L’operazione della DDA di mercoledì 15 aprile, ennesimo atto della guerra tra Stato e mafia nell’ambito della cosidetta «Faida delle Preserre Vibonesi» tra le ’ndrine Loielo ed Emanuele, ha avuto il merito (diciamo così) di scatenare l’immediata reazione dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Claudio Castello.
Il sindaco Castello: “Pronti a costituirci Parte Civile”
Se, come ha ricordato sui social Claudia Buo, di LiberaMente, in seguito alla «localissima» operazione «Platinum» (che tra gli altri aveva portato in carcere i fratelli Giuseppe e Mario Vazzana, imprenditori chivassesi – con una serie di successivi veleni sulle elezioni vinte dallo stesso Castello) erano serviti «Ben tre Consigli Comunali» prima di decidere la costituzione di Parte Civile, ora (nonostante i fatti contestati siano avvenuti a 1300 chilometri da qui) Palazzo Santa Chiara ha già messo nero su bianco la volontà di essere presente, se possibile, al processo.
La nota di Palazzo Santa Chiara
«L’Amministrazione comunale di Chivasso – si legge infatti in una nota diffusa già nel pomeriggio di mercoledì – esprime il proprio plauso e la propria gratitudine alla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e all’Arma dei Carabinieri per la vasta operazione contro la ’ndrangheta condotta nelle scorse ore, che ha portato all’esecuzione di 15 misure cautelari contro esponenti della criminalità organizzata.
L’inchiesta della DDA ha interessato otto province italiane, tra cui Torino, confermando la presenza di ramificazioni della ’ndrangheta anche nel Nord Italia».
«A nome della Città di Chivasso – ha commentato in prima persona il sindaco Claudio Castello – desidero ringraziare la DDA di Catanzaro e l’Arma dei Carabinieri per questa operazione di straordinaria importanza. La lotta alla criminalità organizzata richiede coraggio, competenza e coordinamento: oggi lo Stato ha dato un segnale forte e chiaro. Chivasso è e sarà sempre una città schierata dalla parte della legalità, della trasparenza e della giustizia. Accanto all’azione repressiva della magistratura e delle forze dell’ordine, il nostro impegno è ribadito nelle sedi giudiziarie, con la costituzione parte civile nei processi contro la ’ndrangheta, e nella società civile con progetti di educazione alla legalità nelle scuole ed il sostegno a iniziative culturali, sociali e formative promosse da realtà impegnate nella diffusione della cultura della legalità».
Ma Castello non parla mai di Chivasso…
«L’operazione – si legge ancora in una nota, che per dovere di cronaca parla sempre genericamente di «Piemonte», e non di «Chivasso», come sarebbe più corretto – ha ricostruito una complessa rete criminale legata alle cosche attive nel Vibonese, con collegamenti operativi e logistici anche in Piemonte. Gli indagati dovranno rispondere a vario titolo di associazione mafiosa, omicidio, tentato omicidio, estorsione aggravata dal metodo mafioso e detenzione di armi, anche da guerra. Il primo cittadino incaricherà un legale per considerare, in sede processuale, l’ammissione del Comune di Chivasso come parte offesa».
L’assessore Vitale
«Come sempre – ha aggiunto sui social l’assessore alla legalità Gianluca Vitale – un plauso speciale alle Forze dell’Ordine per il prezioso ed encomiabile lavoro svolto sul territorio. Noi siamo e saremo sempre al loro fianco.
Non possiamo abbassare la guardia e dobbiamo continuare a svolgere il nostro importante e fondamentale ruolo di prevenzione sul territorio.
La lotta contro le mafie non può e non dovrebbe essere strumentalizzata politicamente perché la legalità è un valore universale e trasversale e serve responsabilità comune per perseguirla se invece al contrario dovesse accadere che qualche personaggio provasse a fare un misero tentativo di strumentalizzazione politica usando termini offensivi per persone e/o istituzioni si assumerebbe la responsabilità delle proprie azioni davanti le sedi opportune. Intanto noi andiamo avanti, come sempre decisi e senza esitazioni. All’orizzonte nuovi e importanti appuntamenti per la legalità e sempre al fianco di combatte ogni giorno le organizzazioni criminali».