Il grande disegno di riqualificazione urbana e connettività ecologica della Città di Chivasso sta per entrare nel vivo, ma la strada verso un futuro più sostenibile deve prima passare attraverso una massiccia operazione di pulizia e smantellamento.
Chivasso si fa verde, ma prima le ruspe: ultimatum per la demolizione degli orti
L’ambizioso progetto «Da Ponte a Ponte: infrastrutture verdi per la Corona Verde di Chivasso», come più volte illustrato dall’assessore Fabrizio Debernardi, mira a ridurre le isole di calore, abbattere l’impermeabilizzazione del suolo e restituire alla comunità aree naturalistiche di pregio. Per farlo, tuttavia, sarà necessario radere al suolo e sgomberare un fitto reticolo di strutture che da anni occupano i terreni privati e comunali interessati dall’opera.
Al centro del provvedimento ci sono gli spazi storicamente utilizzati come orti urbani. Per gli attuali occupanti è arrivato un vero e proprio ultimatum: la demolizione di baracche, tettoie, serre e il completo sgombero dei materiali accumulati dovranno terminare improrogabilmente entro il 30 ottobre 2026. Non si tratta di una novità assoluta, dato che l’amministrazione aveva già emesso ordinanze di sgombero simili nel 2019 e nel 2020 (mai fatte rispettare…) ma questa volta il fattore tempo è cruciale per non perdere i fondi regionali ed europei legati alle strategie di sviluppo sostenibile. Il tema della demolizione diventa quindi il fulcro centrale e improrogabile dell’intera operazione per poter avviare i cantieri della nuova infrastruttura verde peri-fluviale.
La nota dolente: chi paga?
La nota dolente, tuttavia, riguarda l’aspetto economico e la reale collaborazione dei «contadini» che gestiscono queste aree. Sulla carta, il provvedimento stabilisce in modo chiaro che tutte le operazioni di abbattimento e il corretto smaltimento dei rifiuti dovranno essere eseguiti a cura e spese degli stessi privati. Ma lo scenario in caso di inottemperanza rischia di diventare un boomerang per la collettività.
Se i privati non provvederanno autonomamente a smantellare le strutture entro i termini stabiliti, sarà il Comune a dover intervenire d’ufficio e pagare direttamente i lavori di demolizione e bonifica. L’amministrazione sarà costretta ad anticipare i fondi pubblici per non bloccare l’avanzamento del progetto ecologico, attivando solo in un secondo momento le procedure legali per rivalersi sui responsabili. Una rivalsa che, come spesso accade nella macchina burocratica italiana, richiederà tempi lunghi e incerti prima che i soldi dei contribuenti tornino nelle casse comunali.
Mentre il personale tecnico si appresta a monitorare lo stato dei luoghi con i primi sopralluoghi estivi, la transizione ecologica di Chivasso si trova a fare i conti con la complessa realtà materiale dei manufatti da abbattere, in un delicato equilibrio tra scadenze europee e «resistenze» locali.
Ma è già polemica sugli indennizzi
Sugli indennizzi, invece, è già polemica per il valore massimo che sarebbe stato concesso anche a chi non coltiva direttamente i terreni ma li affitta a terzi…