L'evento

Teatro, officina del pensiero: Fonsatti ospite del Rotary

Serata molto interessante per i soci chivassesi guidati dal presidente Claudio Geda

Teatro, officina del pensiero: Fonsatti ospite del Rotary

In una serata dedicata all’eccellenza culturale e alla gestione della «macchina» teatrale, il Rotary Club di Chivasso, guidato dal presidente Claudio Geda, ha ospitato un relatore di eccezione: Filippo Fonsatti, Direttore del Teatro Stabile di Torino.

Teatro, officina del pensiero: Fonsatti ospite del Rotary

L’incontro è stato reso possibile grazie all’introduzione del socio Mario Fatibene, che ha presentato Fonsatti non solo come un illustre manager culturale – già presidente del Conservatorio di Torino e attualmente alla guida della Fondazione Platea – ma anche come un amico e un professionista dalla formazione poliedrica, che unisce il diploma in contrabbasso a una laurea in storia della musica e a un Master in Business Administration.
Fonsatti ha guidato i presenti dietro le quinte del Teatro Stabile, nato nel 1955 sulla scia del movimento di apertura culturale post-bellica per garantire alla cittadinanza una «nuova paideia», ovvero un ciclo di pensiero critico.

Dalle storiche sale del Teatro Gobetti e del Carignano – quest’ultimo un gioiello barocco disegnato da Benedetto Alfieri – il racconto si è spostato verso il cuore produttivo dell’istituzione: le Fonderie Limone di Moncalieri.
Quella che un tempo era una fonderia (anche di armi) è stata trasformata in una vera e propria «fabbrica di spettacolo», un centro unico in Italia che ospita laboratori di scenografia, falegnameria, sartoria e una scuola per attori fondata da Luca Ronconi.

Un grande cantiere

Fonsatti ha sottolineato come il teatro sia, a tutti gli effetti, un grande cantiere: un aspetto poco noto al pubblico ma fondamentale, tanto che lo Stabile è stato il primo teatro italiano a dotarsi della certificazione ISO 45001 per la sicurezza sul lavoro, gestendo con rigore tecnico palcoscenici complessi dove si manovrano carichi sospesi di centinaia di chili.
Uno dei punti centrali della relazione è stata la capacità del teatro di prosa di parlare alle nuove generazioni. A differenza della lirica, spesso legata a un repertorio storico cristallizzato, il teatro di prosa vive di autori contemporanei e di una continua rielaborazione dei classici. Questa vitalità si riflette nei dati: il 40% degli abbonati dello Stabile è under 35.

Impegno etico e sociale

Fonsatti ha inoltre illustrato l’impegno etico e sociale dello Stabile, che si concretizza in iniziative di accessibilità: dalle visite tattili per non vedenti alle recite «sensory-friendly» per persone nello spettro autistico, fino al progetto «Un posto per tutti». Quest’ultimo, sostenuto dalla Fondazione CRT, offre abbonamenti a categorie fragili, garantendo che il teatro rimanga un bene comune accessibile a tutta la collettività.
Non è mancato un accenno alla sfida economica. Con un bilancio di circa 15 milioni di euro, lo Stabile di Torino vanta i più alti incassi tra i teatri nazionali italiani. Fonsatti ha spiegato il «teorema di Baumol», evidenziando come il teatro, essendo un processo produttivo non standardizzabile, necessiti di un mix virtuoso di risorse pubbliche e ricavi propri per continuare a esistere come istituzione culturale di rilievo internazionale.
In conclusione, la serata ha restituito l’immagine di un teatro che non è solo svago, ma uno strumento per costruire una comunità intelligente, capace di affrontare le sfide della complessità contemporanea attraverso l’empatia e lo spirito critico.

Come sottolineato dai commenti a fine serata, la gestione dello Stabile riflette un modello di impresa dove l’efficienza manageriale e la sicurezza dei lavoratori sono al servizio della bellezza e della crescita sociale.