Da una quindicina di giorni, da quando Stefano Fossati era stato gambizzato in piazza della Repubblica, davanti ai tavolini del bar «Posta», da un uomo che aveva estratto una calibro 22 da un cappotto color cammello, Chivasso ha smesso di essere tranquilla.
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Dopo gli spari in piazza botte nei viali e nei bar
Non passa giorno senza che ai Carabinieri arrivi la segnalazione di una rissa nei Viali o davanti a un bar (anche nella centralissima piazza Carletti), e la paura è di trovarsi di fronte chi ha premuto il grilletto a pochi passi dal Duomo.
Così è avvenuto nella mattinata di martedì 24 marzo, quando al 112 è arrivata la segnalazione di una scazzottata in cui ad avere la peggio è stato proprio il presunto autore della sparatoria di domenica 15, da allora «uccel di bosco».
Immediato l’intervento di due pattuglie dell’Arma, che davanti agli ambulatori dell’Asl di via Nino Costa hanno poi bloccato l’auto con cui l’uomo era stato accompagnato a casa, in via Togliatti, condotta proprio da chi lo aveva picchiato poco prima.
Armato, pronto a sparare e a piede libero
Una situazione difficile da interpretare, così come è inspiegabile come, a distanza appunto di dieci giorni, non siano stati presi provvedimenti nei confronti di chi (ripreso da varie telecamere) ha conficcato una pallottola nella gamba destra di Stefano Fossati.
Come si può essere tranquilli sapendo che (dopo il killer di Giusy Arena, mai preso) c’è un altro uomo con il grilletto facile in giro per le strade di Chivasso?