Quella che doveva essere una banale seduta di bellezza si è trasformata in un calvario medico e legale per una giovane donna di ventisette anni, residente a Verrua Savoia.
La vicenda, sfociata in una formale denuncia per lesioni personali, solleva nuovi interrogativi sulla sicurezza dei trattamenti estetici ad alta tecnologia e sulla gestione del rischio professionale all’interno dei centri specializzati.
Bruciata dal laser dell’estetista presenta denuncia per lesioni
Tutto ha inizio nel maggio dello scorso anno, quando la donna si presenta presso un noto centro estetico di Chivasso per una seduta di epilazione laser. Quel giorno il personale le propone l’utilizzo di un nuovo macchinario, presentato come più innovativo e performante. Tuttavia, già durante il trattamento, la giovane avverte una sensazione di calore anomalo e un forte bruciore. Nonostante le rassicurazioni ricevute dalle operatrici, che parlavano di una «reazione normale», il dolore non accenna a diminuire una volta tornata a casa.
Nei giorni successivi, la situazione precipita. Attraverso scambi di messaggi con il centro, la cliente segnala il persistente malessere, ricevendo come unico consiglio l’applicazione di creme lenitive. Ma il bruciore non è un semplice rossore passeggero: è una vera e propria ustione. La conferma arriva prima dal medico di base e poi da una visita specialistica dermatologica, che accerta il danno cutaneo e avvia una terapia specifica.
L’avvocato e il medico legale
Il tentativo di chiudere la vicenda in via amichevole si rivela però infruttuoso. La giovane si rivolge a un legale, ma la risposta del centro estetico è una netta chiusura: la struttura nega ogni negligenza, invitando la controparte a sottoporsi a una visita presso il medico legale di fiducia del centro estetico, visita che conferma la bruciatura da epilazione laser.
L’esito non porta però a una soluzione condivisa o a un risarcimento, spingendo la vittima a procedere per vie ufficiali presentando una denuncia ai Carabinieri.
Il caso è ora al vaglio delle autorità competenti, con l’ipotesi di reato di lesioni personali colpose nell’esercizio di un’attività commerciale. La giovane ha già espresso la volontà di costituirsi parte civile per ottenere il riconoscimento del danno biologico e morale. Resta alta l’attenzione sul settore dei trattamenti estetici laser, che richiedono protocolli rigorosi e una trasparenza assoluta nel consenso informato.