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«Mater», una luce rossa accesa su Torino che illumina i ricordi dei «fratelli di culla»

La brusaschese Arianna Meneghello tra i curatori del libro che racconta storie di radici ritrovate all’ex IPIM

«Mater», una luce rossa accesa su Torino che illumina i ricordi dei «fratelli di culla»

In un angolo silenzioso di Torino, dove Corso Giovanni Lanza incrocia viale Enrico Thovez intrecciandosi con la quiete della collina, sorge un luogo che per decenni ha custodito i primi respiri e i sogni fragili di molti bambini. Quella che un tempo era l’ex clinica Sanatrix divenne nel 1954 l’Istituto provinciale per l’infanzia e la maternità (IPIM), un brefotrofio che fino al 1981 ha accolto piccoli nati da madri che non potevano riconoscerli o ragazze madri in cerca di un futuro possibile.

Da ex brefotrofio a spazio d’arte: la nascita di «Mater»

Oggi quegli spazi vibrano di una nuova energia grazie a «Flashback Habitat», nato da un’idea dell’artista Alessandro Bulgini, ma le mura conservano ancora l’eco di una storia collettiva che ha finalmente trovato una voce nel libro «Mater: Storie di nativi e tate dell’Istituto provinciale per l’infanzia e la maternità di Torino».

L’idea di quest’opera nasce dal desiderio profondo di tre curatori (Michele Coppi, la brusaschese Arianna Meneghello e Cesare Bellocchio Brambilla) di infondere un’anima ai documenti d’archivio, trasformando la fredda cronaca storica in un racconto pulsante di vissuti personali.

I «nativi» e i simboli del ritorno

Il termine «nativi», scelto con sensibilità dal direttore artistico Bulgini, definisce quegli ex bambini che, a distanza di anni, hanno sentito il richiamo di quella che considerano ancora la loro «prima casa» sopra la testa. A tutti loro, quando varcano per la «seconda prima volta» la soglia dell’ex IPIM, regala una piuma, riferimento a Peter Pan, e una sedia con il loro nome, il loro «posto nel mondo».

Tornando tra quelle stanze, molti hanno ritrovato i propri compagni di culla e, soprattutto, le loro tate, donne giovanissime che all’epoca arrivarono da diverse regioni d’Italia offrendo un amore così autentico da essere chiamate «mamme» dai piccoli ospiti dell’istituto.

Il volume raccoglie le testimonianze di ventiquattro autori che, con estremo coraggio, hanno scelto di mettere nero su bianco frammenti della propria identità, a volte protetti da un velo di riservatezza per la delicatezza dei temi trattati. Tra le pagine si intrecciano storie di abbandoni e di rinascite, sottolineando come il legame tra madre e figlio resti un pilastro universale e immutato dell’esperienza umana.

La storia di Arianna: il filo che unisce due mondi

Per Arianna, una delle curatrici, questo progetto rappresenta anche un omaggio affettuoso a Brusasco, il paese che l’ha accolta dopo i primi mesi di vita all’ex IPIM e che da sempre sente profondamente come la propria casa.

E c’è anche Arianna in questo libro, con le sue due mamme, i suoi due compleanni, il ricordo delle greche sui pavimenti anche se aveva solo pochi mesi quando li ha attraversati per l’ultima volta, quel filo sottile partito a pochi mesi che unisce i due mondi come nell’epica:

«Mi chiamo Arianna; la mia mamma e il mio papà sono venuti a prendermi in una grande casa, mi hanno portato a casa loro, mi hanno comprato tanti giochi e mi vogliono bene».

L’iconografia e il faro luminoso sulla città

Ogni dettaglio di «Mater» è intriso di simbolismo, a partire dalla fotografia d’epoca in copertina che ritrae una donna e un bambino mentre varcano il cancello verso l’esterno: un’immagine che per i nativi rappresenta la libertà e l’inizio di un nuovo cammino nel mondo. Anche la piuma, come detto chiaro riferimento al mondo di Peter Pan, è diventata il loro segno distintivo, un dono simbolico che accoglie chiunque torni a visitare questi luoghi carichi di memoria.

Alta sul tetto della struttura, un’installazione luminosa rossa con la scritta «Mater» veglia sulla città, visibile da Corso Vittorio, quasi a voler ricordare che nessuna storia deve andare perduta.

L’appuntamento: il ritorno alle radici

Dopo gli impegni al Salone del Libro di Torino, questo delicato mosaico di memorie sarà presentato ufficialmente il 30 maggio, alle 16, proprio lì dove tutto ebbe inizio, in Corso Giovanni Lanza 75, presso l’Area Talk di Flashback Habitat. Sarà un momento per fermare il tempo, riscoprire radici communes e ascoltare le voci di chi ha saputo trasformare le ombre del passato in una luminosa eredità collettiva.