Quello che doveva restare un confronto interno tra le mura del Partito Democratico, si è trasformato in un «casus belli», scatenando una tempesta politica che scuote le fondamenta della maggioranza cittadina.
PD, volano gli stracci
Al centro della vicenda, le dimissioni (richieste) del tesoriere del Circolo Chivassese Giorgio Loddo, ora descritte dal segretario Massimo Corcione come un «Colpo di coda» di una «Persona arrabbiata» che ha deciso di «Buttare in piazza la qualunque» pur di colpire i vertici del partito.
Il caso è esploso quando questioni riservate, incluse le posizioni relative ai versamenti delle quote al Partito da parte del sindaco Claudio Castello, hanno iniziato a circolare tra gli iscritto. Un gesto duramente stigmatizzato da Corcione come una violazione degli obblighi di riservatezza, paragonato a «Urlare con il megafono al mercato».
Anche se tutti, ora, guardano al portafoglio del sindaco, Corcione vuole chiarire che il problema è ben più profondo. Le dimissioni del tesoriere sarebbero infatti il risultato di una totale divergenza politica rispetto alla linea del segretario.
Essendo il tesoriere una figura di stretta fiducia, venuto meno il feeling politico, la richiesta di un passo indietro è diventata inevitabile.
A pesare sulla rottura ci sono anche contestazioni su bilanci passati (ad esempio quello successivo alla Festa dell’Unità, approvato all’unanimità quando il tesoriere non era ancora Loddo, e poi messi in dubbio da quest’ultimo) e comportamenti definiti «poco eleganti» verso altri membri del circolo.
L’analisi si allarga poi alle figure chiave che orbitano attorno alla politica chivassese. Un’attenzione particolare è rivolta a Gianna Pentenero, che secondo Corcione aspira al ruolo di «Deus ex machina» della politica chivassese.
Pentenero per il dopo Castello
L’ipotesi, che inizia a circolare con forza negli ambienti politici chivassesi, è che Pentenero (anche se lei smentisce) possa essere la figura scelta per il «dopo Castello», con buona pace dell’attuale vice sindaco Pasquale Centin e di tutti i vari pretendenti alla carica di primo cittadino. Essendo il partito decisamente «frammentato», la sua potrebbe essere una figura considerata in grado di unire le varie anime del PD e la sinistra di Fabrizio Debernardi. In tutto questo, in primavera si andrà al rinnovo del direttivo, e Corcione ha già detto di non volersi ricandidare (forse per essere libero – dicono i maligni – nel caso di uno scontro, alle primarie, con Pentenero…).
Il tutto senza dimenticare Claudia Buo, la «Maestrina dalla penna rossa» ora «Dissidente», sempre secondo Corcione, ma con un tesoretto di voti in grado di far vincere (o perdere) già al primo turno, o Gianluca Vitale, un altro aspirante sindaco, influente su alcune associazioni ma senza una solida base elettorale soprattutto dopo il passo di lato di Clara Marta, esponente di Forza Italia richiamata nei ranghi dai vertici del partito che fu di Silvio Berlusconi.
Lo sguardo al futuro è comunque cupo, dato che per Corcione la possibilità di mantenere l’attuale assetto del Centro Sinistra per le elezioni del 2027 appare remota, anche a causa di una «Politica trascesa nell’insulto personale e nel dileggio».
In conclusione, il Partito Democratico di Chivasso si trova oggi a dover gestire non solo una transizione tecnica verso il prossimo congresso (in cui molto probabilmente ci sarà nuovamente il «tutti contro tutti») ma una profonda crisi d’identità e di rapporti.
Tra sfiducia, personalismi e la difficoltà di trovare un terreno comune, la strada verso il 2027 appare in salita, con il rischio che la coalizione si sgretoli sotto il peso dei propri stessi conflitti interni.