In molte piccole comunità come Brandizzo, la sensazione di sicurezza si fonda sulla consuetudine e sulla fiducia reciproca. Si incrociano gli stessi volti al bar ogni mattina e un passaggio in auto offerto da un vicino di casa di lungo corso appare come un semplice gesto di cortesia di vicinato.
Molesta sessualmente la vicina
È proprio sfruttando questa apparente innocuità che, talvolta, si consumano gli episodi più gravi.
Un episodio recente che ha visto protagonista, suo malgrado, a una ragazza di 25 anni – che chiameremo Silvia – accende i riflettori su una realtà drammatica e spesso sommersa.
Silvia in una mattina come tante, circa due settimane fa, è stata fermata da un vicino di casa che accostando con l’auto le ha chiesto se volesse un passaggio.
Lei in un primo momento ha rifiutato poi, non vedendo nulla di male in questo gesto e vista l’insistenza dell’uomo, ha deciso di accettarlo. Salita in auto, l’uomo ha palpeggiato la ragazza e ha preso le mani di questa appoggiandole sulle sue parti intime. Poi le si è avvicinato con il viso dicendole che voleva fare sesso e l’ha baciata. A quel punto Silvia si è ribellata e ha graffiato l’uomo che davanti ad una reazione simile ha iniziato ad insultarla e a denigrarla.
Vista la situazione l’uomo ha accostato l’auto e ha fatto scendere la ragazza che terrorizzata ha raggiunto un suo familiare.
Silvia era in vero e proprio stato di shock.
Ci sono volute ore perché Silvia si calmasse oltre allo stato di shock c’era infatti paura e un profondo senso di vergogna – una reazione del tutto naturale di fronte a un trauma improvviso, ma che spesso finisce per proteggere l’aggressore invece di chi subisce.
Ci sono altri casi simili…
Il confronto successivo all’interno della comunità ha rivelato un quadro ancora più allarmante: parlando con vicini e conoscenti di Brandizzo, sono infatti emersi indizi e racconti relativi ad altri episodi simili condotti con le stesse modalità dalla medesima persona. Il pensionato infatti sembrerebbe proprio che sistematicamente metta in atto una condotta simile e sino ad ora l’ha sempre fatta franca.
Un comportamento seriale quindi che prospera proprio nell’ombra del silenzio, del timore di esporsi o della convinzione di essere state le uniche vittime. Silvia non ha sporto alcuna denuncia ai Carabinieri, ma i suoi familiari hanno affrontato il settantenne in questione dicendogli molto chiaramente di stare alla larga da Silvia e di non commettere più atti simili. Inoltre, i familiari di Silvia vogliono mettere in allerta la comunità in modo tale che fatti simili non si verifichino più, visto che l’uomo frequenta quotidianamente i bar ed è un persona che quotidianamente si vede per le vie del paese e quindi le opportunità per incontrare delle ragazze o delle donne sono numerosi.
In questi casi, rompere il silenzio è il primo e indispensabile passo per tutelare la sicurezza di tutti. Superare la vergogna e condividere l’accaduto – con la propria famiglia, con le forze dell’ordine o con i Centri Antiviolenza – non serve solo a fare giustizia per sé stessi, ma rappresenta un atto di protezione verso le altre ragazze e donne del paese che potrebbero trovarsi nella stessa situazione.