pallone d'oro

Vermiglio tra calcio e determinazione

Dai primi calci a Chivasso sotto gli occhi di papà e zio al gol contro la Juve: si presenta il centrocampista della Crescentinese

Vermiglio tra  calcio e determinazione

C’è chi il calcio lo sogna guardando la TV e chi, invece, lo impara tra le mura di casa, sotto lo sguardo attento di chi quella passione te la trasmette col sangue. Per Pietro Vermiglio, centrocampista della Crescentinese, tutto è iniziato in un cortile, tra i consigli del papà e dello zio, figure costanti che ancora oggi lo seguono dalle tribune come quel primo giorno a Chivasso.
Un centrocampista moderno che alla gloria di un gol spettacolare preferisce il sapore del sacrificio: un recupero difensivo millimetrico o un assist che spalanca la porta ai compagni

L’intervista a Piero Vermiglio

Qual è il primo ricordo che hai con un pallone tra i piedi?

«Il primo ricordo che ho con il pallone tra i piedi sono sicuramente i pomeriggi passati nel cortile di casa con mio papà e con mio zio. Sono loro due che mi hanno trasmesso questa passione».

Ti ricordi la tua primissima partita ufficiale? Cosa hai provato quando hai indossato la maglia della squadra per la prima volta?

«La mia primissima partita ufficiale l’ho giocata con la maglia del Chivasso all’età di sei anni. Mi ricordo che ero molto emozionato, ma allo stesso tempo felice perché avevo il supporto di papà e zio dalle tribune. Essendo ancora piccoli giocammo cinque contro cinque con le porticine e vincemmo la partita».

Se dovessi descriverti come calciatore usando solo tre aggettivi, quali sceglieresti?

«Ordinato, aggressivo, instancabile».

Hai qualche gesto scaramantico o una “routine” particolare che ripeti sempre prima di entrare in campo?

«Non ho un rito scaramantico in particolare, però prima di ogni partita ascolto le mie canzoni preferite per caricarmi e concentrarmi».

Qual è stata la partita più difficile che hai giocato finora e cosa ti ha insegnato, al di là del risultato finale?

«Mi viene in mente la partita Juventus – Pro Eureka. Giocavo per la Pro nella categoria pulcini, affrontammo in campionato la Juventus, squadra fortissima. Seppur siano passati quasi 11 anni da quella partita il ricordo è ancora vivido. Ricordo la tensione e la bravura degli avversari. A noi ci davano per sfavoriti ma contro ogni pronostico vincemmo 1-0 con un mio gol. La partita è stata fondamentale per il campionato. Questa partita me la ricorderò per sempre sia per il risultato sia per cosa mi ha insegnato, ovvero che con la determinazione e la forza di un gruppo solido si possono compiere grandi imprese».

Se potessi “rubare” una qualità tecnica a un grande campione del presente o del passato, quale sceglieresti e perché?

«Ruberei la tecnica di Zidane e la rapidità di Yildiz».

Per te è più gratificante segnare un gol spettacolare o fare un recupero difensivo/un assist decisivo che salva la squadra? Perché?

«Per me è più gratificante fare un recupero difensivo o un assist decisivo perché sono nella mia indole e perchè queste due azioni per un centrocampista sono le più soddisfacenti».

Cosa ti pesa meno fare per il calcio?

«Uscire meno la sera a causa del calcio non è qualcosa che mi pesa molto, così come l’allenarsi al freddo di inverno o sotto la pioggia».

Qual è il consiglio più prezioso che un tuo allenatore ti ha dato finora e che porti sempre con te dentro e fuori dal campo?

«Penso che il consiglio più prezioso che mi porto dietro me l’abbia dato il mio primo allenatore alla ProEureka, Roberto Pizzi. Diceva sempre di giocare senza la paura di sbagliare. Ho trovato che questo consiglio sia utile dentro e fuori dal campo».

Se segnassi il gol vittoria nella finale del tuo torneo dei sogni, come esulteresti?

«Premetto che non sono uno che segna molti gol e che di conseguenza non ho una mia esultanza personale. Però se dovessi segnare il gol vittoria nella finale del torneo dei miei sogni penso che esulterei togliendomi la maglietta e festeggerei assieme a tutti i miei compagni».