A 6 ANNI DAL COVID

NurSind: “Bene gli sforzi, ma serve realismo”

NurSind: “Bene gli sforzi, ma serve realismo”

Secondo il Nursind Piemonte, la fotografia attuale dei servizi appare disomogenea e frammentata. Nonostante gli sforzi formali, il passaggio dalla teoria alla pratica presenta ancora “praterie aperte”. Il timore dell’organizzazione sindacale è che si stia creando una confusione organizzativa che non offre risposte concrete ai cittadini, ma solo nuove targhe.

NurSind: “Bene gli sforzi, ma serve realismo”

La preoccupazione principale del  Nursind Piemonte riguarda la sostenibilità organica. Senza un piano di assunzioni straordinario, popolare le Case della Comunità (CdC) e gli Ospedali di Comunità (OdC) significa inevitabilmente:

  • Sottrarre infermieri e professionisti dai reparti ospedalieri (già sotto organico).

  • Aumentare il carico di lavoro per chi resta, compromettendo la sicurezza delle cure.

  • Creare servizi territoriali deboli e privi di una reale autonomia clinico-assistenziale.

Il commento del NurSind

“L’applicazione del DM 77 nella nostra Regione si trova oggi a un bivio. Come Organizzazione Sindacale, seguiamo con attenzione i tentativi di riorganizzazione in atto da parte delle aziende, ma riteniamo doveroso lanciare un monito: è necessario essere realistici rispetto alle aspettative. – Dicono dal NurSind Piemonte –  Come Nursind, pur comprendendo gli sforzi compiuti, riteniamo che ad oggi la mappatura dei servizi appare ancora frammentata e disomogenea: una realtà “tutta da scrivere” che rischia di generare confusione invece di risposte.
Siamo fortemente preoccupati per come verranno definiti i processi di riorganizzazione in assenza di nuove risorse. Il rischio, purtroppo concreto, è quello dei vasi comunicanti, spostando personale dagli ospedali, già in cronica sofferenza, per popolare le nuove Case e Ospedali della Comunità. Servizi h/12 e h/24 che necessitano di competenze specifiche.
Ad oggi, non vi è chiarezza sui percorsi assistenziali, l’integrazione tra i servizi e il ruolo delle diverse figure professionali, resta ancora un’incognita.
Non basta aprire una struttura, bisogna certificare che i percorsi di cura siano attivi, Definire i fabbisogni reali, capire come le figure professionali debbano interagire nei nuovi processi, evitando che la frammentazione alla quale stiamo assistendo diventi strutturale.
Un punto di criticità riguarda inoltre l’incertezza sull’integrazione dei Medici di Medicina Generale all’interno del nuovo sistema. Non è chiaro come i MMG debbano operare all’interno delle Case della Comunità e quale sia il loro effettivo coinvolgimento.
Il permanere di logiche ambulatoriali svuota di senso il concetto di “prossimità” previsto dalla riforma. Resta il nodo della risposta e dell integrazione della continuità assistenziale.
“Ci auguriamo che finalmente si apra il confronto regionale , come già richiesto, dichiara il Segretario Regionale NurSind Piemonte Francesco Coppolella. È necessario dare un senso logico all’impiego delle risorse e delle competenze. La sanità territoriale deve essere un sistema di cure certo, non una scommessa”.
“Ad oggi non abbiamo certezza su cosa prevederanno i servizi, tra quello che sulla carta dovrebbe essere e quello che invece sarà al netto delle aperture e delle targhe.
Tra la teoria e la pratica abbiamo ancora praterie aperte a sei anni dal covid che stravolgere le nostre vite” Concludono dal NurSind Piemonte.