Che fine farà lo sviluppo agroalimentare e la valorizzazione del territorio collinare oltre la Pianura Canavesana? È la domanda che agita i banchi della politica locale a ridosso del Po. Nelle ultime settimane, due distinte ma identiche iniziative ispettive hanno acceso i riflettori sulle reali intenzioni delle amministrazioni comunali di Lauriano e Brusasco in merito alla loro permanenza all’interno del Distretto del Cibo della Pianura Canavesana e Collina Torinese.
Il futuro del Distretto del Cibo spacca la Collina Torinese: interrogazioni delle due opposizioni
Il Distretto, nato ufficialmente nella primavera del 2022 sotto l’egida della Città Metropolitana di Torino e strutturato come un partenariato pubblico-privato, comprende ben 78 Comuni (praticamente l’intera area collinare, con l’unica eccezione di Brozolo). L’obiettivo strategico dell’ente per il triennio 2024-2026 è ambizioso: tutelare e lanciare sul mercato le filiere agroalimentari locali – a partire da quelle cerealicole –, investendo su sostenibilità, innovazione scientifica in collaborazione con l’Università, sperimentazioni irrigue e infrastrutture rurali. Eppure, dietro le quinte del mondo istituzionale, si rincorrono con insistenza indiscrezioni e “voci di corridoio” che vedrebbero alcuni Comuni collinari, tra cui proprio Lauriano e Brusasco, pronti a fare le valigie per abbandonare il Distretto attuale, con l’intenzione di aderire a un’altra realtà distrettuale o addirittura di fondarne una ex novo.
L’interrogazione
Una prospettiva che ha spinto i gruppi di minoranza a chiedere spiegazioni urgenti e ufficiali ai rispettivi primi cittadini. La prima mossa è arrivata da Lauriano lo scorso 23 maggio 2026. I consiglieri comunali Renato Dutto, Graziano Bronzin e Sabino Fusco (del gruppo consiliare “Lauriano e Piazzo Domani”) hanno depositato un’interrogazione a risposta scritta indirizzata al Sindaco. I rappresentanti dell’opposizione esigono trasparenza: l’adesione formale è mai stata completata? Quali progetti concreti di filiera e investimenti infrastrutturali sono stati messi in campo dal “subdistretto” collinare per Lauriano? Ma il fulcro dell’atto politico riguarda proprio i rumors sulla secessione: «Quali vantaggi concreti può avere il nostro Comune con una scelta di uscire da un Distretto del Cibo costituito e funzionante, per entrare eventualmente in un Distretto ad oggi inesistente?», incalzano i consiglieri, chiedendo se tali ipotesi siano suffragate da analisi tecniche o se la Regione Piemonte sia effettivamente intenzionata a ratificare un simile strappo. A ruota, l’8 giugno 2026, lo scenario si è replicato in modo speculare nel vicino Comune di Brusasco. Qui i consiglieri Anna Marolo, Carlo Giacometto e Daniele Testore hanno firmato un’analoga e durissima interrogazione. Oltre a porre i medesimi quesiti sullo stato dell’arte e sulle voci di addio, la minoranza brusaschese solleva un problema di metodo e coinvolgimento democratico. I consiglieri chiedono infatti conto all’Assessore con delega all’Agricoltura circa la sua partecipazione ai tavoli istituzionali del Distretto, ma soprattutto pretendono di sapere «le motivazioni per cui tale iniziativa non sia stata mai illustrata e discussa nell’ambito della competente Commissione Agricoltura del Comune di Brusasco», organo in cui siedono i delegati di tutte le organizzazioni agricole del territorio e che è rimasto totalmente all’oscuro di decisioni così cruciali per il comparto.
Il pressing delle minoranze è ora totale: per Lauriano si attende il riscontro scritto, mentre per Brusasco la richiesta è di discutere apertamente la questione nel corso del prossimo Consiglio Comunale. La palla passa ora ai rispettivi sindaci, chiamati a chiarire se la strategia agricola della collina torinese debba proseguire nel solco dell’unità metropolitana o se si stia andando incontro a un isolamento geopolitico dai contorni ancora molto sfocati.