Magro, andatura incerta, un cappotto color cammello che quasi stride, con la sua eleganza d’altri tempi, con quanto avvenuto. Stando alle prime testimonianze è questo l’identikit dell’uomo che a volto scoperto, nella prima serata di domenica 15 marzo, ha «gambizzato» Stefano Fossati, 42 anni, nato e cresciuto a Chivasso e ora residente in via Torino, pare dopo una lite decisamente accesa davanti al «Bar Posta» di piazza della Repubblica.
Gambizzato in piazza, c’è un pazzo ancora in libertà
Un colpo sparato a bruciapelo da una pistola, forse calibro 22, al culmine di una discussione registrata, quasi in ogni suo istante, dalle telecamere di sorveglianza (private e pubbliche) puntate sulla piazza. Immagini che avrebbero già permesso di identificare il principale sospetto dell’agguato, che al momento sarebbe però come svanito nel nulla.
Nessuno lo ha visto, nessuno sa dove sia andato, nessuno l’ha più sentito da domenica sera.
Una situazione che non tranquillizza affatto i Chivassesi, consapevoli della presenza in città di un altro potenziale killer dopo quello di Giusy Arena, mai identificato.
In questo caso, però, tutti sanno chi è stato ad aver premuto il grilletto (lo si vede chiaramente nelle immagini subito nelle mani dei Carabinieri) e si chiedono perché la Procura e il Tribunale non abbiano ancora preso provvedimenti nei suoi confronti.
Lo sparo e le urla
L’allarme è scattato intorno alle 22, sia per lo sparo che per le urla di Fossati, che ha subito cercato rifugio nel suo appartamento a pochi metri dalla piazza.
I primi ad intervenire sono stati i Carabinieri di Cavagnolo, seguiti dal colleghi di Chivasso e Volpiano e dai militari del Nucleo Operativo della Compagnia di Chivasso, coordinati dalla Procura della Repubblica di Ivrea.
Aggredito un infermiere
Fossati, che in un primo tempo avrebbe cercato di dare una versione «diversa» dell’accaduto arrivando a colpire i Carabinieri con alcuni schiaffi, è stato poi accompagnato in Ospedale, a Chivasso, dove come se non bastasse avrebbe avuto un diverbio con un infermiere. L’operatore ha subito la distorsione di un dito, «Un atto di violenza che l’AslTo4 condanna con fermezza e senza riserve».
«Purtroppo – aggiunge Giuseppe Summa del sindacato Nursind – segnaliamo l’ennesimo episodio di aggressione. Stiamo ancora aspettando la presa in servizio delle guardie armate da aprile 2024, quando l’allora Direttore Generale Stefano Scarpetta, pubblico la delibera. Evidentemente in questa Azienda i tempi sono un optional, come abbiamo visto anche per il regolamento parco auto.
Anche del tavolo sicurezza non si è saputo più nulla.
Stessa sorte per l’applicazione del nuovo contratto sul punto delle aggressioni.
Prendiamo atto che la sicurezza dei lavoratori, non è una priorità per questa Azienda, nonostante le ripetute garanzie giunte anche dalla Regione».
Sottoposto alle prime cure, Stefano Fossati è stato poi dimesso nella giornata di lunedì in attesa di un intervento per la rimozione dell’ogiva, rimasta nella sua gamba, la destra.
A questo punto non resta che attendere l’esito delle indagini, che potrebbero presto arrivare ad una svolta clamorosa.
Le armi sono ovunque
Resta comunque inspiegabile la facilità con cui a Chivasso si possano ottenere armi, e per questo ricordiamo due episodi avvenuti negli ultimi anni di cui non si è ancora spenta l’eco.
Il primo, nel 2022, aveva visto finire in manette un ora 42enne residente in via Togliatti, trovato in possesso di una carabina Winchester calibro 22, illegalmente detenuta e con matricola ribattuta, con il «cane» alzato, un colpo in canna ed altri otto nel serbatoio. Il fucile, in pratica, era pronto a sparare, e con quello a spalla era stato visto aggirarsi per i palazzi del quartiere.
Non è mai stato chiarito se quell’uomo cercasse qualcuno in particolare o se si trattasse di «un giorno di ordinaria follia»
Poco più di un anno fa, invece, sempre in via Togliatti i Carabinieri erano arrivati cercando altre armi dopo che un pensionato si era aggirato per la casa di riposo di Torrazza, di cui era ospite, impugnando una pistola semiautomatica, senza munizioni ma comunque in grado di far passare un brutto quarto d’ora a chi se la fosse trovata spianata davanti. Nella casa nessuna altra arma ma due fratelli, trovati in possesso di droga e arrestati in quanto sospettati di attività di spaccio.
La pistola era stata poi sottoposta ad una serie di accertamenti, ipotizzando un collegamento con l’omicidio di Giusy Arena (rimasto ancora irrisolto a distanza di più di tre anni), accertamenti che avevano però dato esito negativo.