categoria di persone, oltre 100.000 in tutta Italia, che, senza alcuna menzione, ha finora assicurato, senza alcun sostegno né di natura economica, né con attrezzatura sanitaria adeguata, il pubblico servizio essenziale di distribuzione di energia e carburanti per il trasporto di beni e persone.

100.000 persone che hanno continuato a fare il loro lavoro (ridotto mediamente dell’85%) a rischio della propria incolumità e mettendo in pericolo la propria salute, presidiando fisicamente il territorio, rimanendo dove sono sempre state e dove ogni cittadino di questo Paese è abituato a trovarle ogni giorno, vale a dire in mezzo alla strada.

E forse, proprio per questa ragione, queste 100.000 persone risultano essere letteralmente invisibili, presenza data per scontata, indegna persino di quella citazione che di questi tempi non si nega a nessuno.

Noi non siamo certo eroi, né angeli custodi. Ma nessuno può pensare di continuare a trattarci da schiavi, né da martiri.

Siamo persone con famiglie da proteggere, cittadini tra gli altri che sanno di dover assolvere ad una responsabilità di cui non ci vogliamo spogliare, ma a cui non può essere scaricato addosso l’intero carico che altri soggetti, con ben altri mezzi, disponibilità economiche e rendite si ostina ad ignorare.

Noi, da soli, non siamo più nelle condizioni di assicurare né il necessario livello di sicurezza sanitaria, né la sostenibilità economica del servizio.

Di conseguenza gli impianti di rifornimento carburanti semplicemente cominceranno a chiudere: da mercoledì notte quelli della rete autostradale, compresi raccordi e tangenziali; e, via via, tutti gli altri anche lungo la viabilità ordinaria.

Correremo il rischio dell’impopolarità e dei facili strali lanciati da comode poltrone, ma davvero non abbiamo né voglia, né la forza per spiegare o convincere delle solari ragioni che ci sostengono.

Chi volesse approfondire può chiedere conto a Governo, concessionari autostradali, compagnie petrolifere e retisti indipendenti, ripetutamente sollecitati, nel silenzio più totale, ad intervenire: a ciascuno di essi compete fare per intero la propria parte se si vuole assicurare la distribuzione di benzina e gasolio.

C’è in ogni caso da dire che la gran parte delle pompe di benzina – non sulle autostrade – ha già chiuso i battenti: salvo alcuni impianti (in particolare quelli con anche metano o gpl), in tantissimi hanno lasciato aperto il solo servizio self service, senza alcuna presenza di personale.

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