“Dallo Stretto di Hormuz a Chivasso: la sinistra ha trasformato il dibattito politico in uno scontro polarizzato, alimentando populismi. Lo certificano la realtà dei fatti e le riflessioni di figure storiche della stessa sinistra, come Luciano Violante“. Inizia così la lunga analisi di Clara Marta, consigliera comunale di Forza Italia, che chiude chiedendo di togliere la bandiera della Palestina da Palazzo Santa Chiara.
Clara Marta: “Via la bandiera della Palestina del Comune”
“Oggi tutti celebrano la Giornata Mondiale dell’Ambiente. Sia chiaro: la tutela dell’ambiente è una cosa maledettamente seria. I fiumi non si inquinano, i mari si proteggono e, come certificano i dati di “Pianeta 2030”, l’Italia è addirittura leader in Europa nel riciclo dei rifiuti industriali e nell’economia circolare di acciaio e carta. Il problema sorge quando la scienza e la geopolitica vengono violentate dall’ideologia di sinistra.
Oggi sul Corriere viene intervistata la climatologa Friederike Otto, la quale dichiara testualmente che gli eventi estremi accentuano sessismo e razzismo e che non ridurremo il climate change senza abbattere le disuguaglianze. Siamo alla follia totale, questi si sono bevuti il cervello! Usano l’ambiente come cavallo di Troia per realizzare un progetto politico. Ed è la stessa identica cappa ideologica che subiamo sulla politica estera, dove la sinistra pretende di trasformare le tragedie del mondo in una tifoseria da stadio, arrivando a esporre stabilmente la bandiera della Palestina sui locali del Comune di Chivasso.
Visto che amate sventolare bandiere, mi ricollego all’interrogazione del collega, il Consigliere Bruno Prestia, sulla presenza fissa di quel vessillo. Guardiamo in faccia la realtà internazionale e la storia che fate finta di non vedere. Nessuno di noi qui dentro condivide o difende la politica di Netanyahu, sia chiaro. Ma da qui a fare il tifo per Hamas ce ne passa! Hamas non è un movimento di partigiani del coraggio, come qualcuno vorrebbe far credere: Hamas è un gruppo terrorista jihadista che tiene in ostaggio il suo stesso popolo.
La notizia pesante di queste ore è che anche Hezbollah – l’altra milizia che di fatto controlla il Libano – ha deciso di rifiutare la tregua. Una tregua che era stata proposta per fermare gli attacchi nel sud del Libano. Proprio lungo il confine tra il Libano meridionale e il nord d’Israele si annidano questi terroristi che da anni bombardano, minacciano e uccidono i civili nei villaggi di frontiera. Questa è la realtà storica. Si era arrivati a uno spiraglio di tregua perché l’amministrazione Trump ha fatto capire chiaramente che l’attenzione internazionale è rivolta all’Iran e alla sicurezza dello Stretto di Hormuz. Eppure, i terroristi la rifiutano. Si tratta esattamente della stessa tregua voluta dall’ONU quindici anni fa, quando inviò i caschi blu stabilendo che non potessero esserci milizie armate anti-israeliane a due passi dal confine. I caschi blu non hanno fatto nulla.
Per rispondere a questa tifoseria, voglio citare un saggio fondamentale: Politica e menzogna, edito da Einaudi nel 2013. L’autore è Luciano Violante — ex magistrato, ex presidente della Commissione Antimafia e della Camera dei Deputati. Di certo non un uomo di centrodestra. Violante scrive che la menzogna rivolta ai cittadini rappresenta una ferita profonda per il patto democratico e che, quando i leader mentono al popolo per convenienza, l’informazione si trasforma in pura propaganda.
Ed è esattamente quello che state facendo voi della sinistra a Chivasso: usate sistematicamente la menzogna nel discorso politico e fate propaganda coprendola di finto buonismo. Un fatto inaccettabile. Al netto delle vostre bugie, sbandierate il fatto che Paesi come Spagna, Norvegia e Irlanda abbiano annunciato il riconoscimento dello Stato di Palestina. Ma dietro l’apparente slancio diplomatico si nasconde una verità tecnica e scomoda: nelle attuali condizioni, questo riconoscimento non ha alcun senso pratico ed è solo un’illusionistica e pericolosa forzatura.
Dal punto di vista del diritto internazionale, uno Stato per esistere deve soddisfare criteri minimi: un territorio definito, una popolazione stabile, un governo che eserciti un controllo effettivo e la capacità di instaurare relazioni con altri Stati. La Palestina, oggi, non possiede nulla di tutto ciò. La Cisgiordania è frammentata, mentre Gaza è saldamente nelle mani di un gruppo jihadista. Non esiste continuità politica o amministrativa, non c’è un governo unitario, non c’è una moneta nazionale, non c’è il controllo dei confini o dello spazio aereo. Manca lo scheletro minimo di uno Stato!
Riconoscere unilateralmente la Palestina non cambia la realtà sul terreno, non smantella Hamas e non avvicina la pace. Anzi, ottiene l’effetto opposto: legittima politicamente un’entità che non ha mai rinnegato la lotta armata.
Persino una figura storicamente di sinistra come il cantautore Francesco De Gregori ha espresso posizioni nette contro l’inaccettabile tifoseria ideologica che si è creata attorno a questo conflitto. E persino lo scrittore Erri De Luca — che io detesto politicamente — ha avuto il coraggio di dire ai suoi compagni di parte che quello a Gaza non è un genocidio, venendo per questo immediatamente censurato e cacciato dal Festival di Salerno da una camarilla di intellettuali da circoletto rosso.
La politica estera non si fa con i simboli, con le risoluzioni di comodo o con i proclami a tavolino, tantomeno a Chivasso. La pace passa solo per un processo negoziale serio, per compromessi reciproci e per il mutuo riconoscimento del diritto all’esistenza. Togliete quella bandiera di parte dai locali comunali: fare i passacarte della propaganda di Hezbollah e delle milizie di Hamas non vi rende più umani, vi rende solo complici di una menzogna ideologica.
Siccome la legalità è una scelta quotidiana, e questa amministrazione è responsabile del rispetto delle regole, vi ricordo che l’esposizione delle bandiere è disciplinata in maniera ben precisa dal Decreto del Presidente della Repubblica numero 121 del 7 aprile 2000. Al Capo IV — recante “Disposizioni generali e finali” — all’articolo 8, comma 1, il decreto recita testualmente: “All’esterno e all’interno degli edifici pubblici si espongono bandiere di Paesi stranieri solo nei casi di convegni, incontri e manifestazioni internazionali, o di visite ufficiali di personalità straniere, o per analoghe ragioni cerimoniali […], salve le regole di cerimoniale da applicare in singole occasioni su indicazione del Governo”.
L’esposizione fissa di quella bandiera è quindi una palese violazione della normativa vigente. Toglietela.