Il caso

Clamoroso: le fermate dei bus sulla SP590 e sulla SP 458 non sono regolari

Dopo la tragedia di Mark Mariut le fermate sono nel mirino: "Poste alla stessa altezza sui due lati della carreggiata creano blocchi al traffico e pericoli in fase di ripartenza"

Clamoroso: le fermate dei bus sulla SP590 e sulla SP 458 non sono regolari

«Il tema della collocazione delle fermate è di competenza dell’Agenzia della Mobilità. La procedura standard prevede che un Comune richieda l’istituzione di una fermata degli autobus, l’Agenzia ne valuta la fattibilità, contatta il gestore del servizio e, infine, comunica la decisione all’ente proprietario della strada. Sebbene quest’ultimo si trovi spesso a dover “subire” la scelta del posizionamento, la questione solleva problemi critici su tutta la rete viaria, specialmente a seguito di recenti tragedie».

Clamoroso: quasi tutte le fermate dei bus sulla SP590 e sulla 458 non sono regolari

Jacopo Suppo, vicesindaco Metropolitano di Torino, non nasconde come la tragedia di Mark Mariut  abbia colpito duramente chi, come lui, deve occuparsi anche di sicurezza. Ora analizziamo le Proviciali 590 e 458, quelle a più alta densità di traffico, ma il discorso vale per l’intero territorio della Città Metropolitana di Torino.

L’intervista a Jacopo Suppo

«Esiste una differenza sostanziale tra l’istituire una fermata – spiega Suppo – e garantire attraversamenti e camminamenti sicuri. Sulla SP590 ad esempio – una strada nata per il collegamento veloce e l’alto volume di traffico (ma lo stesso vale per la SP458) – la presenza di fermate è problematica: o vengono realizzate con tutti i criteri di sicurezza necessari, o diventano un pericolo.
Non è possibile realizzare attraversamenti pedonali su strade con tali volumi di traffico e velocità senza creare situazioni di rischio per i cittadini.
L’ente proprietario della strada non ha competenza diretta sulla scelta del punto di fermata. Gli interventi di messa in sicurezza, ampliamento o miglioramento vengono eseguiti solo su casi specifici; estenderli a tutta la rete richiederebbe risorse ingenti che verrebbero sottratte ad altre priorità, come la manutenzione obbligatoria per legge (asfalto, barriere…).
L’obiettivo ideale sarebbe la standardizzazione degli interventi su tutta la rete provinciale. Tuttavia, seguire rigorosamente la normativa attuale comporta oneri pesanti: realizzare un marciapiede sulla SP 590, ad esempio, richiederebbe espropri e la costruzione di percorsi pedonali dedicati per collegare le abitazioni alla fermata.
Nonostante le difficoltà, la soluzione non è l’immobilismo. Siamo pronti a collaborare ma a condizioni chiare: in primo luogo siamo disposti a realizzare le infrastrutture necessarie (se vengono stanziate risorse dedicate) e poi ricordiamo che Il marciapiede è un’opera di urbanizzazione primaria, quindi di competenza comunale. Tuttavia, i piccoli Comuni non possono essere lasciati soli in questo compito.
E’ necessario rivedere anche le modalità di sosta dei mezzi: fermate poste alla stessa altezza sui due lati della carreggiata creano blocchi al traffico e pericoli in fase di ripartenza, specialmente se arrivano due autobus contemporaneamente.
Il metodo di lavoro dovrebbe ricalcare quello scolastico: i sindaci chiedono fondi per migliorare palestre o infissi perché rientrano nelle loro competenze. Allo stesso modo, sulla rete stradale serve un modus operandi condiviso e risorse certe».