Ci sono storie che iniziano in un cortile, tra il rumore di un vetro rotto e i racconti epici di un nonno sulla leggenda del Torino.
Super difensore del Chivasso
Per Fabrizio Antonacci, classe 1984, il calcio non è mai stato solo un gioco, ma un filo conduttore che attraversa la vita. Dai primi passi mossi con l’Urs La Chivasso, dove una sconfitta per 19-0 si trasformò nel giorno più felice della sua infanzia, fino alla maturità di un «uomo-spogliatoio» affidabile e metodico. In questa intervista, Fabrizio si racconta senza filtri: il dolore superato grazie ai compagni, il culto della preparazione domenicale e quella grinta rubata ai grandi derby del passato.
Qual è il primo ricordo che hai con un pallone tra i piedi? C’è stata una persona in particolare che ti ha trasmesso questa passione?
«In cortile a casa mia (quanti vetri rotti!)… mio nonno con i racconti sul Torino che è la mia squadra del cuore».
Ti ricordi la tua primissima partita ufficiale? Cosa hai provato quando hai indossato la maglia della squadra per la prima volta?
«Urs La Chivasso Vs Verolengo (ho iniziato nella squadra del mio paese).. perso 19 a 0.. eppure ricordo di essere stato il bambino più felice del mondo perché era la mia prima partita».
Se dovessi descriverti come calciatore usando solo tre aggettivi, quali sceglieresti?
«Fortemente appassionato, affidabile, uomo-spogliatoio».
Hai qualche gesto scaramantico o una “routine” particolare che ripeti sempre prima di entrare in campo?
«La mia routine parte da quando mi sveglio la domenica all’inizio della partita: solita colazione, soliti esercizi, solita musica, solito pranzo, solita meticolosità nel prepararmi per la partita».
Qual è stata la partita più difficile che hai giocato finora e cosa ti ha insegnato, al di là del risultato finale?
«La prima dopo che è mancato mio papà che veniva quasi sempre a vedermi.. avevo 23 anni e avevo paura di non riuscire più a provare le stesse emozioni… e invece il calcio e i compagni sono stati fondamentali per ridarmele».
Se potessi “rubare” una qualità tecnica a un grande campione del presente o del passato, quale sceglieresti e perché?
«La grinta di Ruggero Rizzitelli nei derby, la classe infinita di Roberto Baggio, l’estro unico di Ronaldo il Fenomeno».
Per te è più gratificante segnare un gol spettacolare o fare un recupero difensivo/un assist decisivo che salva la squadra? Perché?
«Recupero difensivo, ho sempre fatto il difensore».
Cosa ti pesa meno fare per il calcio?
«Il bello è che mi pesa tutto e non mi pesa niente.. vince sempre la seconda».
Qual è il consiglio più prezioso che un tuo allenatore ti ha dato finora e che porti sempre con te dentro e fuori dal campo?
«Ho avuto la fortuna di avere tanti bravi allenatori sia calcisticamente che umanamente ma nel cuore ho le parole del mio primo allenatore, lo chiamavamo il “Vela”. Mi disse gioca e vivi con passione ed impegno sempre».
Se segnassi il gol vittoria nella finale del tuo torneo dei sogni, come esulteresti?
«Esulterei alla “Mark Bresciano” ma la cosa che mi godrei di più sarebbe l’abbraccio dei miei compagni».