emergenza

«Non lasciamo indietro nessuno, ma la dignità e il rispetto valgono molto più dei like sui social»

L’assessore al welfare: «Non posso certo urlare ai quattro venti le fragilità in cui mi imbatto»

«Non lasciamo indietro nessuno, ma la dignità e il rispetto valgono molto  più dei like sui social»

Una lunga e articolata chiacchierata con l’assessore al welfare di Chivasso Cristina Varetto permette di far luce sui temi più complessi e dibattuti della città, quegli stessi argomenti che troppo spesso scatenano i «leoni da tastiera» in commenti sproporzionati e ricostruzioni sommarie.

L’obiettivo: fare chiarezza sul lavoro dell’assessorato

«Non è mia abitudine rilasciare dichiarazioni o fare commenti sui social – esordisce Varetto – anche perché il mio assessorato si occupa di persone e non di strutture, e il rispetto della privacy delle situazioni personali deve venire prima di tutto. Non mi occupo di verde pubblico o di manutenzioni: non posso certo urlare ai quattro venti le fragilità in cui mi imbatto o le richieste di aiuto che arrivano allo sportello». L’assessore ci tiene a precisare che la porta del suo ufficio a Palazzo Santa Chiara è aperta ogni mattina ed è sempre pronta a ricevere tutti. Proprio grazie al rapporto virtuoso instaurato con il tessuto associazionistico e con enti come il Ciss e il Serd, l’Amministrazione è riuscita a dare risposte e aiuti concreti a molte situazioni critiche.

Il caso della donna di origine greca

Una delle vicende che ha fatto più discutere in città riguarda la donna di origine greca che si aggirava in stato di evidente disagio, spesso rifiutando il contatto e creando situazioni delicate. Su questo punto Varetto intende fare chiarezza: «Non è assolutamente vero che io o l’Amministrazione siamo rimasti a guardare. Semplicemente non ho reso pubblico ogni passaggio, evitando di alimentare pettegolezzi e commenti fuori luogo. Ricostruendo i fatti, ho incontrato la signora da sola per la prima volta quando sostava nei pressi della Lidl. Purtroppo non si è lasciata avvicinare: ho provato a parlarle anche in inglese, ma ha ignorato ogni tentativo. Ho comunque avvertito la Polizia Locale, già intervenuta in precedenza, che però non aveva potuto agire poiché la donna si ostinava a voler stare da sola. Ho riprovato un secondo tentativo individuale, sempre senza successo. La terza volta mi sono recata sul posto insieme ai Carabinieri e al 118, ma anche in quell’occasione ha opposto un netto rifiuto ad ogni forma di assistenza». La vicenda è poi proseguita quando la donna si è spostata nei box di via Togliatti: «In quella fase ho coinvolto anche un consigliere di minoranza, il quale mi ha confermato che sia lui sia altre persone avevano cercato di offrirle sostegno. La donna, tuttavia, non solo non accettava l’aiuto, ma diventava talvolta molesta, fino all’evoluzione dell’episodio che tutti conoscono. Non deve passare il messaggio che da parte nostra ci sia stata disattenzione o mancata volontà di aiuto. Io intervengo per chiunque ne abbia bisogno, sempre nel rispetto dei limiti stabiliti dalla legge e dalle competenze del mio ruolo: non posso inventarmi procedure né scavalcare altre autorità preposte».

La chiusura del dormitorio cittadino

A questo proposito, l’assessore affronta anche il tema relativo alla chiusura del dormitorio cittadino: «Chi ci accusa di aver preso una decisione sbagliata dimentica un dettaglio fondamentale: persone con fragilità così complesse non avrebbero comunque potuto accedere al dormitorio. Questa struttura, non solo a Chivasso ma ovunque, prevede regole precise che vietano l’ingresso a chi ha problemi di dipendenza da alcol o droghe, patologie psichiatriche gravi o comportamenti molesti. Proprio per questo abbiamo adottato una soluzione ponte, individuando locali comunali nei pressi del Centro Incontro Anziani per dare un’accoglienza temporanea a chi si trova in emergenza».

Housing sociale e politiche abitative

Sul fronte delle politiche abitative a medio e lungo termine, l’indirizzo è orientato a modelli di accoglienza integrati: «Insieme al Ciss abbiamo partecipato a un bando regionale per sviluppare un progetto di housing sociale sul nostro territorio, accompagnato da un percorso di reinserimento. Siamo attualmente in attesa di conoscere l’esito della candidatura». Importanti novità arrivano anche sul fronte degli alloggi popolari gestiti dall’ATC, che a Chivasso conta ben 32 appartamenti attualmente liberi. «Dopo sollecitazioni continue, il 6 agosto la dirigenza dell’ATC al gran completo ci ha ricevuti, confermandoci di aver preso in carico la nostra richiesta di rientrare in possesso di questi immobili. Sarà necessario effettuare un sopralluogo per verificare lo stato di conservazione dei locali e stimare le risorse necessarie per renderli di nuovo abitabili. Va sottolineato che alla loro futura assegnazione potranno collaborare anche le realtà del Terzo Settore. Sempre ATC ci ha comunicato l’intenzione di aprire uno sportello dedicato a Chivasso entro la fine dell’anno: un passaggio fondamentale visto il progressivo invecchiamento della popolazione e la necessità di un contatto diretto che eviti ai cittadini di dover passare sempre dal Comune come intermediario». Sempre sul tema della casa, l’amministrazione sta stringendo intese strategiche per sbloccare il mercato privato: «Abbiamo stipulato una convenzione con una cooperativa per la progettazione dell’accordo territoriale. La cooperativa ha condotto uno studio dettagliato sulle locazioni private a Chivasso, confrontandosi con le agenzie immobiliari locali. L’obiettivo è mettere in contatto diretto locatori e locatari: a fronte di un affitto calmierato, il proprietario potrà beneficiare di una riduzione nei termini di legge. Questa sinergia permetterà al Comune di disporre di una vera e propria agenzia di intermediazione sociale e di sbloccare circa 80 mila euro del fondo ASLO (Agenzia Sociale per la Locazione), precedentemente fermi, usati per garantire il pagamento del canone al proprietario in caso di difficoltà dell’inquilino. È la dimostrazione concreta che le promesse fatte vengono mantenute con fatti e programmazione».

Gli operatori di strada per intercettare le fragilità

La visione dell’assessore si chiude con uno sguardo alle iniziative future su cui gli uffici stanno lavorando: «Sto prendendo contatto con le unità e gli operatori di strada che già lavorano con successo in realtà come Torino. Il loro compito è intercettare le persone senza fissa dimora direttamente sul territorio, offrire un primo supporto immediato e orientarle gradualmente verso percorsi di recupero personalizzati, all’interno di comunità o strutture sanitarie e psichiatriche adeguate».