Il caso

Bandiera della Palestina in Comune, AVS replica a Clara Marta

Davico e Dutto: "Una bandiera che dovrebbe unire e non dividere, ma evidentemente non è così per chi ha smarrito ogni forma di empatia e di solidarietà"

Bandiera della Palestina in Comune, AVS replica a Clara Marta

Le parole di Clara Marta, consigliera di Forza Italia a Palazzo Santa Chiara, sulla presenza della bandiera della Palestina in Comune, hanno acceso il dibattito politico cittadino.

Bandiera della Palestina in Comune, AVS replica a Clara Marta

A replicare alle sue parole sono Veronica Davico, consigliera comunale AVS Chivasso, e Frediano Dutto, segretario Circolo Sinistra Italiana “Pinuccia Bagnaschi”.

“I sacri furori della consigliera Clara Marta non sembrano placarsi. Prima se la prende con il legame che viene fatto fra disuguaglianza e disastri ambientali, poi con la bandiera palestinese che, dalle sue parole, sembrerebbe ricondurre nientemeno che ad Hamas.

La studiosa del clima Friederike Otto, a detta della consigliera, sbaglierebbe a legare i cambiamenti climatici a disuguaglianza e razzismo. E’ bene ricordare che si scappa non solo dalle guerre, ma anche dalla fame per le estati sempre più torride che rovinano i raccolti. Un numero che è destinato ad aumentare provocando più sbarchi e povertà. Una situazione che il Vannacci di turno sarà pronto a cavalcare non certo in nome dell’accoglienza.

La bandiera palestinese che fa bella mostra di sé di fronte a Palazzo Santa Chiara, sede del Comune di Chivasso Città gemellata con Betlemme, non garba all’opposizione? Se ne facciano una ragione. Quello che sta avvenendo è talmente grave, lo si chiami genocidio o meno, che obbliga a prendere una posizione ben chiara. Perché si sta svolgendo l’ultimo atto della progressiva espulsione dei palestinesi dalla loro terra. Alcuni intellettuali come Erri De Luca e Francesco De Gregori la pensano diversamente? Li rispettiamo, ma noi la pensiamo in altro modo. Pertanto netta e chiara deve essere la posizione di condanna di fronte all’orrore a cui stiamo assistendo.

La posizione di “Due popoli due Stati” la riteniamo un primo passo, come il riconoscimento dello Stato palestinese. Senza per questo ignorare le difficoltà territoriali, create da Israele, che ostacolano questa ipotesi. L’obiettivo, anche se oggi sembra fantascienza, è quello di mettere le due parti ad un tavolo di trattativa e cominciare a parlarsi senza demonizzare l’altro. Ma no ad una partecipazione sia di Hamas e sia degli attuali membri del governo genocida di Benjamin Netanyahu.

Copertura di Hamas? Non ci appartiene, come non appartiene a quel movimento democratico che, seppure con colpevole ritardo, si è mobilitato di fronte ad una situazione divenuta a Gaza insostenibile ed inaccettabile per le nostre coscienze. Una bandiera che dovrebbe unire e non dividere, in quanto rappresenta unicamente la vicinanza ad un popolo che sta subendo una segregazione dal 1948, ma evidentemente non è così per chi ha smarrito ogni forma di empatia e di solidarietà”.