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Tempesta «Perfetta»: il presidente è salvo, ma a quale prezzo?

In Consiglio Comunale l’ennesimo teatrino che salva l’esponente del Pd. Ma non la faccia del partito

Tempesta «Perfetta»: il presidente è salvo, ma a quale prezzo?

«Sapete cosa dovrei fare? Lasciarli discutere, votare, e dopo che la richiesta di revoca della mia carica di presidente del Consiglio Comunale sarà bocciata (perché certo, andrà a finire così) dovrei alzarmi in piedi e lanciare le mie dimissioni sul tavolo del sindaco». E perché non lo fa? «Ah no, sapete, sono decisioni…».

Tempesta «Perfetta»: il presidente è salvo

Potrebbe chiudersi qui, in queste poche righe, la cronaca del Consiglio di mercoledì 17 dicembre in cui, al primo punto all’ordine del giorno, è stato messo ai voti non solo il futuro di Alfonso Perfetto come guida dell’assemblea di Palazzo Santa Chiara, ma, possiamo dire, dell’intera maggioranza guidata dal sindaco Claudio Castello.
I timori della vigilia, quelle assenze tattiche che avrebbero fatto il buon gioco della minoranza stranamente compatta a causa del «Bau Bau» che aveva visto Perfetto contrapposto a Enzo Falbo, capogruppo di Fratelli d’Italia, si sono spenti all’ingresso a Palazzo Santa Chiara dei tre possibili dissidenti, Cristina Peroglio, Domenico Barengo e Carla Vera Cena: va bene tutto, ma con il voto palese non avrebbero mai affossato un proprio compagno di partito.
Castello, in apertura, ha letto un discorso che resterà negli annali, paragonando il «Bau Bau» di Montaruliana memoria alla serie di sfottò che colpiscono Perfetto da quando indossa la fascia biancorossa, a volte paragonandolo al «Console di Polonia» o a quello del «Principato di Monaco», senza dimenticare il «Ma è del mestiere?» che ha fatto la fortuna di Matteo Doria. Tutto qui, come se piuttosto che il buon esempio si dovesse inseguire l’aria da osteria.
Ma è Peroglio, anche se questa finezza non si coglie ad una prima lettura, che salvando Perfetto ha voluto mettere in chiaro un «Io non sono come voi» che lascia intendere come all’interno del PD le varie anime stiano affilando i coltelli.
«Che situazione surreale. Potrei dire “ve lo avevo detto” – ha dichiarato l’ex capogruppo del PD, in corsa per il ruolo poi di Perfetto – ma non sarebbe elegante, e almeno un po’ di eleganza istituzionale mi piacerebbe mantenerla.
Non più tardi di qualche mese fa quest’aula è stata chiamata a votare per il suo presidente. E all’aula è stata proposta un’alternativa alla riconferma di Perfetto. Alternativa che non ha incontrato il vostro favore.
Le risultanze del voto, che giocoforza ricordo bene, hanno premiato la continuità con una consistente maggioranza di voti, qualche bianca e qualche assenza strategica o no e bocciato l’alternativa.
Ora, a fronte di quel risultato si potevano scegliere alcune strade. Per dire, chi ha sostenuto l’alternativa poteva magari reagire in maniera scomposta o improvvida.
Invece, si è scelta la compostezza dettata dal senso di responsabilità.
Oggi, ci troviamo davanti alla stessa aula che solo qualche mese fa ha riconfermato Perfetto presidente, con davanti una proposta di revoca sulla quale si va a chiedere una covergenza.
A noi.
Voi capite, sì, che la situazione si presenta davvero come surreale?
Intendiamoci, non difenderò il presidente Perfetto.
Quello che è successo in quest’aula è deplorevole, e il vulnus alle istituzioni è grave. Non solo: la figura del presidente come arbitro del dibatti, come figura di garanzia condivisa, ne esce compromessa.
E però, torno da capo. Perfetto è stato riconfermato da quest’aula.
O siete (e permettetemi di dire voi, e non noi, in questo caso) stati tutti vittime di un addormentamento collettivo, e solo ora vi siete svegliati, oppure mi resta difficile capire perché i firmatari della mozione non hanno mostrato interesse nel percorrere la strada alternativa che era stata proposta.
Detto ciò, anche in questo caso le vie da percorrere sono molteplici.
Appoggiare la proposta di revoca? Almeno per me, questa scelta avrebbe un sapore come di vendetta. Che è azione che aborro nella vita di tutti i giorni, e meno che mai la pratico in politica.
Potrei lavarmene le mani. Dire: “cari tutti, l’alternativa l’avevamo proposta, non l’avete scelta, ora sbrigatevela da voi”. Certo, sarebbe la scelta più facile, più agevole, forse anche più logica.
Ma.
Ma ci sono valori che io mi impunto a voler seguire.
Uno è il già richiamato senso di responsabilità, che sempre mi guida.
L’altro è il rispetto per le persone. Nel lavoro, nella vita, anche in politica, eccome, si vede così tanto spesso la pratica di usare le persone per poi abbandonarle o scaricarle quando cambia il vento.
Ecco, io non lo farò».
Il resto del Consiglio si è svolto senza altri intoppi, tra il finto barbone vestito da Babbo Natale posizionato da Marco Riva Cambrino in piazza Dalla Chiesa (per protestare contro la chiusura del dormitorio comunale) e i continui «Noi qui facciamo politica» che si sono levati dai banchi della maggioranza. «Fate pure politica, ma prima occupatevi dei tombini», la replica pronunciata tra i denti…