Il caso

‘Ndrangheta, “In Piemonte sono gli imprenditori a cercare i boss”

Logistica, trasporti, rifiuti, recupero crediti: non più solo vittime, ma imprenditori che scelgono consapevolmente i servizi delle mafie

‘Ndrangheta, “In Piemonte sono gli imprenditori a cercare i boss”

L’analisi del Procuratore Generale Lucia Musti scuote il Nord-Ovest: non più solo vittime, ma imprenditori che scelgono consapevolmente i servizi delle mafie per abbattere i costi.

‘Ndrangheta, “In Piemonte sono gli imprenditori a cercare i boss”

Il Piemonte e la Valle d’Aosta non possono più considerarsi isole felici o semplici terre di “accoglienza” per le mafie esterne. Secondo la recente e dura relazione del Procuratore Generale Lucia Musti, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario, ci troviamo di fronte a una vera e propria “gemmazione” di mafie autoctone, capaci di colonizzare un tessuto economico tradizionalmente fiorente.

La fine del mito del “Pizzo”: la libera scelta degli imprenditori

Il dato più allarmante emerso dall’analisi giudiziaria riguarda il mutamento del rapporto tra criminalità e mondo produttivo. Non è più (solo) il tempo della coercizione. La figura dell’imprenditore soffocato dalle richieste estorsive sta lasciando il posto a una figura molto più ambigua: il complice consapevole.

«Sempre più sono gli imprenditori che si rivolgono alle organizzazioni di ‘ndrangheta per appaltare segmenti dei loro cicli produttivi a costi dimezzati», spiega Musti.

I settori più a rischio

Le infiltrazioni non avvengono tramite la violenza delle armi, ma attraverso l’offerta di servizi a prezzi fuori mercato, garantiti dal controllo criminale della manodopera e delle risorse. I settori chiave individuati sono:

  • Logistica e Trasporti

  • Sicurezza privata

  • Smaltimento rifiuti

  • Recupero crediti

L’Area Grigia e la “Mafia dei Colletti Bianchi”

L’accusa del Procuratore punta dritta all’area grigia: quella zona d’ombra dove professionisti, funzionari e imprenditori interagiscono con i clan non per paura, ma per profitto. Si tratta di una libera scelta guidata dalla logica del massimo guadagno a scapito della legalità e della sicurezza collettiva.

Questo fenomeno genera una concorrenza sleale che distrugge le imprese oneste, incapaci di competere con chi abbatte i costi operativi grazie all’appoggio della ‘ndrangheta.

Mancanza di consapevolezza nella società civile

Un altro punto critico evidenziato è lo scollamento tra la percezione del pericolo e la realtà. Mentre la cittadinanza è spesso spaventata dalla microcriminalità (scippi, furti, degrado urbano), fatica a percepire la pericolosità della macro-mafia, che agisce in silenzio e sotto traccia, ma con effetti devastanti sull’economia e sulla salute pubblica (si pensi ai reati ambientali).

Tutto questo riguarda anche noi

Le parole del Procuratore Musti sono un monito per le amministrazioni locali e per i cittadini. La vigilanza su appalti, gestione dei rifiuti e grandi opere deve essere massima. La lotta alla mafia non è solo compito della magistratura, ma passa attraverso la consapevolezza dei cittadini e il coraggio di interrompere quel “patto silenzioso” che avvelena l’economia del Piemonte.

E a Chivasso, è sotto gli occhi di tutti come la criminalità si stia comprando, giorno dopo giorno, sempre più fette della città.