l dibattito politico locale si accende sul terreno del diritto amministrativo. Il sindaco Giorgio Testore interviene con decisione per replicare alle affermazioni del consigliere d’opposizione Diego Marchetti, apparse proprio sul nostro settimanale in merito alle procedure di surroga in Consiglio Comunale.
“Il Comune funziona, da Marchetti solo propaganda”
«C’è qualcosa di singolare nel suo intervento su “La Nuova Periferia”. Non tanto la critica politica, che è fisiologica e legittima, quanto il tentativo di trasformare una normale vicenda amministrativa in una sorta di emergenza istituzionale, evocando paralisi, violazioni regolamentari e addirittura minacce di provvedimenti. – spiega il sindaco – Sorprende ancor di più che tali affermazioni provengano da chi è stato sindaco e dovrebbe conoscere bene il funzionamento degli enti locali. Partiamo da un dato elementare: il termine entro cui il Consiglio comunale procede alla surroga del consigliere cessato dalla carica è pacificamente considerato dalla giurisprudenza e dalla dottrina sollecitatorio e non perentorio. Ciò significa che il decorso del termine non determina alcuna decadenza del potere né alcuna invalidità automatica degli atti successivamente adottati. Sul punto si sono espressi in più occasioni i giudici amministrativi, evidenziando come la finalità della norma sia quella di garantire una rapida ricostituzione della composizione dell’organo, non certo quella di paralizzare l’attività istituzionale o creare artificiosamente situazioni di illegittimità. Ma vi è di più. Il consigliere Marchetti sostiene che il consiglio non possa riunirsi senza aver prima deliberato la surroga. È un’affermazione che non trova alcun fondamento normativo. La surroga costituisce infatti il primo argomento da trattare nella seduta utile, ma è proprio il consiglio comunale che deve essere convocato per poterla deliberare. Sostenere che il consiglio non possa essere convocato perché manca la surroga equivale a sostenere che una porta non possa essere aperta perché è necessario entrare nella stanza per trovare la chiave. Un ragionamento che si confuta da solo. È quindi lecito chiedersi quale sia il vero obiettivo di queste dichiarazioni. Forse spaventare i cittadini? Far credere che il comune sia bloccato? Insinuare che vi siano chissà quali irregolarità? I cittadini di Cigliano, però, meritano rispetto e sono molto più avveduti di quanto qualcuno immagini. Sanno distinguere tra una fisiologica procedura amministrativa e una presunta crisi istituzionale costruita a tavolino per ottenere qualche titolo di giornale. Chi ha ricoperto ruoli di governo dovrebbe contribuire a rasserenare il confronto pubblico, non alimentare interpretazioni allarmistiche prive di reale fondamento giuridico. La verità è molto più semplice: la surroga verrà effettuata secondo le procedure previste dall’ordinamento, il consiglio eserciterà le proprie prerogative e il comune continuerà a funzionare esattamente come ha sempre funzionato. Tutto il resto appartiene più alla propaganda che al diritto amministrativo. E quando il diritto viene piegato alla propaganda, di solito non è il diritto ad avere torto. È la propaganda a fare una pessima figura».