Giudiziaria

Spiavano Tubino: si è aperto il processo a Fasson e Meinardi

L'avvocato Beatrice Rinaudo, che segue la difesa di Fasson e Meinardi, ha sollevato alcune eccezioni sulle legittimità delle intercettazioni

Spiavano Tubino: si è aperto il processo a Fasson e Meinardi

Si è aperto nella mattinata di lunedì 26 gennaio, nelle aule del Tribunale di Ivrea, il processo che vede Carla Fasson, ex dirigente delle Professioni Sanitarie dell’AslTo4 (considerata l’eminenza grigia del mondo sanitario chivassese), e Giulio Meinardi, otorinolaringoiatra già in servizio in ospedale a Chivasso, accusati di aver spiato l’ex primario di otorinolaringoiatria Libero Tubino.

Spiavano Tubino: si è aperto il processo a Fasson e Meinardi

Nel corso della prima udienza, l’avvocato Beatrice Rinaudo, a cui è stata affidata la difesa di Fasson e Meinardi, ha sollevato alcune eccezioni sulle legittimità delle intercettazioni alla base del procedimento, e per questo tutto è stato rinviato a fine febbraio, quando il Giudice si pronuncerà in merito.
Nessun commento, invece, dall’avvocato Luigi Chiappero, che segue gli interessi di Libero Tubino.

L’ipotesi accusatoria

Stando all’ipotesi dell’accusa, Fasson e Meinardi (braccio destro di Tubino sia nel pubblico che nel privato) sono accusati di aver utilizzato le credenziali del primario per accedere alla piattaforma «Irisweb», un portale utilizzato da diversi enti, soprattutto nella pubblica amministrazione e nel settore sanitario in Italia, per la gestione del personale.
Nello specifico, Fasson e Meinardi avrebbero controllato le presenze di Tubino, un modo come un altro (e meno «invadente» rispetto ad un GPS sull’auto o un app sullo smartphone) per pedinarlo virtualmente.
Si tratta comunque di fatti gravi, sia perché commessi da «pubblici ufficiali» che per l’utilizzo di apparecchi informatici «pubblici».
Accuse pesanti, ovviamente ancora tutte da dimostrare, ma che lo scorso mese di ottobre avevano spinto il Giudice per l’Udienza Preliminare di Torino Paola Odilia Meroni ad accogliere le richieste del Pubblico Ministero Chiara Maina e a disporre il rinvio a giudizio dei due professionisti.

Volontà di controllo

A leggere le carte della Procura della Repubblica di Ivrea legate allo scandalo giudiziario che ha travolto l’AslTo4, una delle prime cose che salta agli occhi è la spasmodica e totale volontà di controllo che Carla Fasson (aiutata da Giulio Meinardi) aveva nei confronti di Libero Tubino, all’epoca primario di otorinolaringoiatria dell’ospedale di Chivasso.
Secondo gli inquirenti voleva sapere, sempre, dove fosse e con chi, spiandolo sia tramite la piattaforma aziendale delle bollature in entrata e in uscita che con l’applicazione «Find my iPhone» del suo cellulare, o ancora tramite un Gps che un investigatore privato avrebbe posizionato (un ipotesi) sul suo Suv.
Una situazione diventata insostenibile per Tubino (ribadiamo, parte lesa), che pur avendo capito di essere «pedinato» non sapeva bene da chi. Emblematico lo sfogo catturato dagli investigatori: «Non posso nemmeno andare a mangiare una pizza…».