Ancora una volta, il Partito Democratico si trova a fare i conti con un’impasse che sembra non avere via d’uscita. L’ultimo vertice di martedì scorso, svoltosi sotto l’occhio vigile del segretario metropolitano Marcello Mazzù, si è concluso con l’ennesima fumata nera. Un nulla di fatto che pesa come un macigno sul futuro della sezione locale, incapace di trovare una sintesi tra le diverse anime che la compongono.
PD, scontro “interno”: salta ancora l’accordo sul congresso
Al centro dello scontro c’è la visione strategica del prossimo congresso. L’attuale direttivo, con in testa il segretario Massimo Corcione, spinge con forza verso la strada dell’unitarietà.
L’obiettivo è chiaro: arrivare a un accordo preventivo sul nome del nuovo segretario per evitare una conta interna che rischierebbe di lasciare ferite aperte proprio alla vigilia delle elezioni amministrative del prossimo anno. Secondo Corcione, un segretario scelto all’unanimità avrebbe l’autorità necessaria per proporre un candidato sindaco autorevole e rappresentativo dell’intero schieramento.
Al contrario, il ricorso alle primarie viene visto come un elemento di fragilità: chiunque dovesse spuntarla con un margine ridotto si troverebbe a guidare una coalizione monca, priva del sostegno convinto di quasi metà del partito.
Corcione – Pentenero, prova di forza
A questa linea di prudenza e continuità si oppone però la corrente che fa riferimento alla consigliera regionale Gianna Pentenero. Qui la strategia sembra virare verso una prova di forza più identitaria, con la volontà di marcare il territorio e imporre un ricambio generazionale o di visione. Il conflitto non è solo di metodo, ma si personalizza sui nomi dei possibili candidati alla segreteria: da una parte l’area Corcione punta su Claudio Cavi – figura paradossale, essendo stato in passato molto vicino proprio alla Pentenero – mentre dall’altra si fa il nome del giovane Massimiliano Tantillo, espressione della volontà di rinnovamento dell’area che fa capo alla consigliera regionale.
Il rischio, tuttavia, è che questa instabilità interna finisca per riverberarsi pesantemente sulla sfida per la poltrona di sindaco. Se il PD dovesse arrivare frammentato alle primarie di coalizione, magari contrapponendo due candidati propri a un terzo profilo civico, ne uscirebbe inevitabilmente indebolito. Una debolezza che potrebbe risultare fatale, specialmente se dovesse concretizzarsi la riforma elettorale che punta alla vittoria al primo turno. Guardando al passato, la storia locale insegna che senza il paracadute del ballottaggio il centrosinistra avrebbe faticato non poco: molte vittorie storiche, non ultima quella del Castello bis, sono arrivate proprio grazie alla capacità di recupero nel secondo turno, laddove il centrodestra è spesso apparso in vantaggio al primo scontro.
Il toto sindaco
Nel «toto-sindaco» che accompagna queste manovre congressuali, i nomi sul tavolo per ora ci sono quelli di Pasquale Centin, Gianluca Vitale e proprio Gianna Pentenero. Centin, attuale vicesindaco e uomo di fiducia dell’apparato, rappresenta la linea della continuità con le due giunte Castello, pur essendo (sulla carta) più vicino a Pentenero.
Sul fronte opposto, la Pentenero potrebbe sfruttare la metà del suo mandato in Regione (o la fine in caso di «promozione» del presidente Alberto Cirio a Roma) per tentare la carta del primo cittadino, mettendo a disposizione la sua esperienza istituzionale in una sfida che si preannuncia complessa.
In questo scenario di attesa e tensione, le uniche dichiarazioni ufficiali restano quelle, quasi rassegnate, di Massimo Corcione. Il segretario uscente continua a invocare l’unità, leggendo tra le pieghe del dibattito un eccesso di personalismi che rischia di offuscare il bene comune del partito. Nonostante gli appelli, però, la quadra sembra ancora un miraggio.
I prossimi giorni saranno decisivi per capire se prevarrà il pragmatismo o se il PD sceglierà la strada dello scontro frontale, con tutte le incognite elettorali che ne conseguono.