lutto

Il Vercellese piange don Enrico Triminì, i tanti ricordi

Era un punto di riferimento importante per tutto il territorio: dopo esser stato viceparroco alla San Lorenzo Martire, aveva guidato le comunità di San Grato e Sant’Antonino

Il Vercellese piange don Enrico Triminì, i tanti ricordi

Il cuore della diocesi vercellese si è fermato lunedì 9 marzo per un ultimo, silenzioso abbraccio a don Enrico Triminì. Se ne va un sacerdote che per oltre quarant’anni ha camminato accanto alla sua gente con discrezione, studio e profonda umanità, trasformando la sua vocazione in una presenza costante, fatta di ascolto, parole misurate e fede vissuta ogni giorno.

Il Vercellese piange don Enrico Triminì

Doveva partire lunedì mattina all’alba per la Polonia insieme ad altri sacerdoti ma al ritrovo non si è presentato. Non rispondeva al telefono. Così sono andati in canonica e lo hanno trovato deceduto a causa di un malore nella notte. Si è spento così uno dei parroci che ha scritto pagine importanti del nostro territorio.
E ritornano in mente molti bei momenti come quando nel 2022 lo avevamo visto sorridere durante la celebrazione del suo quarantesimo anniversario di sacerdozio. Indossava la stola dei grandi giorni e negli occhi aveva la stessa luce di quando, da giovane ragazzo calabrese, negli anni Settanta aveva pronunciato il suo primo «Sì» al Signore. Non un traguardo, ma un nuovo inizio: così aveva sempre vissuto il suo ministero.

Una vita di fede

Don Enrico Triminì era nato nel 1958 in provincia di Catanzaro. La sua vita cambiò molto presto: a soli 14 anni lasciò la sua terra per trasferirsi a Borgosesia e seguire la chiamata che sentiva dentro. Era un ragazzo quando entrò in seminario, ma già portava con sé quella determinazione che avrebbe segnato tutta la sua vita.
Nel 1977 conseguì la maturità magistrale e proseguì gli studi di teologia al seminario di Novara. Il 27 giugno 1982 arrivò il giorno che segnò per sempre il suo cammino: l’ordinazione sacerdotale, ricevuta da monsignor Albino Mensa nella chiesa parrocchiale di Serravalle Sesia.
Poche settimane dopo iniziò il suo servizio come viceparroco e insegnante di religione nella scuola media di Livorno Ferraris. Dal 1° ottobre dello stesso anno fu anche parroco della frazione San Giacomo, incarico che ricoprì fino al 31 dicembre 1991. Furono anni intensi, in cui don Enrico iniziò a farsi conoscere per la sua capacità di stare tra la gente, senza distanze.
Non smise mai di studiare. Frequentò un biennio di pastorale al seminario di Torino e un corso di specializzazione in Liturgia pastorale presso l’abbazia di Santa Giustina a Padova.
Nel 1988 fu trasferito a Castelletto Cervo come parroco, mentre insegnava religione nelle scuole medie di Buronzo e Arborio. Nel 1990 divenne parroco di Landiona e, nello stesso periodo, insegnante ad Arborio e Biandrate.
Nel 1992 affiancò don Albertazzi all’Ufficio Catechistico Diocesano, portando anche lì la sua competenza e la sua passione per la formazione. Nel 1997 fu trasferito a Bianzè e, l’anno successivo, il 23 settembre 1998, conseguì presso l’abbazia di Santa Giustina a Padova il titolo di professore di Sacra Teologia con specializzazione in Liturgia pastorale.
Nel 2001 venne nominato delegato diocesano per i ministri straordinari della comunione e nel 2002 ricevette il titolo onorifico di canonico della Collegiata di Sant’Agata in Santhià.
Il 29 settembre 2007 lasciò la parrocchia di Bianzè per trasferirsi a Saluggia, dove il 13 ottobre divenne parroco di Sant’Antonino. Da lì iniziò una nuova stagione del suo ministero. Dal 1° gennaio 2008 fu nominato direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano e responsabile del percorso per i catecumeni, mentre il 21 settembre dello stesso anno assunse anche la guida della parrocchia di San Grato in Saluggia.
Negli anni successivi la diocesi continuò ad affidargli incarichi importanti. Nel 2010 fu nominato presidente dei revisori dei conti dell’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero. Nel 2019 ricevette il ruolo di delegato curiale per il coordinamento e la gestione amministrativa, fiscale e finanziaria delle comunità pastorali.
Nel 2023 fu chiamato a guidare la parrocchia di Tronzano Vercellese, diventando anche amministratore parrocchiale di Bianzé, Crova e Salomino. Ma il suo cammino lo riportò presto anche in una comunità che conosceva bene: Saluggia, dove tornò come parroco reggente.
Don Enrico aveva lasciato un segno indelebile anche a Crescentino dove era stato amministratore fino al 2017 del Santuario Madonna delle Grazie di San Grisante e, ancora oggi, invece, amministratore delle Confraternite di San Michele e San Giuseppe.
Oggi la diocesi vercellese piange non solo un sacerdote, ma un uomo che ha saputo intrecciare fede e vita quotidiana, studio e semplicità, responsabilità e vicinanza alle persone. Don Enrico è stato per molti un pastore, per altri un insegnante, per tanti un punto di riferimento silenzioso. Era un amico con il quale trascorrere una giornata alla scoperta del territorio locale e non solo perchè le gite e soggiorni che organizzava erano veramente molto apprezzati. Così come i pranzi e le cene in quell’oratorio che ha tanto voluto migliorare senza dimenticare anche la sua «fede calcistica»: era un grande tifoso dell’Inter e cercava di non perdersi mai un match.
Il suo cammino terreno si è fermato, ma resta la traccia profonda di una vita spesa interamente per gli altri. Una vita che, per più di quarant’anni, ha cercato ogni giorno di trasformare il Vangelo in gesti concreti.

I ricordi

Sono tantissimi coloro lo ricordano, dai più giovani agli anziani, tutti conoscevano don Enrico, un sacerdote che con schiettezza ed educazione ha sempre detto ciò che pensava senza mai nascondersi.

Tra i tanti c’è Simone Monaco che, a nome degli animatori del Mazzetti di Saluggia, dice: «Don Enrico è stato per anni il nostro parroco e una presenza costante in oratorio. C’era sempre, con l’attenzione di chi voleva che ogni cosa fosse al suo posto, fatta bene e con cura. Il suo modo di fare era netto, preciso, a volte spigoloso, ma autentico. Noi animatori lo ricorderemo così: una guida esigente, ma con le idee chiare. Sotto una scorza coriacea abbiamo imparato a riconoscere una presenza discreta ma reale, che ci ha accompagnati e fatti crescere. Per questo gli diciamo grazie».

E poi il Coro Giovani don Aldo: «Non era tipo da sviolinate, Don Enrico. Chi lo conosceva bene sapeva che, dietro quelle sopracciglia spesso aggrottate e quel modo di fare un po’ burbero, si nascondeva un cuore che faticava a mostrare, ma che batteva forte per la sua comunità. La notizia della sua scomparsa ha lasciato un silenzio assordante nella nostra parrocchia e in tutta la Diocesi di Vercelli. Don Enrico è arrivato tra noi con la sua aria severa, eppure ha trovato in questa comunità una famiglia che lo ha accolto e che lui stesso, col tempo, ha imparato a curare, pur rimanendo fedele al suo stile diretto e senza fronzoli. Ha insegnato che la fede non è sempre una melodia dolce, ma a volte è una nota stonata che va corretta, una sgridata paterna che ti aiuta a crescere. La sua accoglienza è stata discreta, fatta di gesti concreti piuttosto che di parole dolci. Ci mancherà la sua presenza in prima fila, il suo modo di celebrare schietto, la sua capacità di guardarti dentro senza bisogno di parlare. Caro Don Enrico, ora che sei arrivato lassù, siamo certi che non accetterai cori stonati nemmeno tra gli angeli. Continua a vegliare su di noi, con il tuo modo ruvido, che qui in terra abbiamo imparato ad amare. Ciao Don».

E poi Daniele Drusian, presidente del Gruppo Ragazzi: «Don Enrico ha visto nascere la nostra associazione, ci ha supportati e spronato verso nuovi obiettivi. Con lui abbiamo creato e realizzato diversi progetti. La collaborazione nei diversi anni si è intensificata fino al creare una buona sinergia tra la parrocchia e l’oratorio (guidati da lui) e la nostra associazione. Abbiamo condiviso spazi e iniziative: penso alla biblioteca in casa parrocchiale con un accordo di comodato d’uso gratuito e alla cucina dell’oratorio: tutti progetti al fine di far del bene alla comunità. Don Enrico ci ha insegnato molto e ha da sempre supportato la nostra attività e per questo saremo grati per sempre».

E poi ancora la catechista Elena Carlino: «Don Enrico era un sacerdote dotato di straordinarie capacità nell’amministrazione delle parrocchie. Nonostante la sua immagine potesse apparire a tratti austera, durante i percorsi di preparazione al matrimonio per le coppie di fidanzati, lasciava cadere quella maschera: si rivelava allora come un padre, capace di rivolgersi ai futuri sposi con profondo amore e dolcezza».

Il gruppo Progetto Nuova Saluggia guidato da Claudio Relino dice: «Siamo stati profondamente colpiti dall’improvvisa scomparsa di Don Enrico. Fin dal suo arrivo ha scosso la parrocchia non con parole concilianti, ma con la schiettezza di chi ha a cuore la concretezza delle cose. Non era un parroco facile o accondiscendente: il suo carattere burbero e talvolta ruvido era noto a tutti. Dietro quel cipiglio severo, però, c’era spesso la fatica di chi porta il peso della responsabilità pastorale. Con il tempo Saluggia ha saputo andare oltre le apparenze, scoprendo un uomo profondamente dedito alla sua missione e attento alla cura concreta della comunità. L’incontro tra Don Enrico e la nostra comunità non è stato semplice all’inizio, ma si è trasformato in un reciproco accoglimento. Saluggia ha risposto al suo rigore con comprensione, riconoscendo in quel modo di fare una forma di amore per la comunità. Lo ringraziamo per aver camminato con noi. La sua eredità resterà viva nel cuore dei saluggesi e dei santantoninesi».
Anche il sindaco di Livorno Ferraris, Franco Sandra lo ricorda: «Conservo un caro ricordo di don Enrico: un sacerdote profondamente vicino alla comunità, capace di offrire aiuto e assistenza a tutti, dai giovani fino alla terza età. Il suo carisma riusciva a coinvolgere direttamente l’intera popolazione nelle numerose attività che proponeva. L’Amministrazione e tutta la cittadinanza di Livorno Ferraris si uniscono al cordoglio di quanti hanno avuto il privilegio di conoscerlo e di camminare al suo fianco».

Parole di stima quelle che ha pronunciato il parroco di Crescentino, Padre Janusz: «Il mio primo incontro con Don Enrico è avvenuto su un piano istituzionale: lui era il legale rappresentante delle confraternite di San Michele e di San Giuseppe. Tuttavia, quel legame si è trasformato quasi subito in qualcosa di molto più profondo. Siamo passati dai documenti a una bellissima e sincera amicizia. Era una presenza costante e luminosa per la nostra comunità. Amava trascorrere momenti di fraternità con noi, non mancava alle feste della Madonna del Palazzo e ricordo con particolare affetto quando celebrò la giornata dedicata alle famiglie e ai ragazzi. Per me era un punto di riferimento insostituibile. Quando avevo bisogno, mi rivolgevo a lui. Conosceva la Diocesi e il territorio come pochi altri, la sua dote più grande era la concretezza: era l’uomo del fare, senza troppe teorie o giri di parole. Ti dava sempre l’indicazione precisa, la soluzione pratica, quella visione schietta di cui si ha bisogno nei momenti di incertezza. Abbiamo condiviso tante celebrazioni in San Giuseppe e San Michele, momenti di fede che porterò nel cuore. Credo che la Diocesi non abbia perso solo un sacerdote, ma il valore di quattro o cinque messi insieme, per l’incredibile energia e l’impegno che metteva in ogni attività. Abbiamo perso un pilastro, ma io, personalmente, ho perso un grandissimo amico. Non abbiamo avuto il tempo di salutarci come avrei voluto, e allora lo faccio ora: “Ciao, don Enrico. Grazie di tutto quello che hai fatto e che sei stato per noi. Aspettaci sulla soglia della casa del Padre Celeste”».

Don Valerio D’Amico, parroco di Verolengo e Borgo Revel, ha voluto ricordarlo: «Mentre mi apprestavo a celebrare la Santa Messa mattutina, ho ricevuto la notizia dell’improvvisa dipartita di don Enrico. Sono rimasto senza parole: ci eravamo visti appena qualche settimana fa. Lo conoscevo da anni, ma la vicinanza con Verolengo mi aveva permesso di conoscerlo meglio: un pastore impegnato e zelante, oltre che un ottimo organizzatore. Lo scorso maggio, insieme alla sua cantoria, era stato nel nostro santuario di Verolengo. Lo affido al Signore».