lutto

Razza, un professore speciale

A titolo gratuito ha insegnato anche ai Salesiani matematica e scienze per l’amore della cultura

Razza, un professore speciale

Amore per il sapere e interesse per la vita in ogni suo aspetto. Non c’è modo migliore per descrivere l’esistenza di Francesco Razza, mancato all’età di 83 anni, che per tutti è stato, e sarà sempre «il professore».

Razza, un professore speciale

Laureato in geofisica e teologia, Francesco ha insegnato per anni matematica e scienze nelle scuole medie di Foglizzo. Ma l’insegnamento più prezioso, quello che pochi conoscevano, lo svolgeva nelle aule della scuola dei Salesiani a San Benigno, senza alcun compenso: semplicemente per amore della cultura e del sapere condiviso. Perché Francesco era un uomo di grande intelligenza e altruismo che metteva le proprie conoscenze al servizio degli altri, senza chiedere nulla in cambio. Il suo era un sapere a 360 gradi. Latinista raffinato e appassionato studioso della storia locale, aveva scritto «I Templari di Ruspaglia nel Canavese», curato gli «Statuti dei Biandrate» e tradotto gli statuti comunali medievali del Canavese nei cinque volumi del «Corpus Statutorum Canavisii».

Il ricordo

«Mio padrino, che per me è stato come un secondo papà- ricorda il figlioccio Giuseppe- era un professore di vecchio stampo. Aveva modi decisi ma proprio per insegnare valori importanti come il rispetto e l’educazione. In questi giorni, alcuni ex studenti, mi hanno detto che lui ha insegnato la matematica ma soprattutto la vita».

Il volontariato nel cuore

Era volontario delle diverse associazioni di Foglizzo: dalla Croce Rossa al Gruppo Alpini, dalla Pro Loco al Gruppo San Rocco. Faceva parte del Lions club e della Fondazione Levi-Montalcini di Caluso. Sempre presente, con la divisa adatta a ogni occasione che per lui era un simbolo di dedizione perché Francesco, ogni volta che prendeva un impegno, lo portava fino al fondo. Aveva inoltre una forte passione per il calcio, era un tifoso Juventino.

Si distingueva per una profonda fede e aiutava don Gianmario nella parrocchia. «Quando entrava in chiesa, prima di unirsi agli altri fedeli per la Messa, viveva un momento di spiritualità personale: pregava solo, con intensa devozione» ricorda Giuseppe. Aveva fatto parecchi viaggi a Medugorje, luogo a lui molto caro. «Nella sua bara- conclude Giuseppe- tra gli altri oggetti cari ho lasciato un sassolino di Medugorje con l’immagine della Madonna. Un piccolo segno della sua grande fede».