Nel cuore del progetto Junior Torrazza brilla la stella di Michael Louis Simonini, un attaccante classe 2008 che ha fatto della duttilità la sua dote principale. Cresciuto nel vivaio locale, Michael è passato attraverso ogni ruolo con eccellenza, fino a diventare il terminale offensivo temuto per la sua straripante prestanza fisica.
Pallone d’Oro, Simonini si racconta tra grinta e sogni di gloria
In occasione della sua candidatura al Pallone d’Oro del nostro giornale, lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua visione del calcio, tra sogni di gloria e la determinazione di chi non vuole smettere di crescere.
Qual è il primo ricordo che hai con un pallone tra i piedi e chi ti ha trasmesso questa passione?
«Il ricordo più bello risale alla stagione 2018-19, quando ho vinto il mio primo campionato insieme ai miei amici. È stata una gioia condivisa che non dimenticherò. La passione per questo sport, invece, la devo tutta a mio padre: è lui che mi ha spinto a iniziare e che mi ha trasmesso l’amore per il calcio».
Ti ricordi la tua primissima partita ufficiale? Cosa hai provato quando hai indossato la maglia della squadra per la prima volta?
«Ero davvero molto piccolo, quindi non ho un ricordo nitido della partita in sé o degli avversari, ma mi è rimasta impressa la sensazione di quel giorno. Ero semplicemente felicissimo di poter finalmente giocare una partita ufficiale e di rappresentare la mia squadra».
Se dovessi descriverti come calciatore usando solo tre aggettivi, quali sceglieresti?
«Sceglierei versatile, determinato e grintoso. Credo che rispecchino bene il mio modo di interpretare il gioco e la mia voglia di non mollare mai».
Hai qualche gesto scaramantico o una routine particolare che ripeti sempre prima di entrare in campo?
«No, non sono un tipo scaramantico. Non ho riti particolari o canzoni fisse, entro in campo concentrato solo sulla partita».
Se potessi rubare una qualità tecnica a un grande campione del presente o del passato, quale sceglieresti e perché?
«Sceglierei senza dubbio l’intelligenza calcistica di Messi. È incredibile come riesca a capire prima degli altri dove andrà il pallone e come evolverà l’azione».
Per te è più gratificante segnare un gol spettacolare o fare un recupero difensivo o un assist decisivo?
«Preferisco segnare un gol spettacolare. È una sensazione unica, la bellezza del gesto tecnico unita alla rete è sempre qualcosa di speciale per un attaccante».
Cosa ti pesa meno fare per il calcio, tra i tanti sacrifici richiesti?
«Non mi pesa affatto svegliarmi presto il sabato mattina. Quando sai che ti aspetta il campo, la fatica passa in secondo piano».
Qual è il consiglio più prezioso che un tuo allenatore ti ha dato finora e che porti sempre con te?
«Quello di mantenere sempre la calma, anche quando la pressione si fa sentire, e di dare costantemente il massimo per la squadra e per se stessi, in ogni occasione».
Se segnassi il gol vittoria nella finale del tuo torneo dei sogni, come esulteresti? Hai già un’esultanza marchio di fabbrica?
«A dire il vero non ci ho mai pensato e non ho un’esultanza fissa»