Il caso

SP590, la “fermata trappola” che ha ucciso Mark

Non si può considerare sicura una fermata dell’autobus senza un marciapiede, senza una banchina, senza illuminazione e senza strisce pedonali

SP590, la “fermata trappola” che ha ucciso Mark

L’unica cosa certa di questa storia è che Mark, Mark Ricard Mariut, non doveva morire. E non perché avesse 14 anni, tutta la vita davanti, o ancora perché avesse già sofferto, e molto, in passato.
No, il punto è che nessuno dovrebbe essere messo nelle condizioni di dover muovere anche solo un passo su quella strada, la SP590 della Valle Cerrina, per tutti la strada della morte, anche se per la Prefettura di Torino non ci sarebbero ancora abbastanza lapidi e croci in grado di giustificare un autovelox fisso o un tutor, come quelli installati a Crescentino sulla ex 31bis del Monferrato.

SP590, la “fermata trappola” che ha ucciso Mark

Mark non doveva morire perché non si può considerare sicura una fermata dell’autobus praticamente impossibile da raggiungere, senza un marciapiede, senza una banchina larga poco più di qualche centimetro, senza un’illuminazione degna di questo nome, senza strisce pedonali che non debbano essere cercate sull’asfalto. Sono sbiadite, non le vede nemmeno chi sa dove trovarle, e non escludiamo che da qui i prossimi giorni qualche manina le renda «brillanti» anche di notte.

Una tragedia annunciata

Quello in cui ha perso la vita Mark Ricard Mariut, studente dell’Europa Unita,  a poche decine di metri dal luogo della tragedia, in località Abate di San Sebastiano, non è nemmeno un incidente.
E’ una tragedia «annunciata», uno di quegli articoli che si possono già scrivere e lasciare in un cassetto di attesa di aggiungere giorno ed ora.
Non c’è altro modo per raggiungere la fermata se non camminare sul ciglio della 590, e forse a questo non ha pensato chi, anni fa, ha realizzato delle fermate assolutamente a norma, non saremo sicuramente noi a mettere in discussione «fior di studi», ma praticamente delle isole circondate da squali.
Chi riesce ad arrivare a quelle fermate (e ce ne sono tante così lungo la SP590 e la SP458 di Casalborgone) lo fa a proprio rischio e pericolo, e non tutti hanno la possibilità di essere accompagnati in auto alla pensilina.

Pioggia di mail in Comune

Tra le varie iniziative, una segnalazione formale al Comune di San Sebastiano da Po in cui si chiede la «Realizzazione di un marciapiede a rialzo su ambo i lati della strada o, in alternativa, un percorso pedonale protetto». e la «Realizzazione di attraversamenti pedonali rialzati e illuminati, costituiti da dossi artificiali».
Le due cose, però, devono viaggiare insieme, perché non basta limitare la velocità delle auto se poi i pedoni devono camminare comunque sulla carreggiata.
Beppe Bava, sindaco di San Sebastiano da Po, fa sapere di essere «In stretto contatto con la Prefettura, l’Arma dei Carabinieri e la Città Metropolitana per migliorare la sicurezza sulle ex Statali 590 e 458, e la Polizia Locale collaborerà alle iniziative che verranno intraprese».
Nell’attesa, il Comune ha avviato la distribuzione gratuita «Di gilet ad alta visibilità per aumentare la sicurezza dei ragazzi nel percorso verso la scuola e l’autobus» (offerti da una ditta della zona, la «GVZ Trasporti»), anche se il rischio è che questa iniziativa si trasformi in una toppa che non fa che confermare l’enorme problema di sicurezza che si ha nel raggiungere le fermate degli autobus.
Se non ci si può arrivare senza rischiare la vita, e non ci sono soldi «Per realizzare marciapiedi da Torino a Brozolo», forse è meglio farsi un esame di coscienza e prendere decisioni drastiche, come «chiudere» tutte quelle fermate che non si possono raggiungere se non «paracadutati» o, ripetiamo, «a proprio rischio e pericolo».