Nel 2012, subito dopo il «terremoto» giudiziario determinato dall’operazione «Minotauro», Libero Ciuffreda è stato eletto Sindaco di Chivasso ed ha contribuito in modo determinante a salvare la città dall’onta dello scioglimento per mafia del Consiglio Comunale.
«Il crimine avanza, la Giunta Castello si mette in posa»
Nei cinque anni del suo mandato molte iniziative sulla legalità, e le sue numerose e accorate dichiarazioni, avevano ricreato un clima cittadino di maggior sicurezza e di tutela contro la malavita organizzata. Che effetto le fa leggere sul nostro settimanale che «Il crimine si compra Chivasso e le Istituzioni stanno a guardare»?
«Sono certo che non tutte le Istituzioni stanno a guardare, mi riferisco in particolare alle Forze dell’Ordine, sempre attente a quanto accade nel nostro territorio e pronte ad intervenire, di solito dopo accurate indagini, per contrastare la diffusione della ‘ndrangheta.
A differenza di circa 15 anni fa, quando vennero sciolti per infiltrazione mafiosa i Consigli Comunali di Leinì e Rivarolo, a cui seguì una maggiore attenzione da parte dei politici locali per difendere le proprie comunità dalle varie forme di illegalità, oggi, è in atto un diffuso atto di negazione della realtà o di tentativo di scaricare su altri Enti le responsabilità di quanto accade.
Emblematico è ciò che sta succedendo a Chivasso, mentre si assiste ad una sorta di vorticosi cambiamenti di proprietari e gestori di attività commerciali, la Giunta Municipale appare assente, senza mostrare alcuna capacità di reagire.
Avevamo lasciato in eredità la Consulta per la Legalità e la Libera Università della Legalità proprio nella speranza che Chivasso diventasse protagonista indiscussa della lotta alla mafia in Piemonte.
Purtroppo anche in questo abbiamo assistito alla manifesta incapacità di questa Amministrazione, di rendere la città attrattiva per nuovi insediamenti commerciali e industriali.
Tanti slogan e tante foto opportunity dei rappresentanti della Giunta Municipale, in particolare dell’assessore alla legalità Gianluca Vitale, senza alcuna ricaduta positiva sulla città.
Certo sappiamo che la ‘Ndrangheta è profondamente radicata in Piemonte e che negli ultimi anni si è evoluta, passando dai reati tradizionali a nuovi business con profitti maggiori e rischi minori, diventando una mafia “silente e liquida” (Rapporto Direzione Investigativa Antimafia).
Il numero dei gruppi mafiosi strutturati (locali) è notevolmente cresciuto in Piemonte, in tutte le province, come dimostrano anche i numerosi provvedimenti interdittivi dal 2017 a oggi.
Il nostro territorio con l’operazione Platinum DIA ha nuovamente rischiato grosso, mettendo in evidenza rapporti “opachi” e inopportuni con la politica locale (la vicenda Vazzana docet), eppure sembra regnare una scarsa consapevolezza del fenomeno, proprio tra coloro che maggiormente dovrebbero aiutarci a difenderci dall’illegalità. Assistiamo ad una sorta di meccanismo psicologico di negazione, che permette loro di rifiutare di accettare la dolorosa realtà, agendo come se non esistesse la malavita organizzata e negando fatti oggettivi di cui per lo meno sono corresponsabili.
Gli imprenditori e i commercianti onesti chivassesi, che vi assicuro sono la stragrande maggioranza e che dovremmo ringraziare per la loro tenacia e resilienza, hanno bisogno del sostegno vero e non di facciata da parte di chi governa la città: i risultati evidenziano esattamente il contrario. Mantenere attività commerciali di prossimità che genera lavoro onesto, presidio di sicurezza, bellezza e valorizzazione del territorio, costa ai nostri commercianti molta fatica e abnegazione.
I negozi “storici” chiudono, mentre quelli che riaprono spesso appartengono a cosiddetti prestanome.
Le istanze dei commercianti non vengono ascoltate, anzi ricordiamo tutti quando durante una recente seduta del Consiglio Comunale, vennero maltrattati anziché ascoltati dal presidente del Consiglio Comunale con l’assenso del sindaco e dei suoi assessori.
Serve una svolta, un cambiamento che potrà essere guidato soltanto da chi crede veramente a ciò che ci insegnò don Luigi Ciotti durante l’insediamento del primo Anno Accademico della Libera Università della Legalità: la legalità conviene».