Le sigle firmatarie (CISL, FIALS, NURSIND e NURSING UP) difendono l’accordo regionale del 7 gennaio: “Differenziare è un atto di realtà. La carenza di infermieri è un’emergenza nazionale: bisogna rendere attrattiva la prima linea”.
Sanità, scontro totale sulle indennità: “Scelte coraggiose per salvare il Pronto Soccorso, la protesta di CGIL e UIL è solo strumentale”
Non si placa la polemica sul recente accordo regionale riguardante l’implementazione dell’indennità di pronto soccorso. Dopo l’annuncio dello stato di agitazione da parte di CGIL e UIL, arriva la replica ferma e puntuale delle organizzazioni sindacali firmatarie: CISL, FIALS, NURSIND e NURSING UP.
“Risorse vincolate e rispetto delle regole”
Le sigle firmatarie chiariscono innanzitutto il perimetro normativo: le risorse stanziate a livello nazionale sono finalizzate specificamente al personale del pronto soccorso e il CCNL (Art. 69, comma 2) prevede esplicitamente che tali indennità siano differenziate per profilo professionale.
“È totalmente falso affermare che qualcuno sia stato escluso,” spiegano i sindacati di maggioranza. “Tutti ricevono l’indennità dal 2022, e con l’ultimo accordo abbiamo garantito incrementi fino a 500 euro per gli infermieri e fino a 250 euro per gli altri profili, estendendo il riconoscimento anche al personale dell’emergenza territoriale 118.”
La difesa della professione infermieristica
Il nodo centrale dello scontro riguarda la sperequazione tra le cifre. Per i firmatari, però, non si tratta di ingiustizia ma di una scelta “coraggiosa e responsabile” per affrontare la crisi del sistema sanitario. “Dobbiamo smetterla di dire che nessuno vuole più fare l’infermiere se poi non siamo disposti a riconoscerne il peso specifico,” prosegue la nota. Con una carenza stimata di 5.000 unità nella sola regione, i sindacati sottolineano come i rischi, le responsabilità e il percorso formativo non siano sovrapponibili a quelli di altri profili: “Se i corsi di laurea sono vuoti, significa che le attuali condizioni non sono adeguate. Valorizzare la prima linea è l’unico modo per salvaguardare il servizio ai cittadini.”
L’accusa a CGIL e UIL: “Disinformazione irresponsabile”
La replica verso le sigle che hanno proclamato lo stato di agitazione è durissima. CGIL e UIL vengono accusate di non aver partecipato alla trattativa non per mancanza di invito, ma per la scelta di non essere firmatarie del contratto nazionale. “Fare disinformazione è scorretto. L’accusa di creare conflitti tra operatori viene rispedita al mittente: è la protesta strumentale a generare tensione,” incalzano i rappresentanti di CISL, FIALS, NURSIND e NURSING UP, definendo “curioso” il fatto che alcune sedi territoriali di CGIL e UIL abbiano invece espresso pareri favorevoli all’accordo.
Sguardo al futuro: 112 e profili tecnici
L’accordo del 7 gennaio non viene visto come un punto d’arrivo, ma come una tappa. I firmatari annunciano che, grazie all’incremento dei fondi dell’1% previsto per il triennio 2026-2029, si valuteranno ulteriori aumenti per i profili tecnici, gli OSS e il personale del 112, previa valutazione dei fondi ministeriali dedicati.
“Continueremo a lavorare con responsabilità per valorizzare competenze e disagi anche oltre la prima linea,” concludono i sindacati, ribadendo la centralità del tavolo di trattativa dal quale, a loro dire, CGIL e UIL si sarebbero “auto-escluse”.