E’ stata depositata dal gruppo di opposizione Per Brusasco e Marcorengo» una mozione formale come atto di indirizzo politico, volta a modificare il toponimo del Comune con la aggiunta della locuzione «Monferrato», trasformandolo in «Brusasco Monferrato».
Una mozione per cambiare il nome in «Brusasco Monferrato»
L’obiettivo esplicito della proposta è legare indissolubilmente il nome della comunità locale al prestigioso brand territoriale del Monferrato, il cui paesaggio vitivinicolo è inserito dal 2014 nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.
La mozione affonda le sue radici in un’attenta analisi storico-geografica. Intorno all’anno Mille, il territorio di Brusasco passò sotto il controllo della dinastia degli Aleramici, fondatori del Marchesato del Monferrato, ricevendo la conferma ufficiale del feudo nel 1164 dall’imperatore Federico Barbarossa. Testimonianze visibili di questo storico legame medievale sono tutt’oggi il Castello del Luogo al Borgo Garibaldi e l’antico insediamento urbano. Geograficamente, il comune rappresenta l’estremo lembo settentrionale torinese del Basso Monferrato, posizionato tra le colline e la pianura sulla sponda destra del Po: una collocazione che lo rende una vera e propria “Porta del Monferrato”.
Valorizzato Marcorengo
La mozione valorizza anche il ruolo strategico della frazione di Marcorengo, fulcro della produzione agricola collinare d’eccellenza, e l’impegno costante degli imprenditori agricoli nella salvaguardia dal dissesto idrogeologica fino alla confluenza con la Dora. Il cambio di nome, secondo i tre consiglieri: Anna Marolo, Carlo Giacometto e Daniele Testore farebbe da volano a una serie di iniziative di marketing territoriale già in atto o previste.
Tra queste si annoverano la tutela delle storiche aree tartufigene del comune, l’imminente introduzione della certificazione De.C.O. (Denominazione Comunale di Origine) per tutelare i prodotti tipici, e la sinergia istituzionale garantita dall’adesione al Distretto Diffuso del Commercio della Collina del Monferrato Torinese.
L’aspetto burocratico
Dal punto di vista burocratico, i promotori sottolineano come l’operazione sia tutt’altro che complessa.
Ai sensi della Legge Regionale del Piemonte n. 51/1992, per l’aggiunta di locuzioni a un nome preesistente l’iter è fortemente semplificato: se il Consiglio Comunale si esprime favorevolmente con la maggioranza dei due terzi, non è richiesto alcun referendum consultivo, azzerando i relativi costi e i tempi d’attesa.
Il procedimento passa direttamente alla delibera del Consiglio Regionale, previo parere della Città Metropolitana di Torino. Un precedente virtuoso e recente è costituito dal Comune di Grana (Asti), divenuto formalmente “Grana Monferrato” all’inizio del 2023. In quel caso l’iter si è concluso in poco più di sei mesi, senza oneri straordinari o disagi significativi per la popolazione (gli aggiornamenti dei documenti d’identità avvengono gradualmente e la segnaletica viene coperta con fondi ordinari).
Qualora la mozione venisse accolta, Brusasco registrerebbe un primato assoluto: sarebbe infatti il primo comune della Città Metropolitana di Torino a fregiarsi ufficialmente della denominazione «Monferrato».
L’atto impegna ufficialmente il Sindaco e la Giunta Comunale ad attivarsi presso la Regione Piemonte e la Città Metropolitana per avviare il procedimento di modifica, monitorando preventivamente l’impatto economico e predisponendo canali di comunicazione mirati per agevolare la cittadinanza nelle pratiche di aggiornamento toponomastico.
I consiglieri proponenti hanno richiesto una risposta scritta e verbale, da inserire all’ordine del giorno del primo Consiglio Comunale utile.