Sindaco di lungo corso Renato Cambursano, forte anche della sua lunga esperienza in campo amministrativo dialoga sul nuovo Piano Regolatore che domani giovedì 28 maggio, il Consiglio Comunale dovrà approvare.
Cambursano, giovedì 28 maggio il Consiglio Comunale approverà il nuovo PRGC. Cosa ne pensi?
“ Nella Relazione illustrativa della Variante Generale al PRGC di Chivasso si legge che la popolazione, nei prossimi vent’anni, dal 2023 al 2043, è prevista in calo del 6,30%, passando dai 26.319 abitanti al 31 dicembre 2023 a 24.661 abitanti.
Questo trend negativo non è nuovo: è iniziato nel 2018 e in sei anni la popolazione è diminuita di quasi 900 unità.
Nonostante ciò, il nuovo Piano Regolatore sembra costruito su una prospettiva del tutto diversa, immaginando una città che possa avvicinarsi ai 30.000 abitanti. È una previsione che, alla luce dei dati demografici riportati negli stessi documenti di Piano, richiede una spiegazione politica e tecnica molto più convincente di quella fornita finora.
Il punto è semplice: se la popolazione cala, perché si prevede nuovo carico urbanistico? Perché si aumenta la capacità edificatoria? Perché si consumano nuove aree invece di concentrarsi con decisione sul recupero dell’esistente?
Nella stessa Relazione viene richiamato il PTC2, Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, dove si evidenziano due aspetti fondamentali.
Primo: a Chivasso è presente uno stock abitativo inutilizzato, cioè case vuote. Il dato indicato è pari a 1.362 abitazioni. Nei documenti comunali, tuttavia, una parte significativa di queste abitazioni viene ricondotta alla categoria delle seconde case. È una classificazione che merita un approfondimento serio, anche sotto il profilo fiscale e patrimoniale.
Secondo: Chivasso è individuata tra i Comuni con un consistente fabbisogno abitativo sociale. Questo significa che il tema vero non è costruire nuove villette o nuovi comparti residenziali indistinti, ma dare risposte a chi ha bisogno di casa, di edilizia sociale, di servizi e di una città più accessibile.
Su questo, invece, il Piano appare debole.
Il Sindaco Castello e l’assessore Centin avevano presentato il percorso del PRGC con lo slogan “il PRGC lo fate voi”, invitando i cittadini a presentare proposte partecipative. Ma era chiaro fin dall’inizio che quelle proposte avrebbero avuto un valore soltanto indicativo e che le scelte sarebbero rimaste nelle mani dell’Amministrazione.
Il problema politico è proprio questo: oggi occorre capire con quali criteri siano state accolte alcune richieste e respinte altre. Perché in urbanistica non basta dire “abbiamo scelto noi”. Bisogna spiegare perché”.
In che modo, secondo te, sono state operate queste scelte?
“Attraverso diversi strumenti urbanistici.
Da un lato, sono state individuate nuove aree edificabili o sono stati modificati indici edificatori. Dall’altro, è stata introdotta una forma di perequazione urbanistica che riguarda oltre 220.000 metri quadrati di superficie territoriale, in gran parte agricola e periferica, destinata prevalentemente a verde e in minima parte a parcheggi.
Ora, sia chiaro: la perequazione urbanistica non è di per sé uno strumento sbagliato. Può essere utile, se ben regolata, trasparente e sorretta da un chiaro interesse pubblico. Ma proprio perché produce effetti patrimoniali rilevanti, deve essere disciplinata con estrema chiarezza”.
Che cos’è, in concreto, questa perequazione?
” La perequazione urbanistica prevede che alcune aree vengano cedute gratuitamente al Comune per servizi pubblici, mentre la capacità edificatoria viene trasferita su altri lotti.
Il problema, nel caso chivassese, è che il meccanismo non appare sufficientemente chiaro. Non si comprende fino in fondo se il trasferimento sia obbligatorio o facoltativo, quali siano i criteri di scelta delle aree, quali costi futuri ricadranno sul Comune per realizzare e mantenere le opere previste, e quali effetti economici si determineranno sui terreni interessati.
La consigliera Claudia Buo, per il gruppo LiberaMente Democratici, aveva chiesto con quali criteri fossero state scelte queste aree, proprio per escludere qualunque rischio di scelte discrezionali o non adeguatamente motivate. Una risposta chiara, però, non è arrivata.
Questo è il punto politico: quando un Piano Regolatore produce aumenti di valore per alcune aree e non per altre, l’Amministrazione ha il dovere di spiegare in modo trasparente le ragioni urbanistiche delle proprie decisioni.
L’articolo 54 della Costituzione ricorda che i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche devono adempierle con disciplina e onore. Disciplina significa rispetto delle regole. Onore significa trasparenza, correttezza e rispetto dell’interesse generale.
Su questo terreno, il nuovo PRGC presenta ombre che non possono essere liquidate come polemica politica”.
Stai dicendo cose molto pesanti.
” Sto dicendo cose verificabili sui documenti.
Nella Proposta Tecnica, alcuni lotti di completamento avevano determinati indici edificatori. Nel passaggio al Preliminare e poi al Definitivo, per alcuni di questi lotti gli indici risultano modificati, con un conseguente aumento della capacità edificatoria.
Questo significa una cosa molto concreta: più metri quadrati edificabili, quindi maggiore valore potenziale delle aree.
I cittadini hanno diritto di sapere quali siano i lotti interessati, quali modifiche siano state introdotte, quali siano le motivazioni tecniche e urbanistiche e se esistano situazioni che richiedano particolare attenzione sotto il profilo dell’opportunità amministrativa.
In particolare, tra i lotti oggetto di modifica risultano aree riconducibili a soggetti noti o comunque vicini alla vita amministrativa cittadina. Proprio per questo, sarebbe stato necessario un supplemento di trasparenza: non per accusare qualcuno, ma per tutelare l’Amministrazione, il Consiglio Comunale e la credibilità del Piano.
Un PRGC non deve solo essere legittimo. Deve anche apparire imparziale, coerente e costruito nell’interesse generale.
Il numero dei lotti di completamento, inoltre, è cresciuto sensibilmente nel corso dell’iter: dai 25 inizialmente indicati nella Proposta Tecnica, si è passati a un numero molto più elevato nelle fasi successive. Anche questo passaggio avrebbe meritato una spiegazione politica chiara, soprattutto quando alcune aree risultano collocate in contesti che appaiono più agricoli che realmente di completamento”.
E sulle nuove aree residenziali?
“Anche lì ci sono aspetti che non convincono.
Per esempio, sull’area NR5, come LiberaMente Democratici abbiamo presentato un’osservazione formale e motivata, che non è stata accolta. Anche in questo caso, il tema non è fare processi alle intenzioni, ma chiedere chiarezza.
Quando un terreno agricolo o non edificabile viene inserito in una previsione di trasformazione urbanistica, il suo valore cambia. Questo è un dato oggettivo. Per questo ogni scelta deve essere accompagnata da una motivazione solida, pubblica e comprensibile.
Il PRGC non può diventare una somma di risposte puntuali a richieste private. Deve essere una visione complessiva della città”.
Gli interventi di rigenerazione urbana, però, non sono positivi?
“In linea teorica sì. La rigenerazione urbana dovrebbe essere il cuore di un buon Piano Regolatore: recuperare aree dismesse, riqualificare l’esistente, ridurre il consumo di suolo, riportare funzioni e servizi dentro la città costruita.
Ma anche qui bisogna guardare i numeri.
Nel Preliminare, per l’area ex IMPREVIB erano previsti circa 20.000 metri quadrati destinati a futuri 500 abitanti aggiuntivi. Nel Definitivo, l’area destinata a questo scopo risulta diminuita di circa 3.500 metri quadrati e gli abitanti insediabili scendono a 412, cioè 88 in meno.
Nello stesso tempo, però, gli abitanti previsti nei lotti di completamento aumentano.
Questo è politicamente contraddittorio. Da un lato si riduce la spinta sulla rigenerazione urbana, dall’altro si aumenta il peso dei lotti diffusi. È l’opposto di ciò che una città con popolazione in calo e case vuote dovrebbe fare”.
E sulle aree produttive?
“Anche qui il Piano è debole.
Dopo la vicenda CHIND, con oltre 100.000 metri quadrati ceduti a 12 euro al metro quadrato e destinati a impianti fotovoltaici invece che a insediamenti industriali capaci di creare lavoro qualificato, ci si sarebbe aspettati una strategia molto più chiara per l’attrazione di imprese vere.
Invece, l’area NP1, collocata a ovest della discarica, presenta criticità evidenti: accessibilità difficile, necessità di infrastrutture, fasce di rispetto ferroviarie, presenza della Roggia Campagna, linee elettriche e un oleodotto.
È legittimo chiedersi se quella sia davvero un’area pensata per lo sviluppo industriale o se, nei fatti, finirà per essere destinata ancora una volta a grandi impianti fotovoltaici.
La nostra posizione è diversa: se in futuro servirà davvero una nuova area industriale per aziende che portano occupazione, si potrà procedere con una variante specifica, motivata e costruita su un progetto concreto. Non serve oggi impegnare suolo e previsioni urbanistiche senza una strategia industriale credibile”.
E sul consumo di suolo?
“I numeri parlano da soli. Con questa variante, sommando consumo di suolo urbanizzato, irreversibile e reversibile, si arriva a un consumo complessivo pari al 15,86%. È un dato molto elevato, superiore al doppio di quello della Città Metropolitana di Torino, pari al 7,82%, e quasi triplo rispetto al dato regionale piemontese, pari al 5,80%. In una città che perde abitanti, con molte abitazioni inutilizzate e con un fabbisogno sociale evidente, continuare a prevedere nuovo consumo di suolo, peraltro diffuso a richiesta dei singoli è una scelta politicamente sbagliata. Non è una posizione ideologica. È buon senso amministrativo”.
C’è anche il tema del bosco a nord di CHIND.
“Sì. A nord di CHIND è presente un bosco perenne sottoposto a tutela regionale, già interessato in passato da interventi che ne hanno ridotto la consistenza.
Considerato che nell’area sono in corso o previste ulteriori operazioni legate a impianti fotovoltaici, avevamo proposto non solo di salvaguardare quel bosco, ma di ampliarne la tutela sino ai confini naturali e infrastrutturali dell’area: la Strada Statale 26 a est, la strada comunale per Pogliani a nord, CHIND a sud e il limite individuato a ovest.
La proposta è stata respinta.
Anche qui la domanda è semplice: perché? Quali interessi pubblici prevalenti giustificano il mancato ampliamento della tutela? Quali trasformazioni sono previste o prevedibili su quei terreni?
Sono domande che porteremo in tutte le sedi istituzionali competenti, a partire dalla Regione Piemonte, perché un Piano Regolatore deve essere valutato anche per gli effetti ambientali e territoriali che produce”.
Concludendo?
” Per la seduta del Consiglio Comunale dell’8 marzo 1993, convocata per approvare la Variante Generale del Piano Regolatore, quattro consiglieri DC — Giuliana Carnevale, Marco Elzi, Enrico Savino e il sottoscritto — presentarono emendamenti anche cartografici.
Su quegli emendamenti il Segretario generale facente funzione avrebbe dovuto esprimere formalmente il parere di legittimità. Non lo fece subito. Dopo un confronto molto duro, gli emendamenti vennero comunque posti ai voti. La maggioranza votò contro, ma furono approvati con il sostegno dell’allora sinistra. Il Sindaco Ardito si dimise.
Quell’orribile proposta di nuovo PRGC non venne mai approvata.
A dicembre Francesco Lacelli venne eletto Sindaco e Pasquale Centin fu nominato assessore al Bilancio.
Oggi la domanda è politica: gli eredi di quella tradizione cosa faranno?
Approveranno un Piano che aumenta il consumo di suolo, non risponde al calo demografico, non mette al centro il fabbisogno abitativo sociale e non chiarisce fino in fondo i criteri con cui alcune aree vengono valorizzate?
Oppure avranno il coraggio di fermarsi, pretendere trasparenza e rimettere al centro l’interesse generale della città?
Lo vedremo giovedì prossimo”.