Il caso

«Ti brucio la casa»: prof di Chivasso picchiata e trascinata per i capelli dalla madre di un’alunna

A questo punto, però, la vicenda è tutt’altro che finita, anche perché i famigliari della ragazza sono pronti a raccontare tutt'altra versione dei fatti

«Ti brucio la casa»: prof di Chivasso picchiata  e trascinata per i capelli dalla madre di un’alunna

Ci sono storie difficili da raccontare, e altre ancora, come queste, che si fatica a credere siano davvero accadute.

«Ti brucio la casa»: docente di Chivasso picchiata e trascinata per i capelli dalla madre di un’alunna

Siamo a Chivasso, in un’aula dell’Istituto «Ubertini» di via Ajma, l’alberghiero che tra poche settimane sarà accorpato al «Newton».
Alla cattedra un’insegnante di educazione fisica, davanti a lei nove studenti. Tra un discorso e l’altro, la docente inizia a parlare della «Hope Color», la camminata prevista per lo scorso 23 maggio, cinque chilometri tra musica, colori e solidarietà.
I ragazzi non sono interessati (molti di loro non hanno mai nemmeno portato a lezione – nel corso dell’intero anno scolastico – le scarpe da ginnastica…), ma il silenzio è rotto da una studentessa che ad alta voce pronuncia poche parole: «Io preferisco stare sul divano».
La prof., di getto, replica con un semplice «Vi farebbe bene camminare».
Apriti cielo.
A quel punto la situazione precipita, con la studentessa che si alza, esce dall’aula e, stando a quanto ricostruito, corre dalla dirigente.

La situazione precipita

Dopo un po’ di tempo, a scuola si presenta la mamma della ragazza, una commerciante di Chivasso, che dopo aver parlato (sembra) con la dirigente chiede di incontrare la professoressa.
La situazione è irrituale, per un colloquio serve un appuntamento, ma per stemperare gli animi la docente accetta.
Non l’avesse mai fatto.
Prima gli insulti, pesanti, irripetibili, poi le minacce di una denuncia «Per bullismo» e «Ti brucio la casa», infine l’aggressione brutale (l’avrebbe presa per i capelli e poi picchiata trascinandola nel corridoio) davanti ad altri docenti e al personale ATA. Nessuno di loro, a quanto risulta, avrebbe mosso un dito. A chiamare il 112, sotto choc, è stata la stessa docente, poi trasportata in ospedale e dimessa con 7 giorni di prognosi che, dopo la visita di un medico dell’INAIL, hanno ora quasi raggiunto gli ottanta.

Da allora la docente non è più andata a scuola

Da allora, infatti, la docente non è più rientrata a scuola, sia per le conseguenze fisiche delle botte subite che per quelle psicologiche. La paura, infatti, è di ritrovarsi davanti la madre della studentessa e di subire altre angherie.
Ascoltata dalla Polizia Locale, la docente (che si è affidata all’avvocato Emanuele Branca di Torino) è vittima di una serie di reati previsti dal Codice Penale. Ad esempio, l’articolo 583 quater recita «Nell’ipotesi di lesioni personali cagionate a un dirigente scolastico o a un membro del personale docente, educativo, amministrativo, tecnico o ausiliario della scuola, ovvero a personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria nell’esercizio o a causa delle funzioni o del servizio, nonché a chiunque svolga attività ausiliarie di cura, assistenza sanitaria o soccorso, funzionali allo svolgimento di dette professioni e servizi di sicurezza complementare in conformità alla legislazione vigente, nell’esercizio o a causa di tali attività, si applica la reclusione da due a cinque anni». E ancora, per minacce, interruzione «di un ufficio, servizio pubblico o di pubblica necessità» e per l’articolo 11 del Decreto Legge del 24 febbraio 2026 che tutela i lavoratori esposti a maggior rischio di violenza.
Aggredire un docente, infatti, è un reato contro lo Stato.

A questo punto, però, la vicenda è tutt’altro che finita, anche perché i famigliari della ragazza sono pronti a raccontare tutt’altra versione dei fatti.