Si chiude un capitolo importante per l’Istituto Superiore «Piero Calamandrei», che saluta i propri docenti giunti al traguardo del pensionamento. È un momento di passaggio vissuto tra ricordi professionali, traguardi didattici e lo sguardo rivolto al futuro.
Max Zanotti e l’insegnamento delle scienze motorie
Max Zanotti, docente di scienze motorie, ripercorre le tappe del suo percorso scolastico iniziato nel 1981 alla scuola media di Villata: «A Crescentino sono arrivato al Calamandrei nel 2012 e negli anni precedenti ho girato quasi tutti gli istituti della provincia».
Riflettendo sul rapporto con gli studenti e sulle trasformazioni del mondo scolastico negli anni, Zanotti osserva che «Sicuramente è cambiata tanto la popolazione scolastica negli atteggiamenti e soprattutto, penso, nell’educazione e nel rispetto degli altri». E i suoi successi? «Parlerei di successi più grandi ogni volta che un allievo è riuscito a superare i propri limiti e a credere nelle proprie capacità di cui prima non era molto consapevole. Spero di aver lasciato ai miei allievi la voglia di non arrendersi mai, di tentare sempre tutto in tutti i modi possibili».
Tra i ricordi più significativi legati alla propria attività professionale ne spicca uno in particolare: «Il ricordo più bello credo sia quello di un’allieva che, in anni di lavoro, è riuscita a vincere le proprie paure: addirittura soffriva di vertigini ed è salita fino a 5 metri sul quadro svedese. Ancora adesso, ogni tanto, ho qualche messaggio di ringraziamento per questo, che è successo penso più di vent’anni fa».
Infine, sui primi passi da pensionato, il docente rivela: «Per il primo giorno di pensione proprio non ho idea di quello che farò. Sicuramente, alla scadenza, avrò più tempo per stare con la famiglia e occuparmi anche della casa».
Gianna Pastè dal sostegno alla lingua inglese
Anche Gianna Pastè ripercorre la propria esperienza di insegnamento al Calamandrei, iniziata prima sul sostegno e poi proseguita con la lingua inglese: «Sono entrata nel mondo della scuola nel 2006 come insegnante di sostegno. Tardi rispetto al mio percorso lavorativo. Comunque l’esperienza nel settore privato è stata senz’altro un valore aggiunto che mi ha permesso di confrontare e misurare le distanze tra due mondi che dovrebbero lavorare in modo sinergico. Al Calamandrei sono tornata nel 2012, di nuovo come insegnante di sostegno per poi passare a inglese».
Non mancano considerazioni sull’evoluzione del sistema scolastico e sulle soddisfazioni ottenute con i ragazzi. «Burocrazia e progetti fuori luogo stanno snaturando il lavoro del docente senza portare miglioramenti significativi – spiega – La maggior parte di coloro che hanno proseguito gli studi universitari hanno superato test d’ingresso ed esami di lingua con successo e qualcuno particolarmente dotato ha scelto di frequentare corsi di laurea in lingua, cosa per nulla scontata per studenti di un istituto tecnico. Spero di aver transmitted loro un metodo di studio e le basi per sviluppare un pensiero critico autonomo».
Ricordi speciali? «Mi è difficile scegliere un momento in particolare, ce ne sono stati tanti. Ho incontrato colleghi splendidi, allievi che, pur con le loro difficoltà oggettive, hanno ottenuto risultati di cui andare orgogliosi. Ma il momento più toccante è stata la serata di fine anno che i ragazzi hanno organizzato per il pensionamento: davvero commovente».
I programmi immediati per il domani sono già definiti: «Il primo giorno di pensione mi preparerò per le meritate vacanze».
Valeria Rota e la didattica laboratoriale
Valeria Rota, insegnante di scienze botaniche, biologia e geografia economica, prima di arrivare a Crescentino ha insegnato a Vercelli e a Santhià.
L’esperienza a Crescentino si è caratterizzata soprattutto per l’attenzione alla didattica laboratoriale e sperimentalista: «Il ricordo più bello di questi anni a Crescentino è sicuramente legato all’attività in laboratorio, perché proprio nel plesso di via Marconi ho aperto, insieme al professor Alberto Averono, il laboratorio di scienze. Lì gli studenti hanno potuto comprendere sul campo ciò che avevano studiato nella teoria, grazie a un metodo nuovo di insegnamento in cui le regole della classe tradizionale non valgono più: i ragazzi devono muoversi, sperimentare e lavorare in gruppo. Insomma, un’attività che è piaciuta a tutti gli studenti e che ha permesso loro di apprendere la materia in modo più interessante, cosa che le classi hanno davvero apprezzato. Nel tempo il laboratorio è cresciuto e oggi è un gioiello. Questa è la parte più bella che ho vissuto anche al Cavour, dove con il dirigente è nato un nuovo laboratorio, e a Santhià, dove ho aperto quello già esistente».
«Un altro punto di forza di tutti questi miei anni di insegnamento è stato l’interesse e la dedizione per l’ambiente e per il territorio. – spiega Rota – Da questo punto di vista è risultata fondamentale l’attività laboratoriale svolta sul campo a Cascina Ressia, il centro di educazione ambientale del Parco del Po. Grazie a queste uscite didattiche, che per le mie classi di prima e seconda rappresentavano ormai una vera e propria consuetudine, gli studenti hanno potuto conoscere da vicino le risorse e apprezzare gli ambienti naturalistici e scientifici che circondano l’istituto. Tutto ciò è stato possibile grazie al sostegno dell’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Vittorio Ferrero, al lavoro delle guide e all’Ente Parco del Po, in particolare con Maria Teresa Bergoglio, responsabile della fruizione e dei servizi didattici. Ricordo ancora come ogni anno, fin dal primo giorno di scuola, gli allievi di tutte le classi mi chiedessero entusiasti quando saremmo partiti per la gita. È stata una vera e propria sperimentazione sul campo, un’estensione della didattica laboratoriale che porta le scienze fuori dalle aule tradizionali: campionavamo le acque per calcolare gli indici di inquinamento, analizzavamo i diversi tipi di suolo, studiavamo le farfalle e realizzavamo tantissime altre esperienze dirette».
Per il periodo successivo all’insegnamento, i progetti futuri spaziano dall’editoria ai viaggi: «Per la pensione sogno di scrivere, ho già preso contatti con una casa editrice, un libro di didattica laboratoriale di scienze, non il solito volume teorico di cui ce ne sono fin troppi. E poi fare dei viaggi per conoscere bene prima l’Italia e poi l’Europa».