Non c’è pace per le scuole di Chivasso. Nonostante l’impegno costante dei docenti, dei Dirigenti Scolastici e il pattugliamento delle Forze dell’Ordine, la città si ritrova nuovamente a fare i conti con una cronaca brutale, che dipinge un quadro di degrado sociale e violenza gratuita difficile da ignorare.
Circondano uno studente e poi lo massacrano di botte
Al centro dell’ultimo, gravissimo episodio, uno studente dell’istituto «Europa Unita» di via Marconi, vittima di un vero e proprio agguato orchestrato da un branco di coetanei.
Tutto è accaduto in pochi istanti, al termine delle lezioni. Il ragazzino, appena varcati i cancelli della scuola, è stato accerchiato da un gruppo di giovanissimi. Non si è trattato di un semplice diverbio, ma di un’azione premeditata. Secondo le ricostruzioni, la vittima sarebbe stata trascinata di peso verso un angolo, tra via Isonzo e via Basso, lontano dagli sguardi dei passanti.
Lì è scattato il «massacro»: una pioggia di colpi inflitti con ferocia, mentre il branco osservava e partecipava attivamente al pestaggio.
Dopo le botte, gli scherni
Ciò che inquieta maggiormente non è solo la violenza in sé, ma l’atteggiamento dei carnefici: dopo le botte, i bulli si sono dileguati tra risate, scherni e gesti di trionfo. Un comportamento che conferma la natura profondamente codarda di chi ha bisogno dello schermo del gruppo per sentirsi forte contro chi, ai loro occhi, appare più debole o incapace di difendersi.
L’istituto Europa Unita non è nuovo a episodi di tensione. In un recente passato, i cancelli di via Marconi sono stati teatro di risse scatenate dai cosiddetti «maranza», gruppi di giovani che arrivano in città con un unico obiettivo: trovare un bersaglio e picchiare. Le indagini suggeriscono una realtà ancora più cupa: la violenza come oggetto di scommesse. Si colpisce per dimostrare supremazia, per noia o per alimentare un macabro giro di puntate tra coetanei.
Perché proprio via Marconi? La risposta non risiede in una particolare criticità interna alla scuola – che anzi emerge per offerta formativa e monitoraggio – ma nella sua conformazione urbana. La zona offre infatti numerose e rapide vie di fuga verso via Orti, i Viali o via Po, permettendo agli aggressori di sparire nel nulla pochi istanti dopo il raid, rendendo complesso l’intervento immediato delle pattuglie.
La denuncia ai Carabinieri
Questa volta, però, il muro del silenzio si è incrinato. Una volta tornato a casa, ancora sotto shock e con i segni evidenti delle percosse, il giovane ha trovato il coraggio di raccontare tutto ai genitori. La famiglia non ha esitato: la denuncia ai Carabinieri è stata sporta immediatamente.
Ora la palla passa agli inquirenti, che stanno lavorando per dare un nome e un volto ai componenti del branco. La comunità chiede giustizia, ma soprattutto sicurezza. Non è accettabile che il diritto allo studio debba convivere con la paura di essere “puntati” all’uscita da scuola.
Sicurezza urbana e disagio giovanile
L’episodio riapre il dibattito sulla sicurezza urbana e sul disagio giovanile. Se da un lato il controllo del territorio è fondamentale, dall’altro emerge la necessità di un intervento culturale profondo. I «maranza» che scelgono Chivasso come loro arena personale non sono solo un problema di ordine pubblico, ma il sintomo di una sottocultura della prevaricazione che si nutre di impunità.
In attesa che le indagini portino a risultati concreti, resta l’amarezza per un’adolescenza che, in certi angoli della città, sembra aver smarrito ogni bussola morale.
Il coraggio di questo studente e della sua famiglia, però, segna un punto a favore della legalità: denunciare significa sottrarre ai bulli l’unica arma che possiedono davvero, ovvero la paura altrui.