il caso

Saluggia, emergenza medici di base: il Consiglio affronta la crisi

Addio di quattro medici in poco più di un anno. I dati del dottor Pasteris sul carico di lavoro e le critiche del pubblico

Saluggia, emergenza medici di base: il Consiglio affronta la crisi

Il Consiglio comunale straordinario di Saluggia ha affrontato con estrema urgenza la crisi medica che sta colpendo duramente il paese, delineando un quadro di profonda precarietà per l’assistenza primaria che vede la comunità locale in una condizione di estrema fragilità. L’analisi del vicesindaco Adelangela Demaria ha messo in luce una situazione di turnover insostenibile che ha visto, nell’arco di poco più di un anno, l’abbandono di ben quattro medici di medicina generale: le dottoresse Masini e Scarrone e i dottori Braida e Berruti.

I numeri dell’emergenza e i bandi deserti

Questa emorragia di professionisti è particolarmente allarmante per una popolazione composta per il 30% da cittadini ultrasessantenni e per il 10% da ultraottantenni, specialmente considerando la mancanza di collegamenti pubblici tra la frazione di Sant’Antonino e il capoluogo. Demaria ha ricostruito la cronistoria dei tentativi messi in atto dall’amministrazione per arginare l’emergenza, evidenziando come i bandi dell’ASL TO4 siano sistematicamente andati deserti e sottolineando che «la scelta dell’apertura di uno studio medico non può essere un’imposizione dell’ASL né di nessun altro ente sovrano, è una libera scelta del medico di medicina generale».

I dati sui carichi di lavoro e le dimissioni dei medici

A fornire una spiegazione tecnica e profondamente cruda della crisi è intervenuto Luca Pasteris, medico di base storico di Saluggia e coordinatore d’area dell’ASL TO4, il quale ha presentato dati inquietanti sul carico di lavoro gravante sui professionisti rimasti. Pasteris ha mostrato come gli accessi ambulatoriali siano raddoppiati negli ultimi quindici anni, passando dagli 8.739 del 2010 agli oltre 16.493 registrati nel 2025, con punte devastanti che hanno raggiunto i 117 accessi in un singolo giorno. Questa pressione estrema ha portato colleghi giovani a dimettersi per tutelare la propria salute fisica e mentale, come nel caso della dottoressa Scarrone che ha lasciato la professione a soli 38 anni, o del dottor Berruti che ha rassegnato le dimissioni il giorno dopo aver terminato un ambulatorio alle dieci e mezza di sera.

Pasteris ha spiegato senza mezzi termini che «la nostra professione così non è più attraente per nessuno, per il carico lavorativo, non tanto dal punto di vista economico» e ha rimarcato come i colleghi della guardia medica, appena sentono il nome di Saluggia, si girino dall’altra parte rifiutando le sostituzioni. Il medico ha evidenziato una differenza comportamentale inspiegabile tra i pazienti: mentre a Torrazza quattro o cinque ore settimanali di ambulatorio sono sufficienti, a Saluggia dodici ore non bastano mai a causa di un approccio dell’utenza che definisce insostenibile.

L’analisi del comportamento dell’utenza

Nelle parole di Pasteris è emersa con forza la necessità di un cambiamento radicale che deve partire prima di tutto dal comportamento dei cittadini di Saluggia. Il medico ha descritto una realtà in cui la gente trascorre il fine settimana a pensare ai propri malesseri invece di dedicarsi a attività salutari, inondando il medico di oltre 50 email già al lunedì mattina. Pasteris è stato molto esplicito nel criticare l’attuale gestione individuale della salute, citando casi di pazienti che pretendono soluzioni immediate dopo aver commesso leggerezze, come chi «si è fatto tutta Gardaland con le infradito» e poi non riesce più a camminare, o chi preferisce una pastiglia piuttosto che cambiare uno stile di vita dannoso.

Egli ha affermato con decisione che «bisogna arrivare a cambiare proprio l’approccio nei confronti di quelle che sono le richieste o i bisogni, che poi io trovo non sono più neanche bisogni di salute, sono più che altro bisogni di malattia». Secondo Pasteris, se non si governa questa richiesta esponenziale e spesso impropria, il sistema è destinato a collassare rendendo i medici di base dei veri e propri «desaparecidos».

Le soluzioni sperimentali e le reazioni del pubblico

Il vicesindaco Demaria ha comunque comunicato una notizia dell’ultima ora che offre un parziale, seppur sperimentale, sollievo alla cittadinanza: l’apertura di un ambulatorio a Sant’Antonino il venerdì dalle 15 alle 19 e a Saluggia il sabato dalle 9:30 alle 12. Questo servizio sarà possibile grazie a un nuovo medico che ha accettato di innalzare il proprio tetto di pazienti, arrivando a quota 1.300 pur non essendo ancora specializzato. Nonostante questa boccata d’ossigeno, l’amministrazione e i medici concordano sul fatto che la carenza strutturale di professionisti si protrarrà almeno fino al 2030, rendendo indispensabile un nuovo patto di collaborazione tra istituzioni e utenti per garantire la sopravvivenza dell’assistenza primaria sul territorio.

Spiegazioni certamente utili ma che non hanno soddisfatto tutto il pubblico presente che ha criticato fortemente il sistema e ha sottolineato come i medici siano coloro che «curano il corpo ma anche la mente».