Dalle elezioni, alla sua visione della città: Clara Marta, capogruppo di Forza Italia in Consiglio Comunale e Consigliera Metropolitana a tutto campo.
Clara Marta: “Chivasso, ecco il mio piano per il futuro”
Le elezioni comunali si avvicinano e nel centrosinistra la campagna elettorale è già iniziata. Il centrodestra cosa fa?
«In queste settimane è ripartito il solito gioco dei nomi: chi si candida, chi si muove prima, chi prova a posizionarsi. È una dinamica comprensibile, ma non è da lì che si dovrebbe partire. Prima dei nomi viene la città. Prima ancora viene una domanda: che idea di futuro vogliamo per Chivasso?
Io credo che una comunità cresca se rimette al centro il lavoro e lo sviluppo economico. Prima si crea valore, poi si può redistribuire e aiutare. Chivasso ha bisogno di sostenere il commercio, accompagnare le imprese e creare opportunità per i giovani, tenendo insieme crescita economica e qualità della vita. Cinque anni fa, candidandomi a sindaco con soli due mesi di tempo, ho imparato che la politica non si improvvisa. Grazie al Senatore Fluttero, eravamo in macchina all’alba a mappare frazioni e criticità. Quella candidatura, pur nata in tempi stretti, ottenne un risultato vincente al primo turno, dimostrando che quando c’è visione, i cittadini rispondono.
Oggi il centrodestra deve fare una scelta di maturità. In passato siamo stati penalizzati da tensioni interne e protagonismi. Dobbiamo riconoscerlo per non ripetere gli stessi errori».
Lei ha intenzione di ricandidarsi alla carica di sindaco?
«Non è una questione personale. Non mi interessa mettere una bandierina, ma che Chivasso abbia un progetto credibile. Se c’è da lavorare in questa direzione, io ci sono. Ma senza progetto, anche il miglior candidato non basta».
Quali sono i candidati papabili del centrodestra?
«Il quadro parte da Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega, affiancati da due liste civiche: Amo Chivasso con radici profonde e credibili sul territorio (il suo elettorato è stato confermato anche in questo referendum) e Per Chivasso, nata a supporto della lista del sindaco.
A questo, dobbiamo considerare un nuovo progetto cittadino ovvero l’area riconducibile a Vannacci, che apre scenari nuovi.
Il quadro è quindi in evoluzione…
Rispondo, in libertà, alla domanda di indicare un nome: Emanuel Bava. Lo faccio con serenità, con effetto sorpresa: soprattutto per lui e non come costruzione politica.
Perché per me è una figura coerente con un’idea di sviluppo: conosce la città, ne comprende le dinamiche e ha un approccio pragmatico».
La priorità va data ai nomi o ai programmi?
«Ai programmi, senza dubbio. Un nome senza visione resta un’etichetta».
Nel centrosinistra ci sono più candidati che spingono per la candidatura. Cosa ne pensa?
«È una dinamica interessante. Il campo che sostiene l’attuale amministrazione è molto frammentato: e si spazia da verdi praterie e missioni internazionali con flottiglie naviganti, aspirazioni da influencer, un PD alla ricerca di se stesso e una parte civica che ha lavorato sui temi culturali. A breve a Chivasso sarà inaugurato un nuovo teatro cittadino. Tutt’altro da sottovalutare e il gruppo di “LiberaMente”, che ha lavorato con incontri e portando avanti temi concreti con un percorso autonomo.
Qui però va fatta una riflessione politica seria: unirsi tutti insieme non è un obbligo.
Spesso si tenta di sommare sensibilità distantissime solo per vincere, ma il rischio è creare coalizioni fragili. Diventa difficile, se non impossibile, governare quando gli spazi tra una forza e l’altra sono voragini. Il rischio concreto è quello di ritrovarsi isolati, circondati però da cortine molto ideologiche che bloccano l’azione amministrativa. Amministrare non è una semplice addizione di sigle; è avere una direzione chiara. Senza quella, la somma dei voti diventa la sottrazione del futuro della città».