Numeri che parlano, ma dicono cose opposte a seconda di chi li legge. Il bilancio del Comune di Chivasso chiude con un avanzo libero di circa 2,7 milioni di euro, una cifra che ha scatenato un vero e proprio terremoto politico tra Palazzo Santa Chiara e i banchi dell’opposizione.
2 milioni e 700 mila euro: ecco l’Avanzo della discordia
Per l’assessore al Bilancio Chiara Casalino, i dati del rendiconto di gestione 2025 sono il ritratto di un Comune in salute. Con un risultato di amministrazione complessivo di 17,7 milioni e un debito pro capite sceso alla cifra irrisoria di 17 euro per abitante (erano 28 euro due anni fa) l’Amministrazione rivendica una gestione prudente.
«Un avanzo non significa che abbiamo lasciato i soldi fermi – spiega Casalino – ma che alcuni iter di spesa non si sono conclusi entro l’anno. È il segno di una gestione equilibrata e responsabile. Queste risorse saranno reinvestite già nelle prossime settimane per la comunità».
Di tutt’altro avviso è Claudia Buo, capogruppo di LiberaMente Democratici, che vede in quei milioni inutilizzati la prova di un’incapacità cronica di trasformare le tasse in servizi. Secondo Buo, l’avanzo pesa circa 220 euro a famiglia: soldi prelevati ai chivassesi e rimasti «in banca» nonostante le emergenze cittadine.
Le critiche di LiberaMente
«L’avanzo non è una medaglia – attacca Buo – ma il segnale di un’amministrazione che non sa programmare. Ci dicevano che non c’erano 40 mila euro per il dormitorio, e ora ne troviamo 2,7 milioni in cassa. È un assalto alla diligenza in vista della campagna elettorale».
«La lettura è molto semplice – tuona Buo – per l’ennesimo anno questa Amministrazione dimostra di non avere la capacità di programmare, controllare la spesa e misurare di conseguenza il prelievo fiscale. Perché di questo si tratta.
La città continua a convivere con strade ammalorate, impianti sportivi invecchiati, edifici pubblici problematici, manutenzioni insufficienti, sicurezza debole e servizi per le fasce più fragili continuamente ridotti.
Per fare un esempio concreto, ci hanno raccontato che non c’erano neppure 40 mila euro per il dormitorio, e oggi ci troviamo con 2,7 milioni di euro di avanzo libero. È questo il governo che ci meritiamo?
La nostra proposta è chiara: l’avanzo libero deve essere destinato a interventi di interesse collettivo. Non a contributi distribuiti a pioggia, non a operazioni utili a coltivare interessi particolari, non a scelte pensate solo per alimentare consenso.
Le priorità sono sotto gli occhi di tutti e sono tutte ugualmente importanti.
La prima è la manutenzione stradale e il decoro urbano. Sono temi dimenticati, soprattutto nelle zone periferiche, ma ormai anche nel centro cittadino. Il degrado è evidente. Ci sono tratti di strada che non sono più percorribili decentemente nemmeno in auto, figuriamoci in bicicletta. Smettiamola di riempirci la bocca di ciclabili, mobilità sostenibile e grandi visioni, se poi non si è nemmeno capaci di garantire strade sicure e marciapiedi decorosi.
Siamo arrivati al punto che questa Amministrazione celebra sui social le semplici manutenzioni ordinarie come eventi eccezionali. Una buca chiusa, un marciapiede sistemato, un tratto di asfalto rifatto non dovrebbero essere materiale da propaganda: dovrebbero essere la normalità minima di un Comune che funziona. Serve un piano emergenziale di risistemazione delle strade, partendo da quelle realmente più ammalorate, non dalle solite zone dove conviene politicamente intervenire.
La seconda priorità è l’abbattimento della scuola Marsan. È una vicenda che ormai ha superato il limite del buon senso. Esistono valutazioni assunte dal Comune che evidenziano la presenza di materiali contenenti amianto e, invece di affrontare il tema in modo netto, l’Amministrazione continua a cercare qualcuno a cui assegnare quella struttura: prima il Politecnico, poi l’ASL, ora il CISS.
Noi diciamo una cosa molto semplice: la salute pubblica e l’ambiente non si tutelano riempiendo i social di aria fritta. Si tutelano con atti concreti, anche quando sono meno appariscenti. La Marsan va abbattuta, l’area va restituita ai cittadini e va aperto un confronto vero con i residenti del nord ferrovia per decidere insieme cosa realizzare al suo posto.
La terza priorità riguarda gli impianti sportivi, a partire dai principali, come il campo sportivo Paolo Rava e la piscina comunale, fino agli impianti dedicati agli sport cosiddetti minori. Al Paolo Rava la pista di atletica non è più omologabile, gli spogliatoi sono da anni inagibili e la struttura necessita di un intervento serio. Non è un impianto marginale: viene utilizzato principalmente dal GS Chivassesi per l’atletica, ma è anche a disposizione di realtà che si occupano di disabilità e delle scuole di ogni ordine e grado. Rifare la pista e riqualificare la struttura significa investire su giovani, sport di base, disabilità, famiglie e identità cittadina. Ma non solo: significa anche dare a Chivasso la possibilità di tornare a ospitare eventi sportivi di rilievo regionale e nazionale.
Chivasso ha ricevuto in eredità strutture importanti da amministratori lungimiranti, come il socialista Paolo Rava. Oggi il minimo è conservarle, adeguarle e renderle di nuovo all’altezza della città.
La piscina comunale, gestita da Libertas Nuoto Chivasso, è un impianto centrale per la città: serve il nuoto libero, i corsi, l’attività sportiva, le famiglie e il lido estivo. Anche qui servono interventi migliorativi, perché una struttura pubblica così frequentata deve essere moderna, efficiente e pienamente fruibile. Non è un lusso: è un servizio pubblico e sportivo che deve essere mantenuto in condizioni adeguate.
La nostra paura è che, ancora una volta, l’avanzo diventi terreno di spartizione politica. Da Palazzo Santa Chiara arrivano segnali tutt’altro che rassicuranti: litigi furiosi, parole grosse, urla per accaparrarsi fette più o meno grandi di queste risorse in vista della campagna elettorale ormai prossima. Siamo al solito assalto alla diligenza. Uno spettacolo davvero poco edificante.
Si parla con insistenza di investimenti sul campo Pastore, pur in presenza di un affidamento diretto a un’associazione politicamente molto vicina al PD, con convenzioni sottoscritte, impegni di investimento e garanzie fideiussorie previste di cui, ad oggi, non si è visto traccia. Nel caso, siamo pronti a chiedere, a tutela dell’interesse pubblico, la massima trasparenza in tutte le sedi opportune.
Vediamo grandi appetiti anche sul settore culturale, o forse sarebbe meglio dire teatrale: si preannunciano stagioni scintillanti, inaugurazioni, rinfreschi e passerelle. Nessuno mette in discussione il valore della cultura. Ma quello che abbiamo visto in questi anni è spesso ben altra cosa: iniziative utili più all’immagine e alle relazioni politiche che alla costruzione di una vera politica culturale per la città.
Vorrei ricordare una cosa semplice: quei soldi non sono del Sindaco, non sono della Giunta, non sono degli assessori e non sono dei gruppi di maggioranza. Sono denari dei cittadini chivassesi».