La polemica

Dormitorio e bilancio: “Le parole non bastano se mancano gli atti”

Dormitorio, Riva Cambrino: "Nel bilancio 2026 non esiste una voce dedicata alla marginalità adulta, non esiste un investimento strutturale"

Dormitorio e bilancio: “Le parole non bastano se mancano gli atti”

Il tema della chiusura del dormitorio comunale di Chivasso continua a infiammare la politica cittadina. Contestato, principalmente, è il comunicato di Sinistra Ecologista, nota che, di fatto, ha lanciato un ultimatum al sindaco Claudio Castello.

Dormitorio e bilancio: “Le parole non bastano se mancano gli atti”

A dire la sua è ora Marco Riva Cambrino, attivista e socialista.

“Il comunicato di Sinistra Ecologista Chivasso sul tema del dormitorio contiene ricostruzioni corrette e valutazioni che, in larga parte, possono essere condivise. Viene riconosciuto che il servizio, così come strutturato, presentava limiti evidenti; si ammette che non esisteva una vera rete di bassa soglia; si prende atto che la risposta alla chiusura è arrivata tardi e in forma emergenziale.

Tutto vero.
Il problema è un altro: *nulla di tutto questo trova riscontro nel bilancio di previsione 2026*.

Un cambio di paradigma, se è reale, non si misura nei comunicati stampa ma negli atti amministrativi. E il bilancio è l’atto politico per eccellenza. È lì che si decide se una “rete solidale” diventa una politica pubblica o resta una dichiarazione d’intenti.

Nel bilancio 2026 non esiste una voce nuova dedicata alla marginalità adulta, non esiste un investimento strutturale per servizi di bassa soglia, non esiste una cornice economica che renda credibile l’avvio immediato di una rete stabile con il terzo settore. I contributi alle associazioni restano modesti e invariati, le politiche abitative continuano a essere affidate quasi esclusivamente a contributi economici ex post, senza strumenti di prevenzione.

Questo non è un dettaglio tecnico.
È una contraddizione politica.

Si può riconoscere che il dormitorio non funzionava come avrebbe dovuto. Ma *chiuderlo senza sostituirlo con un sistema strutturato di pari livello significa spostare il problema, non risolverlo*. E scaricare ancora una volta sull’emergenza e sulla buona volontà del terzo settore ciò che dovrebbe essere responsabilità diretta dell’amministrazione.

Nel comunicato si parla di vigilanza futura e di volontà di non ripetere gli errori del passato. Ma la vigilanza, se è seria, comincia dal bilancio. Se il bilancio non cambia, *le parole restano tali*, anche quando sono animate dalle migliori intenzioni.

C’è poi un tema di coerenza che riguarda tutte le forze di maggioranza. Prendere le distanze a posteriori da una scelta senza modificarne le conseguenze concrete rischia di apparire come un esercizio di posizionamento, non come un’assunzione di responsabilità.

La marginalità non si governa con i comunicati, né con soluzioni tampone arrivate a ridosso delle festività. Si governa con programmazione, risorse dedicate, tempi certi e una regia pubblica chiara. Tutti elementi che, allo stato attuale, *nel bilancio di previsione 2026 non si vedono*.

Se davvero si vuole costruire una risposta diversa, il luogo in cui farlo è uno solo: il bilancio. Tutto il resto, per quanto ben scritto, resta sul piano delle intenzioni”.