il caso

Parcheggiatore abusivo in azione tra via Orti e il Foro Boario

Una lettera inviata alla redazione punta il dito contro l’immobilismo di Comune e Polizia Locale

Parcheggiatore abusivo in azione tra via Orti e il Foro Boario

Benvenuti a Chivasso, la città dove il parcheggio pubblico non è un diritto garantito dal Codice della Strada, ma una concessione arbitraria gestita da chi, senza alcun titolo, si è autoproclamato «padrone» dell’asfalto. Se cercate un posto tra via Orti e via Basso, o nell’area dell’ex Foro Boario, preparatevi: non basterà la vostra abilità al volante. Dovrete fare i conti con la «gestione» creativa e prepotente dei parcheggiatori abusivi.

Parcheggiatore abusivo tra via Orti e il Foro Boario

La situazione è stata cristallizzata nell’ennesima lettera di denuncia inviata alla nostra redazione, l’ultima di una lunga serie di segnalazioni che documentano un degrado ormai cronico. Il testo della denuncia non lascia spazio a interpretazioni: «Nell’area parcheggio situata nei pressi della rotonda d’ingresso alla città, è presente quotidianamente un individuo che si arroga il diritto di “gestire” i posti auto pubblici secondo criteri del tutto personali, pretendendo denaro per un servizio non richiesto».
Il cittadino descrive un clima di vera e propria soggezione psicologica: dopo aver parcheggiato regolarmente, viene «invitato» a spostare l’auto per assecondare i piani dell’abusivo e, contestualmente, viene «sollecitato a lasciare un regalo». Come detto, è la privatizzazione del suolo pubblico operata con la forza della prepotenza.
Se in via Orti regna il sopruso, all’ex Foro Boario la situazione è ancora peggiore. La lettera riporta un episodio inquietante avvenuto pochi giorni fa: «Ho rischiato un incidente con un altro veicolo a causa dell’intervento di un altro parcheggiatore abusivo smanioso di sistemare una sua “cliente” nel posto da lui individuato».
Non è solo una questione di decoro, ma di sicurezza stradale messa a repentaglio da soggetti che dirigono il traffico senza alcuna autorità, mettendo a rischio l’incolumità degli automobilisti.

L’attacco al Comune

La vera polemica, però, colpisce dritto al cuore di Palazzo Santa Chiara. Il cittadino segnala con amarezza come questa situazione si protragga «Ormai da mesi» e che, nonostante «ripetute comunicazioni (con PEC) al Comune di Chivasso», non sia mai arrivato alcun riscontro.
Anni di segnalazioni cadute nel vuoto, inviate sia all’amministrazione comunale che alla Polizia Locale, hanno creato un solco profondo tra cittadini e istituzioni. La lettera si chiude con un monito che suona come una condanna morale per chi governa la città: «È molto bello parlare di legalità, ma se i diritti essenziali dei cittadini vengono calpestati rimangono parole vuote».
Se rispondere a una PEC è un dovere amministrativo, ma presidiare il territorio è un dovere politico e civile. I cittadini non chiedono favori, chiedono il ripristino della legalità e della serenità in spazi che appartengono a tutti, e non a chi decide di farne il proprio ufficio abusivo.
Quanto ancora dovrà durare questo «Clima di indebita pressione» prima che qualcuno si decida a intervenire concretamente? Chivasso aspetta una risposta che non sia l’ennesimo silenzio.