l'intervista

Pallone d’Oro, Riccardo Sfregola, il trequartista dai piedi raffinati

Dai campi dell’oratorio dove c’era solo voglia di giocare e divertirsi al terreno del Pedrale per vivere emozioni uniche

Pallone d’Oro, Riccardo Sfregola, il trequartista dai piedi raffinati

Nel calcio moderno, dove spesso l’individualismo prende il sopravvento, trovare un calciatore che mette l’assist davanti al gol è una rarità preziosa. Riccardo Sfregola, classe 2005 e colonna portante della Junior Torrazza, appartiene proprio a questa categoria.

Pallone d’Oro, Riccardo Sfregola, il trequartista dai piedi raffina
Trequartista dai piedi raffinati e dalla mente veloce, Riccardo incarna il ruolo del “rifinitore” vecchio stampo: quello che vede corridoi dove altri vedono muri e che preferisce mandare in porta un compagno piuttosto che prendersi le luci della ribalta. La sua è una storia che parte dal campo dell’oratorio, passa per gli insegnamenti del padre e si nutre del rispetto per l’avversario e per il gioco.
In questa intervista, Riccardo ci apre le porte del suo mondo: tra ricordi d’infanzia, l’emozione indelebile di un assist decisivo in Coppa Piemonte e il sogno di un’esultanza dedicata a chi lo ha sempre sostenuto.

Qual è il primo ricordo che hai con un pallone tra i piedi? C’è stata una persona in particolare che ti ha trasmesso questa passione?
«Il primo ricordo è quando da bambino giocavo con gli amici in oratorio dove non c’era un’ambizione e il divertimento era l’unico obbiettivo da raggiungere. Una persona che mi ha trasmesso questa passione è mio papà che mi ha sempre spronato a migliorare e impegnarmi sempre di più».

Ti ricordi la tua primissima partita ufficiale? Cosa hai provato quando hai indossato la maglia della squadra per la prima volta?
«La mia prima partita la ricordo a tratti, ma non posso dimenticare le emozioni di quel momento, dove c’era sia l’ansia di fare bene e non sbagliare e dall’altra quella di divertirmi».

Se dovessi descriverti come calciatore usando solo tre aggettivi, quali sceglieresti?
«Tecnico, altruista e intelligente».

Hai qualche gesto scaramantico o una “routine” particolare che ripeti sempre prima di entrare in campo ?
«Di per sé non ho un gesto scaramantico ma forse è proprio scaramanzia quello di non averne».

Qual è stata la partita più difficile che hai giocato finora e cosa ti ha insegnato, al di là del risultato finale?
«È una partita che ricordo bene, era il passaggio del turno per la coppa Piemonte, dove l’unico modo per passare era quello di vincere. Partita conbatuttissima ma ferma sullo 0 a 0, ma al secondo tempo subentro e al secondo pallone toccato faccio l’assist per un mio compagno e la partita finisce 1 a 0. Un’emozione che non si può descrivere».

Se potessi “rubare” una qualità tecnica a un grande campione del presente o del passato, quale sceglieresti e perché?
«Diciamo che sceglierne una non è facile ma potessi ruberei la tecnica di Lionel Messi, infondo se devo rubarla, la rubo al migliore…».

Per te è più gratificante segnare un gol spettacolare o fare un recupero difensivo/un assist decisivo che salva la squadra? Perché?
«Nonostante so quanto sia emozionante segnare un gol mi gratifica molto di più fornire assist per i miei compagni».

Cosa ti pesa meno fare per il calcio?
«Il calcio per me è una passione e non mi pesa niente, io gioco per le emozioni che mi regala… e spero possa regalarmene molte altre».

Qual è il consiglio più prezioso che un tuo allenatore ti ha dato finora e che porti sempre con te dentro e fuori dal campo?
«Sicuramente il rispetto, sia fuori che dentro il campo, perché in un modo o nell’altro è un gesto che ripaga sempre».

Se segnassi il gol vittoria nella finale del tuo torneo dei sogni, come esulteresti? Hai già una tua esultanza “marchio di fabbrica”?
«Una mia esultanza ancora non ce l’ho, ma penso che un bel cuore con le mani verso tutta la mia famiglia che mi sostiene sia più che doveroso».