Poche settimane fa, alla Vigilia di Natale per essere precisi, il nostro titolo «La malavita si compra Chivasso, e le Istituzioni stanno a guardare» ha avuto l’effetto dirompente di un elefante in una cristalleria.
’Ndrangheta: i clan comprano il centro coi soldi sporchi
Tutti a darci ragione, a dire «Era ora che qualcuno avesse il coraggio di scriverlo», ma allo stesso tempo tutti concordi (come avevamo messo nero su bianco) nel sostenere che dovesse essere «qualcun altro» ad intervenire per primo.
Eppure, certe cose sono sotto gli occhi di tutti, così come lo sono le Porsche e le Stelvio parcheggiate ai piedi delle case popolari, nella disponibilità di gente che ufficialmente farebbe fatica a pagare il bollo di una Panda. Anche in questo caso tutti sanno (e se non lo sanno forse è il caso di farsi qualche domanda) e nessuno muove un dito.
Ma questa è un’altra storia.
Castello ha parlato, Vitale no
Tornando alle metastasi della malavita nel tessuto economico chivassese, abbiamo chiesto un commento al sindaco Claudio Castello e all’assessore alla legalità Gianluca Vitale. Il primo ha subito accolto la nostra richiesta spiegando cosa può fare e fa Palazzo Santa Chiara, il secondo ci ha detto di essere impegnato con il lavoro. Eppure, pensiamo, essendo un Maresciallo dei Carabinieri che lavora in Procura avrebbe potuto (volendo) fornire interessanti spunti di riflessione a noi e ai lettori. Sarà per la prossima volta.
“Controlli rigorosi”. Ma alle persone sbagliate
«Un sistema di controlli rigoroso, continuo e totalmente tracciabile: i funzionari del SUAP – Sportello Unico Attività Produttive del Comune di Chivasso – fanno sapere da Palazzo Santa Chiara – verificano il 100% delle pratiche presentate per avvio, subingresso o modifica di esercizi di vicinato, somministrazione di alimenti e bevande e altre attività imprenditoriali.
Il procedimento amministrativo prevede una doppia verifica: requisiti professionali, tramite attestati di formazione o comprovata esperienza nel settore, e requisiti morali, attraverso l’autocertificazione prevista dall’art. 89 del Codice Antimafia (D.Lgs. 159/2011) e il controllo incrociato sulla Banca Dati Nazionale Antimafia (BDNA).
Parallelamente, il SUAP richiede al Casellario Giudiziale della Procura di Ivrea l’estratto relativo ai titolari, ai soci e ai componenti dei consigli di amministrazione delle società coinvolte.
In caso di condanne rilevanti o di segnalazioni ostative provenienti dalla BDNA, l’Ufficio procede immediatamente con l’interdizione dell’attività o con il divieto di avvio.
Un sistema che non lascia margini di ambiguità e che punta a prevenire infiltrazioni criminali, riciclaggio e utilizzo distorto delle attività economiche».
«La nostra città – ha aggiunto il sindaco Claudio Castello – difende con fermezza un principio semplice ma fondamentale: l’economia deve essere sana, trasparente e libera da qualsiasi condizionamento criminale.
I controlli che svolgiamo su ogni pratica commerciale non sono un adempimento burocratico, ma uno strumento di tutela per gli imprenditori onesti, per i lavoratori e per l’intera comunità.
Il lavoro del SUAP, in sinergia con la Banca Dati Nazionale Antimafia e con la Procura di Ivrea, garantisce che chi apre un’attività lo faccia nel rispetto della legge e senza ombre».
Il sindaco Castello ha voluto infine esprimere piena fiducia nella magistratura, nella Prefettura e nelle forze dell’ordine, che rappresentano un punto di riferimento imprescindibile nella difesa della legalità.
«Le indagini della Compagnia dei Carabinieri e della Compagnia della Guardia di Finanza – ha concluso il primo cittadino – rappresentano un pilastro essenziale nella tutela della legalità economica e della sicurezza del territorio, soprattutto in una città come Chivasso che ospita entrambi i presidi.
Le due forze operano con competenze diverse ma complementari, creando un sistema di controllo che rende molto più difficile qualunque tentativo di infiltrazione criminale o di utilizzo distorto dell’economia locale».
Tutto giusto, impossibile mettere in discussione le parole del sindaco Castello, ma c’è un piccolo particolare che vogliamo rimarcare: tutte le società di cui sopra sono intestate a prestanome con la fedina penale immacolata, anche se spesso dietro al bancone (o in cassa) si trovano personaggi, diciamo, di tutt’altra «moralità».
Anche questi nessuno li vede?