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Elezioni Chivasso 2027, Riva Cambrino: “Prima dei noi, il progetto”

Iniziano a scaldarsi i motori per le votazioni

Elezioni Chivasso 2027, Riva Cambrino: “Prima dei noi, il progetto”

Il socialista chivassese Marco Riva Cambrino interviene sul tema delle elezioni amministrazioni 2027.

Riva Cambrino: “Prima dei noi, il progetto”

In questi giorni è iniziato quello che spesso accade quando si avvicina la fine di un ciclo amministrativo: il cosiddetto toto-sindaco. È comprensibile. Dopo anni di governo della città si apre inevitabilmente una fase nuova e la curiosità su chi potrebbe guidare Chivasso nei prossimi anni è naturale.

Eppure, proprio per questo, forse vale la pena fermarsi un momento e porre una domanda più importante.

La sua riflessione

Riva Cambino spiega:

Prima dei nomi, non dovrebbe venire la città?

Il punto non è semplicemente chi sarà il prossimo sindaco di Chivasso. Il punto è quale idea di città guiderà il prossimo ciclo amministrativo. Le città non cambiano solo per effetto delle persone che le amministrano; cambiano quando una comunità decide quale direzione vuole prendere.

Per questo ridurre il dibattito pubblico alla semplice circolazione di nomi rischia di essere un errore. Non perché i nomi non siano importanti, ma perché senza una visione della città rischiano di restare soltanto etichette.

Chivasso è una città viva, ricca di energie civiche, di associazioni, di volontariato, di persone che ogni giorno tengono insieme la comunità spesso lontano dai riflettori. È una città con una storia importante e con un patrimonio umano e sociale che merita di essere riconosciuto e valorizzato.

Ma proprio per questo non può limitarsi ad amministrare l’esistente. Ha bisogno di interrogarsi sul proprio futuro.

Quale città vogliamo diventare nei prossimi dieci anni?

Una città capace di offrire opportunità ai giovani, evitando che il loro futuro debba necessariamente costruirsi altrove.
Una città in cui la sicurezza non sia solo una parola evocata nei momenti di difficoltà, ma il risultato di una comunità viva, di spazi pubblici curati, di relazioni sociali solide.
Una città che non dimentichi la dignità delle persone più fragili, perché il modo in cui una comunità tratta chi è più vulnerabile dice molto della qualità della sua democrazia.
Una città che sappia investire nella cultura, nello sport, nella partecipazione civica, riconoscendo che il benessere urbano non è fatto solo di infrastrutture, ma anche di legami sociali e di senso di appartenenza.

Sono temi che meritano una discussione pubblica seria, aperta e non ridotta alla semplice competizione tra possibili candidati.

La politica locale dovrebbe avere il coraggio di aprire questo confronto prima ancora di definire candidature e schieramenti. Non perché i nomi non contino, ma perché senza idee e senza un progetto condiviso la politica rischia di ridursi a una dinamica autoreferenziale, distante dalla vita reale della città.

Chivasso merita qualcosa di più di una gara tra nomi.

Merita una riflessione sul proprio futuro. Una discussione che coinvolga la città reale: associazioni, mondi sociali, giovani, professionisti, volontariato, cittadini che ogni giorno vivono e costruiscono questa comunità.

Prima di decidere chi guiderà la città nei prossimi anni, sarebbe utile provare a capire quale città vogliamo costruire insieme.

Perché una comunità cresce davvero quando torna a interrogarsi sul proprio destino e quando la politica torna ad essere, nel suo significato più profondo, cura della città e responsabilità verso le persone che la abitano.