Negli ultimi giorni si è riaperto il dibattito pubblico sull’esposizione della bandiera palestinese al Comune di Chivasso, iniziativa assunta dall’Amministrazione comunale nel giugno dello scorso anno all’interno delle azioni di sensibilizzazione sulla crisi umanitaria nella Striscia di Gaza.
Bandiera palestinese al Comune di Chivasso
È il DPR 121/2000 a disciplinare la materia e ad essere stato citato dalle parti politiche in contrapposizione. L’articolo 8 disciplina l’esposizione delle bandiere di Stati esteri in occasioni ufficiali. Tuttavia, occorre ricordare che lo Stato di Palestina non è formalmente riconosciuto dal Governo italiano, condizione che rende non applicabile tale articolo. In questi casi interviene l’articolo 12, che rimette agli enti locali la possibilità di autorizzare l’esposizione di altre insegne, purché non siano poste in preminenza rispetto alle bandiere italiana ed europea, non ledano il principio di neutralità dell’istituzione, siano coerenti con le finalità civiche e simboliche dell’ente. Il Cerimoniale della Città di Chivasso, all’articolo 12 comma 2, conferma che il sindaco può autorizzare l’esposizione di bandiere di altri enti o associazioni, indicando le modalità.
Le dichiarazioni del sindaco Claudio Castello
«Di fronte a questa discussione – ha spiegato il sindaco Claudio Castello -, non posso nascondere un senso di spaesamento morale e politico. Interrogarsi oggi sulla legittimità di un gesto civile e simbolico, mentre da oltre due anni il popolo palestinese subisce una delle più gravi crisi umanitarie degli ultimi decenni, rischia di farci guardare il dito invece della Luna. Negli ultimi giorni, inoltre, diverse organizzazioni internazionali hanno denunciato nuovi assedi e aggressioni da parte di gruppi di coloni israeliani contro famiglie palestinesi: case incendiate, villaggi isolati per giorni, attacchi armati contro civili, bambini costretti alla fuga, comunità circondate senza accesso a cibo, acqua o cure. Sono fatti documentati, che parlano di una violenza crescente e di una condizione di vita ormai insostenibile. In questo contesto – ha continuato il primo cittadino -, la bandiera palestinese esposta a Chivasso non è mai stata un atto di schieramento contro qualcuno, ma un segnale di vicinanza verso una popolazione che vive una sofferenza estrema. Un gesto che parla alla storia della nostra città. Proprio quest’anno ricorrono il decennale del gemellaggio civile con il Comune di Betlemme e i 60 anni del gemellaggio tra la Chiesa latina di Santa Caterina in Terra Santa ed il Santuario di Gesù Bambino della nostra frazione. Alla luce delle valutazioni tecniche, del quadro normativo e del valore simbolico del gesto, la bandiera palestinese non verrà rimossa dal Comune di Chivasso. La sua presenza non viola alcuna norma, non è in preminenza rispetto ai vessilli istituzionali e rientra pienamente nelle prerogative dell’ente locale. Ma soprattutto, rappresenta un messaggio di pace, di solidarietà e di vicinanza verso una popolazione che vive una tragedia umanitaria senza precedenti. Chivasso – ha concluso il sindaco Castello – continuerà a sostenere la pace, il dialogo e la tutela dei diritti umani, senza ambiguità e senza timore».
La riflessione del primo cittadino sui social
Sui social, il primo cittadino proprio oggi ha espresso una considerazione sull’assedio dei coloni israeliani contro le famiglie palestinesi, richiamando l’immagine simbolica circolata sui media internazionali: un palestinese‑americano che, tornato dagli Stati Uniti, ha issato la bandiera americana sulla sua casa a Qusra per rivendicare il diritto a viverci, mentre i coloni la circondavano e ne negavano l’accesso alla sua famiglia. Un gesto che racconta la disperazione di chi vive sotto assedio.
Partendo da questo parallelismo, il sindaco ha spiegato che la discussione sulla bandiera palestinese esposta a Palazzo Santa Chiara non è una polemica amministrativa, ma una questione di umanità e di pace. Castello ha espresso il proprio spaesamento morale e politico di fronte a chi contesta quel gesto simbolico.