l'analisi

Nucleare, le scorie rientreranno nel 2040. Pozzi critica le politiche «errate» di Sogin

Per l’ex sindaco non è una vittoria: «La società in 15 anni non ha ancora trovato un sito»

Nucleare, le scorie rientreranno nel 2040. Pozzi critica le politiche «errate» di Sogin

Il comune di Saluggia si conferma un punto focale nel panorama della gestione dei rifiuti radioattivi in Italia, a seguito delle recenti determinazioni emerse durante il tavolo di trasparenza e partecipazione organizzato dalla Regione Piemonte.

Nucleare, le scorie rientreranno nel 2040

Gli aggiornamenti degli accordi internazionali tra Italia e Francia hanno stabilito che il rientro delle scorie italiane attualmente stoccate all’estero non avverrà prima del 2040, una data scelta per allinearsi con la messa in funzione del Deposito nazionale unico prevista per il 2039. Fino a quel momento, il sito di Saluggia continuerà a svolgere la sua funzione di stoccaggio temporaneo, supportato dall’impegno di Sogin nel garantire la massima sicurezza attraverso la manutenzione e l’adeguamento delle strutture esistenti. Entro il 2041, inoltre, è previsto che le ultime tredici tonnellate di combustibile irraggiato presenti nel deposito Avogadro vengano trasferite in Francia. Nonostante il rinvio delle scadenze, la politica regionale sottolinea la necessità di accelerare l’iter per il sito unico, attualmente al vaglio del Ministero dell’Ambiente, per ottimizzare la gestione e i costi dei depositi locali. In merito a questi sviluppi, il sindaco Libero Farinelli ha voluto rassicurare la cittadinanza e definire la linea dell’Amministrazione affermando: «Il Comune di Saluggia ha partecipato al tavolo di trasparenza e partecipazione sul nucleare organizzato dalla Regione Piemonte, confermando la propria attenzione e il proprio impegno su un tema così rilevante per il territorio. In questa sede abbiamo preso atto delle dichiarazioni secondo cui le barre di uranio custodite a Le Hauge rimarranno in Francia ancora per alcuni decenni. Alla luce di quanto emerso, riteniamo che le polemiche relative alle barre presso il Deposito Avogadro risultino, allo stato attuale, superate. Continueremo comunque a seguire con la massima attenzione l’evolversi della situazione, così come la questione legata al Deposito Avogadro, garantendo ai cittadini un’informazione puntuale e trasparente». Questa fase di transizione per Saluggia si inserisce in un contesto regionale di profondo cambiamento, che vede il territorio piemontese impegnato non solo nella sicurezza energetica, ma anche in ambiziosi progetti di sostenibilità e riforme strutturali.

Pozzi critica le politiche «errate» di Sogin

Ma se per Sogin questa è una «vittoria», un ottimo risultato c’è chi la pensa diversamente come l’ex sindaco Franco Pozzi che da sempre segue da vicino le vicende non solo saluggesi ma d’Italia in tema di nucleare.

«Sento il dovere di intervenire poiché sono rimasto sconcertato dalle recenti dichiarazioni del responsabile comunicazione di Sogin in merito alla gestione dei rifiuti radioattivi. – comincia così Pozzi che poi prosegue – Quanto affermato non corrisponde alla realtà dei fatti: invece di celebrare un presunto importante risultato ottenuto dal Governo con Sogin, l’azienda dovrebbe scusarsi per non essere riuscita, in ben quindici anni, a realizzare il Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi con annesso Parco Tecnologico. Si tratta di un compito ricevuto nel 2010 con un decreto dell’allora Governo Berlusconi ed è grave che, dopo tre lustri, non sia stato nemmeno individuato il sito idoneo. Di questo fallimento bisognerebbe chiedere scusa a chi ha conferito l’incarico, con la speranza che chi succederà agli attuali vertici sappia operare con maggiore efficacia.
A suo tempo, avevo molto apprezzato l’apertura del sindaco Daniele Pane, il quale si era detto disponibile a ospitare l’intero Parco Tecnologico a Trino, previo esito positivo delle analisi geotecniche e ambientali. Egli aveva compreso, come già accaduto negli Anni Ottanta per la centrale nucleare prima del referendum, l’importanza strategica del sito e i benefici enormi che ne sarebbero derivati per tutto il circondario grazie ai contributi economici previsti.
In linea di principio, sono favorevole all’acquisizione dell’impianto Avogadro per garantire un unico gestore dei rifiuti radioattivi, tuttavia è necessario fare chiarezza sulla sicurezza. Nel 2014, l’allora Ispra dichiarò che la piscina contenente gli elementi di combustibile poteva operare solo a breve-medio termine, ma ad oggi lo stato reale di tale struttura resta ignoto. Esiste una convenzione, risalente a quando ero assessore io (il sindaco era Giovanni Olivero), che impone che il Comune entri in possesso dei dati sulla radioattività della piscina e degli scarichi, e preveda anche visite nel sito. Chiedo quindi alla maggioranza attuale di rendere pubblici questi risultati e di chiarire l’esito delle ultime visite tecniche, di cui non si ha più notizia dai tempi del sindaco Firmino Barberis. Se Sogin deciderà di procedere con l’acquisizione, dovrà farlo al costo simbolico di un euro, poiché i costi e le problematiche di gestione della piscina e del bunker saranno estremamente onerosi per molti anni a venire.
Anche il secondo obiettivo di Sogin, ovvero lo smantellamento degli impianti, segna pesantemente il passo. Se sulle centrali è stato fatto un lavoro discreto, la gestione del ciclo del combustibile presenta criticità allarmanti. Il progetto Cemex è stato approvato dal Governo nel 2013, ma l’opera è ferma e non si conosce l’esito della terza gara d’appalto. La parte civile esiste, ma il Comune non sembra prendere posizione. Parallelamente, l’impianto WMF per il trattamento dei rifiuti in acciaio, approvato nel 2014, sembra essere sparito dai radar, così come non si hanno notizie del D2 o della richiesta di ampliamento del deposito 2300 presentata al Comune. In sintesi, siamo di fronte a ritardi colossali e gli unici a essere soddisfatti sono i francesi e gli inglesi, che continueranno a ricevere milioni di euro per lo stoccaggio dei nostri rifiuti che l’Italia non è ancora in grado di riportare sul proprio territorio.
Non sarebbe male che il Comune convincesse Sogin (che io chiamerei Sogrin – Società Gestione Ritardi Impianti Nucleari ) a convocare un incontro pubblico a Saluggia per spiegare la situazione».