La prima volta che abbiamo scritto di Giorgio e sua moglie abbiamo parlato dell’anello debole della catena, la vittima sacrificale di un sistema che doveva a tutti costi trovare un colpevole per la situazione di degrado in cui versava e versa la Stazione Ferroviaria di Chivasso. Peccato che le cause di quel disastro, come noto a chiunque si sia occupato seriamente della questione, non fossero loro due.
L’anello debole: sfrattati dalla Stazione ora vivono in tenda a -5
Giorgio e sua moglie, di origine rumena e “residenti” a Chivasso da 20 e 15 anni, avevano occupato da tempo un immobile abbandonato nell’area della Stazione Ferroviaria, tra i binari e piazzale Ceresa. Tutti lo sapevano, tutti facevano buon viso a cattivo gioco perché a parte pregare (e cantare canzoni religiose) i due non avevano mai creato particolari problemi. Anzi, in molti li hanno aiutati, con l’idea di “Meglio loro che i tossici che rendono la vita impossibile a tutti”.
Il pugno di ferro del sindaco Claudio Castello
Nei primi giorni di settembre, pressato dalle polemiche, il sindaco Claudio Castello aveva annunciato il “pugno duro” contro il degrado della Stazione, e i primi ad essere colpiti erano stati proprio Giorgio e sua moglie, sgomberati in fretta e furia con un dispiegamento di forze degno di un’operazione contro la ‘ndrangheta.
A scatenare questo provvedimento un video mandato al primo cittadino (da un suo amico residente in zona) in cui si sentiva Giorgio cantare, come detto, canzoni a sfondo sacro.
“Quelli che fanno casino non siamo noi – ci aveva raccontato Giorgio – ma ragazzi italiani. Lo sanno tutti. Io prego per loro, dico loro di smetterla, ma non mi ascoltano. So che qualcuno ha mandato un video al sindaco raccontando di rumori, ma ero solo io che stavo cantando canzoni religiose. Non siamo noi a creare problemi in Stazione: hanno colpito noi solo perché è più facile”.
Che queste parole fossero vere è innegabile, dato che i cinque responsabili del 99% dei guai nella zona di piazza Garibaldi hanno continuato e continuano (anche se con minore intensità) a combinarne di tutti i colori.
Ora dormono al gelo
Senza più un tetto sopra la testa, da allora Giorgio e sua moglie dormono in una tenda a nord della Ferrovia, mangiando alla mensa dell’associazione Punto a Capo e lavandosi grazie alla generosità di alcuni amici. Di giorno stanno in chiesa (“La stazione è troppo pericolosa” – sic), ma di notte le temperature rigide (si sono toccati i -5 gradi) stanno creando non pochi problemi a due persone le cui vite sono già al limite.
“Chiediamo una casa, un posto dove poter dormire al caldo, non vogliamo altro”.
Ah, ancora poche settimane e il dormitorio comunale chiuderà.
Chivasso, città dell’accoglienza? Pare proprio di no.