il ricordo

Giovanni, Alpino speciale legato alla sua terra

Agricoltore, a piccolo passi aveva creato la sua azienda dove coltivava mais e grano oltre ad allevare le mucche da latte

Giovanni, Alpino speciale legato alla sua terra

Giovanni Chiaramonti si è spento improvvisamente all’età di 89 anni, lasciando un vuoto immenso non solo nella sua famiglia, ma in tutta la comunità. Contadino per vocazione, alpino per orgoglio e spirito di appartenenza, prima di tutto è stato un marito amorevole, un papà presente e un nonno premuroso, una figura solida e rassicurante che per i suoi cari rappresentava una vera roccia.

Giovanni, Alpino speciale legato alla sua terra

La sua vita è sempre stata profondamente intrecciata alla Cascina Mandria, il luogo dove era nato, cresciuto e a cui è rimasto legato fino all’ultimo respiro. Situata nei pressi della frazione Boscherina, quella cascina non era semplicemente una casa, ma il centro della sua memoria e dei suoi affetti, un luogo carico di storia familiare, acquistato un tempo dal nonno e custodito negli anni come un bene prezioso. Anche nell’ultimo pomeriggio della sua vita Giovanni si era recato lì, fedele a una quotidianità che non aveva mai abbandonato, per prendersi cura delle sue galline e dei suoi animali.
Fin da bambino aveva conosciuto il valore del sacrificio. Frequentava la scuola alla Boscherina, vicino a un antico mulino, e portava con sé ricordi che raccontava spesso con tenerezza e ironia. Amava ricordare le rigide giornate d’inverno, quando lui e i compagni trasportavano pezzi di legna per scaldare l’aula e, per raggiungere la scuola più in fretta, scivolavano sul naviglio ghiacciato. Nei suoi racconti non mancavano gli scherzi alla maestra, come quando nascondevano piccoli topi nella borsa pur di interrompere la lezione e strappare qualche risata. Era particolarmente portato per la matematica, materia che gli riusciva naturale, mentre l’italiano, raccontava sorridendo, non era mai stato il suo forte. Teneva però sempre a precisare, con quel suo orgoglio schietto, di aver ripetuto la quarta elementare soltanto perché, durante l’estate, era già impegnato nei campi e poteva frequentare la scuola solo nei mesi invernali.

Il grande legame con l’agricoltura

Il lavoro della terra ha segnato tutta la sua esistenza. Giovanni aveva iniziato giovanissimo, ancora bambino, per aiutare la mamma e sostenere la famiglia. Con il tempo, grazie a una forza di volontà straordinaria, aveva costruito da solo la sua azienda agricola, dedicandosi con passione alla coltivazione di mais e grano, alla cura delle mucche da latte e del fieno. Anche dopo la pensione non aveva mai smesso davvero di lavorare: la campagna per lui non era un mestiere, ma un modo di essere.

Nel cuore le Penne Nere

Accanto al lavoro, un altro pilastro della sua vita è stato il legame con gli Alpini. Il servizio militare, iniziato a 18 anni, fu per lui motivo di orgoglio. Scelse di entrare negli Alpini per restare vicino a casa, tra Ivrea e la Valle d’Aosta, e quel senso di appartenenza non lo abbandonò mai più. Negli anni era diventato una presenza storica dell’associazione: sempre attivo, sempre presente, sempre disponibile. Faceva parte del direttivo ed era considerato da tutti una colonna del gruppo. Gli Alpini oggi lo ricordano con commozione e affetto sincero: «Era un grande, uno sempre presente e attivo. Ha sempre fatto parte del direttivo ed era ancora attivo». Non era soltanto un socio, ma un vero punto di riferimento, spesso anche il cuoco ufficiale durante le occasioni conviviali, celebre per la sua bagna cauda che riuniva amici e compagni attorno alla tavola.

L’amore per la famiglia

La dimensione più intima della sua vita resta però quella familiare. L’amore per la moglie Maria Teresa, detta Vitalina, ha attraversato decenni di vita condivisa. Si erano conosciuti da giovani, durante le uscite con gli amici, e da allora non si erano più lasciati. Il loro è stato un legame profondo, fatto di tenerezza, complicità e piccoli gesti quotidiani. Durante il periodo trascorso a Merano per il richiamo militare, si scrivevano lettere d’amore, testimonianza preziosa di un sentimento rimasto intatto negli anni. Il loro sessantesimo anniversario di matrimonio, festeggiato solo l’anno scorso, era stato uno dei momenti più emozionanti per tutta la famiglia.
Con la nascita della figlia Ivana e, successivamente, della nipote Agnese, Giovanni aveva trovato una nuova dimensione di felicità. Proprio attraverso il racconto affettuoso della nipote emerge il ritratto più autentico di quest’uomo. Per Agnese il nonno era una presenza costante, inseparabile, tanto da definirsi lei stessa “come una cozza”, sempre accanto a lui in ogni attività. Le ha insegnato a giocare a Scala 40 quando aveva appena cinque anni, trasformando il gioco in un modo affettuoso per insegnarle a contare e ragionare.

Un uomo speciale

Giovanni era un uomo dalle mani d’oro e dall’animo aperto. Sapeva costruire cesti, scope di vimini e di saggina, suonava la fisarmonica, amava i cavalli, che considerava animali intelligenti e sensibili, quasi capaci di comprendere l’animo umano. Era appassionato di ciclismo e di tutto ciò che significava stare all’aria aperta. Amava l’orto e possedeva una conoscenza straordinaria degli alberi da frutto, saperi preziosi che ha trasmesso con naturalezza ai suoi cari.
Fino all’ultimo è rimasto un uomo socievole, allegro, capace di parlare con chiunque e di stringere amicizia in pochi istanti. La sua capacità di creare legami era parte del suo carattere più autentico: dai vicini di casa agli amici della nipote, tutti si sentivano accolti dal suo sorriso e dalla sua gentilezza.