«Echidna»

Il sistema dei Pasqua

L’operazione conferma ancora una volta i rapporti tra ’ndrangheta, imprese e politica: nove arresti

Il sistema dei Pasqua
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Nomi, date, fatti, 1422 pagine che confermano, ancora una volta e se mai ce ne fosse bisogno, il legame strettissimo tra ’ndrangheta, imprese e politica che ancor oggi incancrenisce il territorio chivassese.

L'operazione «Echidna»

A leggere le carte dell’operazione «Echidna», condotta giovedì 4 aprile dai Carabinieri del ROS e del Comando Provinciale di Torino, sembra che i tredici anni dalla «Minotauro» siano trascorsi invano.

Ci sono i «boss», questa volta legati a filo doppio alla famiglia Pasqua di Brandizzo, ci sono i candidati pronti a tutto per ottenere dei voti, ci sono i manager assolutamente a proprio agio nel confrontarsi con la malavita.

E tutti si muovono in una terra di mezzo, fatta di promesse, regalie, problemi (anche gravi) risolti non bussando alle caserme dei Carabinieri ma alle porte dei vertici delle cosche che, e questo fa ancora più male, avrebbero potuto contare anche su di una rete di complicità all’interno delle Forze dell’Ordine.

Le indagini, condotte tra il 2014 ed il 2021 dai Carabinieri del ROS di Torino e dalla Stazione Carabinieri di Leinì, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino, si sono concentrate su un’articolazione territoriale della ’ndrangheta operante tra Brandizzo, Torino e la provincia, emanazione delle ‘ndrine Nirta e Pelle di San Luca. Il tutto documentando come il sodalizio, caratterizzato dalla tipica struttura mafiosa, abbia operato con sistematico ricorso all’intimidazione nei rapporti con i concorrenti e offerta di protezione a vittime di atti estorsivi, infiltrandosi nell’economia legale del territorio attraverso aziende di edilizia e trasporti, riconducibili al gruppo criminale. Società che hanno ricevuto, almeno a partire dal 2014, commesse da appaltatori operanti nel settore autostradale e nella realizzazione delle grandi opere per svolgere lavori di manutenzione del manto autostradale e movimento terra nella provincia di Torino.

Tutto ha avuto inizio nel febbraio del 2018, quando i carabinieri di Leini hanno iniziato ad indagare su di un traffico di armi che coinvolgeva personaggi legati alla ‘ndrangheta e operanti tra Chivasso e Brandizzo.

Gli arrestati

Mettendo la propria firma sull’ordinanza, il GIP del Tribunale di Torino Luca Fidelio ha aperto le porte del carcere per Giuseppe Pasqua, classe 1943, residente a Brandizzo, Domenico Claudio Pasqua, classe 1970, di Brandizzo, Michael Pasqua, 1983, di Brandizzo (conosciuto nel mondo della boxe come «Luca Bazooka»), Antonio Mascolo, 1963, di Volpiano, e Carlo Balzamo, 1987, di Caselle.
Ai domiciliari, invece, Roberto Fantini, 1969, di Rivarolo, Roberto Carvelli, 1978, di Brandizzo, Eduardo Carvelli, 1952, di Brandizzo, e Danilo Scardino, 1972, di Brandizzo.

Le accuse

I reati di cui dovranno rispondere gli indagati sono numerosi e vanno dall’associazione mafiosa al concorso esterno in associazione mafiosa, passando per riciclaggio, estorsione, ricettazione e detenzione illegale di armi.

La famiglia Pasqua

Secondo gli investigatori, al vertice dell’articolazione brandizzese della ’ndrangheta vi sarebbe Giuseppe Pasqua, «dirigente» con contatti con la locale di San Luca. Sarebbe stato lui a mantenere i rapporti con Roberto Fantini, amministratore delegato della SITALFA, ottenendo un trattamento di favore nell’assegnazione dei lavori, «gonfiando» le fatture e restituendo poi a Fantini parte degli introiti. Sempre lui, avrebbe curato l’inserimento in lavori di movimento terra di società appartenenti ad altri gruppi ’ndranghetisti, anche su richiesta di Antonio Agresta, detto «Totu i Natale», capo-locale di Volpiano secondo il pentito Rocco Varacalli. E ancora, avrebbe minacciato e pressato fornitori delle due società di famiglia, la Autotrasporti Claudio e la MMT, per ottenere vantaggi economici, e i clienti delle stesse per accelerare i pagamenti.
Infine, avrebbe esercitato il «controllo» sul territorio di Brandizzo in vari modi: «proteggendo» imprenditori vittime di estorsioni ad opera di altre «famiglie» in cambio di vantaggi di vario genere e lavori; facendo da paciere per discussioni tra appartenenti alla ’ndrangheta e tra loro e terze persone; facendo pressioni su imprenditori per far naufragare il progetto di un centro accoglienza per migranti da realizzarsi a Brandizzo.
Con lui, deve rispondere di associazione di tipo mafioso il figlio Domenico Claudio, che nel 2015 si sarebbe addirittura fatto promotore per la costituzione a Brandizzo di una nuova struttura di ’ndrangheta con la famiglia Carbone, curando i rapporti con la locale di San Luca. E ancora, protezione a imprenditori taglieggiati, sopralluoghi per la pianificazione di attentati incendiari e pressioni per far restituire soldi a un cugino. Non meno importante il supporto dato al cugino Michael Pasqua in una discussione con Domenico A., sospetto appartenente alla locale di Volpiano, per la gestione dell’ASD Crossfit Volpiano, di cui Michael era socio insieme ad un appartenente alla famiglia Agresta. Sempre Michael, è considerato «partecipe attivo» del sodalizio.
Giuseppe e Domenico Claudio Pasqua sono poi accusati di estorsione per aver ottenuto circa 100 mila euro da un imprenditore che aveva acquistato un capannone a Volpiano ed era stato poi «taglieggiato» da persone non identificate, e per aver minacciato («Ti sparo in bocca») un agente di vendita di un’azienda di prodotti petroliferi a cui i Pasqua dovevano 22 mila euro più le spese legali.

Roberto Fantini

Molto importante è anche la figura di Roberto Fantini, amministratore delegato (fino al giugno 2021) della SITALFA e imprenditore attivo nelle società della famiglia Fantini che operano nel campo della manutenzione autostradale, infrastrutture ed edilizia. Secondo gli inquirenti, avrebbe concorso nell’associazione mafiosa traendone vantaggi. Entrando nello specifico, avrebbe curato l’inserimento dei mezzi della Autotrasporti Claudio nei lavori di trasporto e movimento terra affidati da SITALFA, COGEFA (e società ad esse collegate), consentendo anche indebite maggiorazioni delle ore di lavoro e l’accesso degli autisti al distributore di carburante installato nella sede della SITALFA. In cambio di tutto questo, Fantini avrebbe ricevuto la restituzione di denaro contante. Rilevante anche l’impegno di Fantini per far proseguire il lavoro alla Autotrasporti Claudio anche dopo il provvedimento interdittivo antimafia dell’ottobre 2020, procurando commesse presso fornitori di società comunque riferibili ai Fantini. Stando alle carte, avrebbe chiesto aiuto ai Pasqua in occasione di «fatti illeciti» commessi ai danni di persone o società riconducibili alla famiglia Fantini, affinché si adoperassero per far porre a termine le attività criminose.
Roberto Carvelli, Eduardo Carvelli e Danilo Scardino sono invece accusati di tentata estorsione ai danni di un imprenditore edile. Al centro, un terreno edificabile il cui permesso a costruire era stato poi archiviato dal Comune.

E’ solo l'inizio

Ma il vero problema, quello che chi ha letto anche solo un’ordinanza in vita sua ha capito, è che questo è solo l’inizio, e che la «Echidna» è quello che la «Minotauro» è stata per la «Colpo di Coda»: una base da cui partire.
Chi saranno, quindi, i prossimi a cadere?

Davanti ai Giudici hanno scelto il silenzio

Come da copione, lunedì 8 aprile si sono svolte, nelle aule del Tribunale di Torino, le udienze di convalida legate all’operazione «Echidna». Due i filoni: uno riguarda le infiltrazioni della ’ndrangheta nel tessuto economico piemontese, l’altro una politica che definire «clientelare» è poco.
Giuseppe e Domenico Pasqua, considerati i capi della «locale» di Brandizzo e difesi dall’avvocato Cosimo Palumbo, hanno scelto di non rispondere: «Non è mia abitudine commentare i processi sui media - ha commentato il legale - e anche in questo caso non intendo venir meno a questa regola. Posso dire che i miei assistiti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, riservandosi di rendere dichiarazioni quando avremo esaminato gli atti depositati (migliaia di pagine) di cui solo sabato abbiamo avuto copia».
L’ex amministratore delegato di Sitalfa Roberto Fantini (difeso da Roberto Capra) ha invece rigettato ogni accusa. Nessuna «preferenza», ma normali rapporti di lavoro con aziende che «potevano» lavorare sul territorio piemontese.

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