SANITA'

Sanità Chivasso e Settimo: piano Asl To4 contro il sovraffollamento del pronto soccorso

Il direttore Luigi Vercellino presenta la riorganizzazione dei due ospedali come padiglioni sinergici. Più medici in reparto e potenziamento per l'urologia

Sanità Chivasso e Settimo: piano Asl To4 contro il sovraffollamento del pronto soccorso

L’Ospedale di Chivasso rappresenta storicamente uno dei nodi più sollecitati e nevralgici dell’AslTo4 e, allargando il perimetro, della sanità piemontese. Caratterizzato da un bacino d’utenza vasto ed estremamente denso, che unisce l’area chivassese a realtà urbane limitrofe come San Mauro e Settimo Torinese (senza dimenticare il Basso Canavese e una buona fetta del Vercellese), il presidio si trova quotidianamente a gestire flussi di pazienti imponenti. La struttura, pur essendo un punto di riferimento insostituibile per l’acuzie e l’emergenza, ha dovuto fare i conti con limiti logistici e di spazio, in particolare una volumetria interna non sempre proporzionata all’enorme volume di accessi. Questa asimmetria tra la forte domanda di salute e la capacità ricettiva della struttura ha generato nel tempo complessità organizzative complesse, rendendo necessaria una profonda revisione del modello assistenziale aziendale. Di questo ed altro ne abbiamo parlato con il direttore generale Luigi Vercellino, con Fiammetta Pagnozzi, referente della riorganizzazione e futura gestione del presidio di Settimo, e con Sara Marchisio, direttore sanitario dell’AslTo4.

La pressione sul DEA e il problema del boarding

Il Dipartimento d’Emergenza e Accettazione (DEA) dell’Ospedale di Chivasso si colloca al centro di un sistema sanitario che registra complessivamente circa centocinquantamila accessi annui. All’interno di questo scenario, Chivasso si distingue per una pressione assistenziale particolarmente acuta, dettata non solo dal numero assoluto di accessi, ma anche dall’elevata complessità clinica dei pazienti. La struttura intercetta infatti una quota significativa di pazienti fragili, anziani e affetti da polipatologie, la cui stabilizzazione richiede percorsi diagnostici e terapeutici lunghi e articolati. La combinazione tra l’alta affluenza e una limitata dotazione di spazi per la degenza ordinaria ha alimentato nel tempo il fenomeno del boarding, ovvero la permanenza prolungata dei pazienti all’interno dei locali del pronto soccorso in attesa che si liberi un letto nei reparti di degenza. Questo sovraffollamento rappresenta un elemento di forte criticità che impatta direttamente sull’operatività del personale d’emergenza, limitando la fluidità delle funzioni di filtro e prima accoglienza del DEA chivassese.

L’integrazione con Settimo come ospedale polmone

Per scardinare il sovraccarico del pronto soccorso e offrire una risposta logistica all’Ospedale di Chivasso, la direzione dell’AslTo4 ha pianificato una profonda integrazione con il vicino presidio ospedaliero di Settimo Torinese, recentemente inserito a pieno titolo nella rete pubblica aziendale a seguito di uno stanziamento regionale di quaranta milioni di euro per l’acquisizione delle mura e delle attività sanitarie. Nelle parole dei vertici dell’Asl un cambio di rotta che trasforma radicalmente la concezione dei due ospedali, che non vengono più gestiti come entità separate, ma come due padiglioni sinergici e complementari di una medesima macrostruttura sanitaria, assimilabili a due ali distanti ma connesse di uno stesso ospedale. Settimo assume il ruolo strategico di vero e proprio polmone per Chivasso, offrendo lo sbocco naturale for tutte le attività legate alla post-acuzie, alla lungodegenza e alla riabilitazione di secondo livello. Attraverso questo meccanismo, non appena un paziente ricoverato a Chivasso supera la fase strettamente acuta del suo percorso terapeutico, può essere trasferito nei letti di Settimo. Questo trasferimento programmato permette di accelerare il turnover dei posti letto dedicati all’acuzie a Chivasso, liberando posti per i pazienti che stazionano nel DEA e riducendo di conseguenza i tempi di attesa e di permanenza in pronto soccorso. L’integrazione assicura che Chivasso possa concentrare le proprie energie e i propri spazi interni sulle patologie tempo-dipendenti e sulle urgenze maiores, delegando le fasi successive a una struttura specialistica di prossimità guidata dagli stessi direttori aziendali.

Il reclutamento di personale e l’attrattività

Un altro fronte cruciale nel rilancio di quella che sarà sempre più un’unica realtà riguarda il reclutamento del personale medico, un ambito che in passato aveva risentito di una progressiva perdita di attrattività, in particolare per quanto concerneva il reparto di medicina interna. Le difficoltà nel reperire professionisti disposti a operare in un contesto ad altissima pressione assistenziale sono state superate grazie all’introduzione del nuovo modello organizzativo a due presidi. La prospettiva di lavorare all’interno di un percorso clinico integrato e a 360 gradi, che prende le mosse dai letti di terapia semi-intensiva di Chivasso per estendersi fino alla lungodegenza e alla riabilitazione a Settimo, ha esercitato un forte richiamo sui giovani medici e sugli specializzandi. I recenti concorsi per la medicina interna hanno mostrato una netta inversione di tendenza, attirando candidati di rilievo sia dal Piemonte sia da altre regioni d’Italia, come l’Umbria, le Marche, la Liguria e l’Emilia-Romagna. Questo afflusso di nuove energie professionali, sostenuto da solide relazioni con le università per l’inserimento di specializzandi dell’ultimo anno, permette di stabilizzare gli organici di Chivasso e di inserire competenze specialistiche di alto livello nel campo della geriatria, della medicina d’urgenza e dell’infettivologia, che porteranno benefici diretti alla gestione quotidiana dei reparti chivassesi.

Logistica e trasferimento della rianimazione

La riorganizzazione dell’Ospedale di Chivasso passa anche attraverso una attenta riflessione sulla logistica interna e sull’ottimizzazione degli spazi tecnologici più avanzati. Sotto i riflettori della direzione sanitaria vi è l’analisi dell’area nuova situata al piano inferiore, originariamente concepita per accogliere i posti letto di terapia semi-intensiva. Le valutazioni in corso non mirano a un incremento quantitativo indiscriminato dell’attività o del numero di letti attivi, bensì a un miglioramento qualitativo e del comfort sia per i pazienti sia per gli operatori. Tra le ipotesi al vaglio vi è il trasferimento dell’intero reparto di rianimazione e terapia intensiva all’interno di questi nuovi locali, che offrono standard strutturali più moderni e accoglienti rispetto alla collocazione attuale. L’operazione richiede un’attenta pianificazione logistica per superare alcuni vincoli pratici legati allo stoccaggio dei dispositivi medici e alla gestione dei magazzini, ma l’obiettivo di fondo resta quello di rendere l’ospedale di Chivasso una struttura più funzionale ed efficiente, mantenendo l’invarianza del personale ma elevando notevolmente la qualità dell’ambiente di cura.

Investimenti in urologia

La vocazione intrinseca di Chivasso come presidio dedicato alle patologie acute e ai trattamenti di secondo livello trova una chiara espressione nel potenziamento di alcune specialità chirurgiche e mediche ad alta richiesta. Tra queste, l’urologia rappresenta un ambito prioritario in cui la necessità di un servizio strutturato e continuo è fortemente avvertita dal territorio. Nonostante le note difficoltà nazionali nel reperimento di specialisti in questo settore, l’azienda è riuscita a reclutare due nuovi urologi di comprovata esperienza clinica, consolidando la dotazione organica del presidio chivassese attraverso l’inserimento di un medico dipendente e di un libero professionista di alto profilo. Questo potenziamento del personale si accompagna a un parallelo e consistente investimento tecnologico promosso dalla direzione. L’acquisizione di nuove e moderne apparecchiature urologiche, ad esempio, risponde al duplice obiettivo di elevare la qualità delle prestazioni chirurgiche e ambulatoriali erogate ai cittadini e, al contempo, di accrescere la capacità attrattiva dell’Ospedale di Chivasso nei confronti dei professionisti della sanità, configurando il reparto come un centro di eccellenza capace di contenere la mobilità passiva e ridurre il flusso di pazienti verso i grandi poli ospedalieri di Torino.