Quello che doveva essere un luogo di formazione e crescita si è trasformato, per settimane, in un teatro di paura e sopraffazione.
All’Istituto di formazione professionale di San Benigno Canavese, l’ombra del bullismo ha assunto una forma elettrica e violenta: uno studente è accusato di aver introdotto più volte all’interno della scuola un taser, utilizzandolo per colpire deliberatamente i propri compagni.
Studente colpisce i compagni con il taser
Si tratta di un fatto estremamente grave in quanto un taser può causare aritmia cardiaca in soggetti sani.
I soggetti con una frequenza cardiaca elevata associata a sforzi fisici prolungati sono particolarmente predisposti a soffrire di arresto cardiaco e, se non trattati immediatamente, di morte improvvisa.
Secondo le testimonianze raccolte, non si tratterebbe di un singolo episodio isolato, ma di una condotta reiterata nel tempo.
Il giovane avrebbe agito non per fini di rapina o difesa, ma per il puro e sadico piacere di infliggere dolore.
Le vittime, colpite improvvisamente nei corridoi o durante i cambi d’ora, appartengono sia alla classe del ragazzo che ad altre sezioni dell’Istituto.
L’eco di quanto accaduto ha superato rapidamente i confini del comune, raggiungendo le famiglie di tutto il Chivassese. Molti dei ragazzi aggrediti risiedono infatti nei centri limitrofi (da Chivasso a San Raffaele, da San Sebastiano da Po a Brandizzo e Verolengo) e hanno riportato ai genitori racconti agghiaccianti di scosse, bruciori e del clima di omertà forzata che si era creato attorno al bullo.
La reazione dei genitori non si è fatta attendere. Stanchi di vedere i propri figli varcare la soglia di scuola con il timore di un’aggressione, sono scattate numerose segnalazioni formali sia ai Carabinieri che alla scuola.
Si attendono reazioni dalle Istituzioni
Attualmente, non sono giunte conferme ufficiali in merito ai provvedimenti disciplinari adottati dalla direzione scolastica. L’auspicio della comunità è che l’Istituto abbia già proceduto alla sospensione immediata dello studente, sia per tutelare l’incolumità degli altri iscritti, sia per lanciare un segnale inequivocabile contro ogni forma di violenza.
Non è un giocattolo
L’uso di un dispositivo a impulsi elettrici in un contesto scolastico aggrava pesantemente la posizione del responsabile. Oltre al trauma psicologico derivante dal bullismo, l’impiego del taser comporta rischi fisici non indifferenti.
L’arma, classificata spesso come strumento di difesa non letale, diventa nelle mani di un minore un pericoloso mezzo di tortura psicofisica. Il fatto che un tale oggetto sia potuto entrare indisturbato in un’aula scolastica solleva interrogativi urgenti sulla vigilanza e sulla percezione del pericolo da parte delle nuove generazioni.
L’episodio di San Benigno è la punta di un iceberg di un bullismo che si evolve verso forme sempre più tecnologiche e brutali. La sfida, ora, non è solo punitiva ma educativa: ricostruire un senso di comunità dove il dolore altrui non sia più una fonte di divertimento, ma un limite invalicabile.